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LA VALLE DELLA PAURA
- Sarei portato a pensare... - dissi.
- Anch’io – ribattè Sherlock Holmes con impazienza.
Credo di essere uno dei piú tolleranti fra i mortali, ma devo ammettere
che fui seccato da quell'interruzione
sardonica.
- Davvero, Holmes – feci con tono duro - a volte, lei mette le persone a
dura prova.
Egli era troppo assorto nei suoi pensieri per dare una risposta
immediata alla mia rimostranza . Si appoggiò su una
mano, con la colazione intatta dinanzi a sé, e cominciò a esaminare un
foglietto di carta estratto al momento da una
busta. Poi riprese
- È la scrittura di Porlock - disse impensierito. - Sono sicurissimo che
è la scrittura di Porlock, anche se l’ho vista
solo un paio di volte. La e greca, con quello svolazzo tipico in cima, è
caratteristica. Ma se è di Porlock, deve trattarsi di
un messaggio della massima importanza.
Piú che a me parlava a se stesso, ma il mio dispetto scomparve,
cancellato dall'interesse che le sue parole
avevano risvegliato nel mio animo.
- Chi è questo Porlock? - domandai.
- Porlock, Watson, è un nom-de-plume, un semplice contrassegno
identificativo, ma dietro di esso si nasconde
una personalità mobile e inafferrabile. In una precedente missiva mi
informava molto chiaramente che quello non era il
suo vero nome, e mi sfidava a rintracciarlo tra i prolifici milioni di
abitatori di questa immensa città. Porlock non è
importante per sé, ma per il grande uomo col quale si trova in contatto.
S'immagini il pesce pilota con lo squalo, lo
sciacallo col leone... tutto ciò insomma che è insignificante
accompagnato a tutto ciò che è importante. E non solo
importante, Watson, ma sinistro... sinistro al massimo grado. Ecco come
egli ha a che fare con l'ambito della mia
attività. Lei mi ha certamente inteso parlare del professor Moriarty?
- Il celebre criminale scientifico, famoso tra i delinquenti quanto...
- Sono basito, Watson - mormorò Holmes in tono di deprecazione.
- Stavo per dire " …quanto sconosciuto al pubblico".
- Centrato... centrato in pieno! - esclamò Holmes. - Lei sta sviluppando
una insospettata vena di umorismo, mio
caro Watson, da cui devo imparare a guardarmi. Nel definire Moriarty un
criminale, lei si macchia del reato di calunnia
agli occhi della legge, e in questo consiste appunto la grandiosità e la
meraviglia della cosa. Il piú grande imbroglione di
tutti i tempi, l'organizzatore di ogni ribalderia, il cervello che
controlla un intero mondo sotterraneo, un cervello che
potrebbe foggiare o distruggere il destino di nazioni intere, questo è
l'uomo! Ma egli è talmente superiore a ogni
sospetto del pubblico; è talmente immune da ogni critica; sa cosí
meravigliosamente destreggiarsi e nascondersi, che per
quelle sole parole che da lei dette poco fa, potrebbe trascinarla in un
tribunale e uscirne con la pensione di un anno
come risarcimento per i danni morali. Non è forse il celebrato autore de
‘La dinamica di un asteroide’, libro che, si dice,
non trovò in tutta la stampa scientifica qualcuno con competenze
sufficienti per la recensione? È questo un uomo da
diffamare? Lei sarebbe etichettato come un medico calunniatore e lui
sarebbe compianto come professore denigrato: tali
sarebbero i vostri rispettivi ruoli. Questo è genio, Watson. Ma se io
sarò risparmiato da uomini minori, verrà
sicuramente il nostro giorno.
- Quanto spero di esserci anch'io! - esclamai infervorato. - Ma lei mi
stava parlando di questo Porlock.
- Ah, già... I1 cosiddetto Porlock è un anello della catena, abbastanza
vicino al suo illustre aggancio. Detto tra
noi, Porlock non è poi un anello cosí solido, e per quanto mi è stato
possibile constatarlo, è anzi il solo difetto di quella
catena.
- Ma nessuna catena è piú forte del suo anello piú debole.
- Esatto, mio caro Watson! Ecco il perché della grande importanza di
Porlock. Spinto da rudimentali aspirazioni
al bene, e incoraggiato dal saggio stimolo di una banconota da dieci
sterline mandatagli di tanto in tanto per vie
traverse, egli mi ha in un paio d'occasioni anticipato informazioni
rivelatesi poi preziose: del pregio che ha una notizia
quando riesce a prevedere e a prevenire anziché vendicare un crimine.
Sono certo che se ne avessimo la chiave, ci
accorgeremmo che questa comunicazione è di questo tipo.
Cosi dicendo, Holmes tornò a stendere il foglio sul suo piatto pulito.
Mi alzai e chinandomi su di lui fissai stupito
la curiosa scritta che qui riproduco:
534 C2 13 127 36 31 4 17 21 41
DOUGLAS 109 293 5 37 BIRLSTONE
26 BlRLSTONE 9 47 171, la avvicinò alla luce, e ne esaminò molto
accuratamente la parte esterna e risvolto
- Che significa, Holmes?
- Evidentemente, si tratta di un tentativo inviare informazioni segrete.
- Ma perché usa un messaggio cifrato senza la chiave?
- In questo caso, non serve affatto.
- Perché dice "in questo caso"?
- Perché vi sono molti cifrari che io saprei leggere con la stessa
facilità con cui leggo le frasi convenzionali negli
annunci dei quotidiani, riservati alle ricerche di persone scomparse, e
cosí via. Sono astuzie infantili che divertono
l'intelligenza , senza affaticarlo Ma questo è diverso. È, chiaramente,
un rimando alle parole in una pagina di qualche
libro. Fino a che non saprò di quale pagina e di quale libro si tratti,
non potrò fare nulla.
- Ma perché "Douglas" e "Birlstone"?
- Evidentemente, perché si tratta di parole non contenute nella pagina
in questione.
- Ma perché non ha indicato il libro, allora?
- La sua astuzia istintiva, mio caro Watson, quella innata furberia che
costituisce la gioia dei suoi amici, le
impedirebbero di sicuro di racchiudere chiave e messaggio nella stessa
busta. Se la lettera dovesse andare persa, sarebbe
rovinato. Ma in questo modo bisogna che tutti e due vadano persi perché
possa crearsi qualche danno. La nostra
seconda distribuzione di posta dovrebbe essere già stata fatta, e mi
sorprenderebbe se non ci portasse o un'ulteriore
lettera esplicativa o, il che è assai piú probabile, addirittura il
volume cui queste cifre si riferiscono.
I calcoli di Holmes si avverarono nell’arco di pochissimi minuti con
l’apparizione di Billy, il fattorino, con la
lettera che stavamo aspettando.
- La stessa scrittura - notò Holmes, aprendo la busta - e questa volta è
firmata - aggiunse con voce esultante
mentre spiegava il foglio. - Venga, Watson, stiamo facendo progressi.
E tuttavia, non appena ebbe data un'occhiata al contenuto della lettera
si oscurò.
- Accidenti, questo sí che è seccante! Ho una gran paura, Watson, che
tutte le nostre aspettative si ridurranno in
briciole. Il nostro uomo non ci servirà a nulla.
"Egregio signor Holmes" dice "non voglio continuare con questa storia. È
troppo
pericoloso. Lui mi sospetta. Posso percepirlo che mi sospetta. Mi si è
fatto vicino
all'improvviso dopo che avevo già indirizzata questa busta con
l'intenzione di mandarle la
chiave del cifrario. Ho fatto appena in tempo a nasconderla. Se l'avesse
veduta, avrei
passato grossi guai. Ma leggo il sospetto nei suoi occhi. La prego di
bruciare il messaggio
cifrato che non può esserle di alcuna utilità.”
“FRED PORLOCK."
Holmes rimase qualche tempo seduto, torcendo la lettera tra le dita, la
fronte aggrottata, gli occhi fissi sul fuoco.
- Dopotutto - disse infine - può darsi che nulla ci sia nella lettera.
Forse è solo la sua coscienza sporca. Sapendo
di essere un traditore, avrà forse letto l'accusa negli occhi
dell'altro.
- L’"altro" è il professor Moriarty, immagino!
- In persona. Quando qualcuno della banda parla di un "lui", sa bene a
chi intende alludere. Per tutta quella gente
non esiste che un solo e unico "lui"!
- Ma cosa può fare?
- Uhm! Questa è una domanda molto vaga. Quando si ha contro di sé uno
dei piú forti cervelli d'Europa e alle
spalle tutte le potenze della tenebra, le possibilità sono infinite.
Comunque l’amico Porlock doveva evidentemente
essere molto impaurito. La prego di paragonare la calligrafia del
biglietto con quella della busta che fu vergata, come
egli ci dice, prima di quell'infausta visita. La prima è chiara e ferma;
l'altra si legge a fatica.
- Ma perché ha scritto? Perché non ha semplicemente lasciato cadere la
cosa?
- Perché avrà temuto che in tal caso io avrei approfondito la cosa,
procurandogli magari dei guai.
- Senza dubbi - dissi. - Naturalmente. - Avevo raccolto il primo
messaggio cifrato e mi ci stavo rovinando sopra
gli occhi... - C'è da impazzire, se si pensa che, forse, in questo
foglietto di carta si nasconde un segreto importante, ma
che è al di là di ogni potere umano decifrarlo.
Sherlock Holmes aveva spinto da un canto la sua colazione intatta e si
era accesa la pipa, compagna delle sue
meditazioni piú profonde. - Chi sa! - sbottò appoggiandosi all'indietro
e fissando il soffitto. - Forse vi sono punti che
sono sfuggiti al suo machiavellico intelletto. Proviamo a studiare il
problema alla luce della ragione pura. Qui l'uomo si
riferiva certamente a un libro: questo è il nostro punto di partenza.
- Qualcosa di molto vago!
- Vediamo tuttavia se riusciamo a delimitarlo. A mano a mano che lo
metto a fuoco dinanzi alla mia mente mi
sembra che divenga sempre meno impenetrabile. Quali indicazioni abbiamo
di questo libro?
- Nessuna.
- Piano, piano, le cose non sono poi cosí brutte come lei immagina. Il
messaggio cifrato incomincia con un
grande 534, vero? Stabiliamo dunque come ipotesi di lavoro che 534
significhi la particolare pagina cui lo scritta cifrata
si riferisce. In questo modo il nostro libro è già diventato un grosso
libro, il che è sicuramente qualcosa di guadagnato.
Quali altri indizi abbiamo sulla natura di questo grosso libro? Il segno
successivo è C2. Che cosa significa secondo lei,
Watson?
- Capitolo secondo, senza dubbio.
- Non credo. Sono certo che lei ammetterà con me che se è data la pagina
il numero del capitolo diventa inutile.
Inoltre se la pagina 534 si trova solo al secondo capitolo, la lunghezza
del primo deve essere intollerabile.
- Colonna! - esclamai.
- Bravo, Watson! Lei è formidabile stamane. Se non è colonna, allora io
sbaglio di grosso. Ecco dunque, vede,
che già noi incominciamo a supporre un grosso libro, stampato in dupliee
colonna, ciascuna di notevole lunghezza, dal
momento che una delle parole è numerata nel documento come la
duccentonovantatreesima. Abbiamo raggiunto i limiti
di quanto la ragione ci può fornire?
- Credo di sì.
- Mi creda, lei si sottovaluta. Ancora una scintilla, mio caro Watson!
Ancora un'altra onda cerebrale! Se si fosse
trattato di un libro non comune, certo me l'avrebbe mandato. Invece era
sua intenzione, prima che i suoi piani venissero
scompigliati, di mandarmi la chiave in questa busta. Cosí mi dice nel
biglietto. Ciò sembrerebbe indicare trattarsi di un
libro ehe egli riteneva io non avrei avuto difficoltà a trovare da solo.
Lo aveva lui, e immaginava che lo avessi anch'io.
A farla breve, Watson si tratta di un libro comunissimo.
- Certo, quanto lei mi dice mi sembra plausibile.
- Cosí, noi abbiamo ristretto il campo delle nostre ricerche a un libro
grosso, stampato su due colonne, e molto
diffuso.
- La Bibbia! - gridai trionfante.
- Bene, Watson, bravo! Ma non bravo abbastanza. se mi consente di
dirglielo. Anche se potessi accettare il
complimento per me, non potrei citare un libro meno adatto della Bibbia
posato presso il capezzale di un complice di
Moriarty. D'altronde le edizioni della Sacra Scrittura sono tanto
numerose da non poter essere certi che due copie
abbiano la stessa impaginazione. Qui si tratta evidentemente di un
libro-tipo. Doveva esser certo che la sua pagina 534
corrispondeva esattamente alla mia pagina 534.
- Ma questo può succedere con pochissimi libri.
- Appunto! E in ciò sta la nostra salvezza! La nostra ricerca si
restringe a libri-tipo che chiunque può possedere.
- L'orario ferroviario!
- Non è probabile, Watson. Il suo frasario è conciso e scattante, ma
limitato. La sua scelta di vocaboli
difficilmente si presterebbe all'invio di messaggi generici. Elimineremo
dunque l'orario ferroviario, ed elimineremo, per
analoghe ragioni, il dizionario. Che cosa ci rimane dunque?
- Un almanacco.
- Eccellente, Watson! Credo proprio che questa volta lei abbia colpito
giusto. Un almanacco! Vediamo un poco i
requisiti dell'almanacco Whitaker. È di uso comune. Ha il numero di
pagine richiesto. É stampato su due colonne.
Sebbene all'inizio conciso nella gamma di parole, diventa verso la fine,
se ben rammento, assai prolisso. - Raccolse
dalla sua scrivania il volume in parola. -Ecco la pagina 534, colonna
due, un bel fitto di stampa, vedo, sul commercio e
le risorse dell'India Britannica. Si scriva le parole, Watson. Il numero
13 è "Mahratta". Non mi sembra un inizio molto
favorevole. Il numero 127 è "Governo", il che almeno ha senso, per
quanto non ne veda il nesso tra noi e il professor
Moriarty. Proviamo ad andare avanti. Che cosa fa il Governo di Mahratta!
Ahimè! La parola successiva è "setole di
porco". Siamo bloccati, mio caro Watson! È un vicolo cieco.
Aveva parlato in tono scherzoso, ma il tremore delle sue folte
sopracciglia rivelava disappunto e irritazione. Io
mi ero messo a fissare il fuoco. scontento e smarrito. Il nostro lungo
silenzio fu a un tratto interrotto da un'esclamazione
di Holmes: si precipitò verso un armadio e ne emerse con un secondo
volume dalla copertina gialla.
- Paghiamo, mio caro Watson, per essere troppo aggiornati -esclamò. -
Precorriamo la nostra epoca, ed è giusto
che paghiamo in consueto pegno. Essendo al sette di gennaio, abbiamo
guardato l'almanacco nuovo, ma è piú che
probabile che Porlock abbia estratto il proprio messaggio da quello
vecchio. Certo ce lo avrebbe detto se avesse potuto
scrivere la sua lettera esplicativa. Vediamo adesso che cosa ci riserba
la pagina 534. Il numero 13 è C, il che è molto piú
promettente. Il numero 127 è è, "c'è". - Gli occhi di Holmes ora
scintillavano, e le sue dita sottili e nervose fremevano
mentre egli contava le parole. - Pericolo. Ah, ah! Fantastico! Scriva,
Watson. "C'è-pericolo-può-venire-molto-presto-un."
A questo punto abbiamo il nome Donglas: "ricco-campagna-ora-a-Birlstone-House-Birlstone-sicurezza-è-
urgente". Dunque, Watson! Che cosa ne dice della ragion pura e dei suoi
frutti? Se l'erbivendolo vendesse corone di
alloro manderei subito Billy a comprarne una.
Io fissavo sbalordito lo strano messaggio che avevo scarabocchiato, a
mano a mano che Holmes veniva
decifrandolo, su un foglio di carta che tenevo appoggiato al ginocchio.
- Che modo di esprimersi bizzarro e incoerente! - osservai.
- Al contrario, si è espresso con notevole chiarezza - replicò Holmes. -
Quando si cercano, entro una colonna
unica, parole con le quali esprimere ciò che si vuol dire, è difficile
trovare tutti i vocaboli occorrenti. Si è sempre
costretti a lasciare qualcosa all'intuizione del proprio corrispondente.
Ma il tenore di questo messaggio è chiarissimo. Si
sta tramando qualche diavoleria contro un certo Douglas, chiunque egli
possa essere, il quale risiede, com'è detto, a
Birlstone House, ed è un ricco gentiluomo di campagna. Egli è sicuro: -
"sicurezza" è la parola piú vicina a sicuro" - che
l'autore del messaggio abbia potuto trovare... che è urgente. Questo è
il nostro risultato, ed è stato veramente un abile
lavoretto di analisi.
Holmes mostrava la gioia impersonale dell'artista vero, quando gli
veniva offerto un campo di ricerche superiore,
anche se talvolta si lamentava amaramente che la sua opera scadesse al
di sotto dall'alto livello al quale egli aspirava. Si
stava beando ancora soddisfatto del suo successo, quando Billy aprì la
porta e l'ispettore MacDonald di Scotland Yard
apparve sulla soglia della nostra stanza.
Erano allora i primi giorni del 1889, quando Alec MacDonald era ben
lontano dall'aver raggiunto quella fama
nazionale che attualmente detiene. Era un giovane ma capace funzionario
delle forze di polizia, e aveva già avuto modo
di distinguersi in parecchi casi che erano stati affidati alla sua
competenza. La sua figura alta e ossuta faceva intuire in
lui una fòrza fisica eccezionale, mentre il grande cranio e gli occhi
luminosi e pronfondamente infossati parlavano con
altrettanta chiarezza dell'acuta intelligenza, ammiccante da sotto le
folte sopracciglia. Era un uomo silenzioso, preciso,
di temperamento duro e con uno spiccato accento scozzese. Già due volte
nella sua carriera Holmes lo aveva aiutato a
raggiungere il successo, accontentandosi come unica ricompensa della
soddisfazione intellettuale di aver risolto un
problema difficile. Per questo motivo lo scozzese nutriva verso il
collega affetto e rispetto profondi, che erano
dimostrati dalla franchezza con cui consultava Holmes in ogni
difficoltà: la mediocrità non conosce nulla di piú alto di
se stessa, ma il talento intuisce immediatamente il genio e MacDonald
aveva talento sufficiente per capire che non vi
era umiliazione nel cercare l'aiuto di chi già superava chiunque altro
in Europa, sia per doti mentali che per esperienza.
Holmes non era incline all'amicizia, ma nutriva una certa simpatia per
il lungo scozzese, e non appena lo vide sorrise.
- Che tipo mattiniero è lei, Mac! - disse. - Le auguro una caccia
fortunata di vermiciattoli! Temo, però, che questa
sua visita mattutina non lasci presagire alcunchè di buono.
- Se lei avesse detto "spero" invece di "temo", sarebbe stato assai piú
prossimo alla verità, credo, signor Holmes -
rispose l'ispettore con un sorriso d'intesa. - Bene, può darsi che una
camminata tenga lontano il freddo gelido del
mattino. No, non voglio fumare, grazie. Bisogna che mi muova, poiché le
prime ore sono sempre le piú preziose,
quando occorre tener dietro a un caso e nessuno sa questo meglio di lei.
Ma... ma...
L'ispettore si era interrotto bruscamente e fissava con un'espressione
di indescrivibile sbalordimento il foglietto,
posato sul tavolo, su cui era stato scarabocchiato l'enigmatico
messaggio.
- Douglas! - balbettò. - Birlstone! Ma che è questo, signor Holmes?
Perbacco! Ma questa è stregoneria! Come
diamine ha fatto ad avere quelle indicazioni?
- È un messaggio cifrato, che il dottor Watson e io abbiamo avuto
decrifrato in modo fortunoso. Ma perché? Che
cosa c'è di strano in quei nomi?
L'ispettore, sempre piú esterrefatto, guardò prima Holmes poi me.
- Semplicemente questo - disse infine. - Il signor Douglas del Castello
di Birlstone è stato assassinato stamattina,
in circostanze spaventose.Sir Arthur Conan Doyle La valle della paura
Sherlock Holmes si spiega
Era uno di quei momenti intensamente drammatici, per i quali Sherlock
Holmes avrebbe dato qualsiasi cosa.
Sarebbe eccessivo dire che quella straordinaria dichiarazione lo avesse
emozionato o anche soltanto scosso. Egli non
aveva neppure un'ombra di crudeltà nel proprio temperamento, ma le sue
molteplici avventure lo avevano un po'
indurito. Tuttavia, se le sue emozioni erano attutite, le sue facoltà
intellettive rimanevano però straordinariamente acute.
Non mostrò quindi alcuna traccia dell'orrore che provai invece io
nell'udire quella secca dichiarazione, ma il suo volto
espresse piuttosto la tranquilla e interessata calma del chimico che
vede i cristalli depositarsi secondo la formula voluta,
da una soluzione iper-satura.
- Interessante – disse – Interessante!
- Non sembra avere l'aria sorpresa!
- La notizia m'interessa, Mac, ma non mi sorprende affatto. Perché
dovrei essere sorpreso? Ricevo una
comunicazione anonima da una fonte cui riconosco importanza, grazie alla
quale mi si avverte che una certa persona è
gravemente minacciata. In capo a un'ora apprendo che questo pericolo si
è concretato, e che la persona è morta. Sono
perciò interessato, ma, come lei vede, non certo sorpreso.
In poche e brevi frasi spiegò all'ispettore i fatti relativi alla
lettera e al cifrario. MacDonald lo stette ad ascoltare
col mento appoggiato sulle mani, le folte sopracciglia color sabbia
corrugate in un groviglio di peli gialli.
- Stavo per recarmi a Birlstone questa mattina stessa - disse. - Ero
venuto per chiederle se voleva
accompagnarmi... insieme al suo amico. Ma da quanto lei mi dice forse
fare mmo meglio a restare a Londra.
- Non credo - obiettò Holmes.
- Corpo di mille bombe, signor Holmes! - sbottò l'ispettore. - Tra un
paio di giorni i giornali saranno pieni del
mistero di Birlstone; ma dov'è il mistero, se c'è un uomo a Londra che
ha previs to il delitto prima ancora che avvenisse?
Non abbiamo che da mettere le mani su quest'uomo e il resto verrà da sé.
- Senza dubbio, Mac. Ma quale mezzo mi suggerisce per poter mettere le
mani sul cosiddetto Porlock?
MacDonald rigirò la lettera che Holmes gli aveva porta.
- É stata impostata a Camberwell... questo non ci aiuta gran che.
Secondo quanto lei mi dice il nome è falso.
Anche qui poco da fare. Non mi ha detto di avergli mandato del denaro?
- Due volte.
- In che modo?
- In biglietti di banca presso l'ufficio postale di Camberwell.
- E lei non si è mai curato di scoprire chi andava a ritirarli?
- No.
L' ispettore parve sorpreso e un po’ attonito.
- E come mai?
- Perché io mantengo sempre fede alle promesse, e gli avevo assicurato,
quando mi scrisse la prima volta, che
non avrei tentato di individuarlo.
- Lei crede che ci sia qualcuno dietro a quest'uomo?
- Non solo lo credo, ma ne sono sicuro.
- Quel famoso professore di cui le ho già inteso parlare?
- Esatto.
L'ispettore MacDonald sorrise e ammiccò con le palpebre mentre mi
lanciava un'occhiata d'intesa.
- Non cercherò di nasconderle, caro signor Holmes, che noi della
Centrale di polizia siamo convinti che lei, a
proposito di questo professore, abbia una specie di fissazione. Io mi
sono dato la briga di svolgere sul suo conto
un'inchiesta personale, ed è risultato essere uomo assai rispettabile,
dotto e geniale.
- Sono lieto che lei abbia saputo riconoscere il suo talento.
- Ma non si può non riconoscerglielo! Dopo aver sentito il suo parere,
signor Holmes, mi sono imposto di andarlo
a trovare. Ho avuto una conversazione con lui sulle eclissi... come il
nostro discorso sia andato a finire su
quest'argomento proprio non saprei dire... ma aveva vicino a sé una
lanterna a riflettore e un globo e mi ha spiegato tutta
la faccenda in quattro e quattr’otto. Mi ha anche prestato un libro, ma
non mi vergogno di dire che era troppo al di là
della mia portata, anche se mi avevano data una buona infarinatura ad
Aberdeen. Avrebbe potuto diventare un grande
ministro, con quella faccia asciutta e quei capelli grigi e con quel suo
modo solenne di parlare. Quando mi mise una
mano sulla spalla, nel salutarmi, era come un padre che benedicesse il
proprio figlio prima di lasciarlo partire nel
crudele mondo cattivo.
Holmes ridacchiò e si fregò le mani.
- Magnifico! - disse - fantastico! Mi dica, amico MacDonald; questo
gradevole e commovente colloquio
avvenne, immagino, nello studio del professore ?
- Precisamente.
- Bella stanza, vero?
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- Bellissima, veramente bellissima!
- Lei si è seduto di fronte alla scrivania?
- Infatti!
- Il sole le batteva negli occhi e la faccia del professore era
nell'ombra?
- Ecco, era sera, ma mi rammento che la lampada era girata verso di me.
- Me lo immaginavo. Le è capitato di osservare il quadro appeso sopra la
testa del professore?
- É difficile che mi sfugga qualcosa, signor Holmes. Forse ho preso
questo da lei. Sí, ho notato il quadro, una
giovane donna con la testa appoggiata sulle mani, che ti guarda di
sbieco.
- Quel dip into è opera di Jean-Baptiste Greuze.
L'ispettore si sforzò di assumere un'espressione interessata.
- Jean-Baptiste Greuze - riprese Holmes congiungendo insierne le punte
delle dita e appoggiandosi meglio sullo
schienale della sua seggiola - era un artista francese che fiorí tra il
1750 e 1'800: io alludo naturalmente al periodo della
sua attività. La critica moderna ha ampiamente confermato l'altissima
opinione che i suoi contemporanei si erano
formata di lui.
Gli occhi dell'ispettore si fecero distratti.
- Non sarebbe meglio... - incominciò.
- É appunto quello che stiamo facendo - lo interruppe Holmes. - Quanto
dico ha un rapporto diretto e vitale con
ciò che lei ha chiamato il mistero di Birlstone. Anzi in un certo senso,
potrebbe esserne definito il nodo centrale.
MacDonald ebbe un debole sorriso e rivolse verso di me un'occhiata
supplichevole.
- La sua mente si muove un po' troppo in fretta per le mie possibilità,
signor Holmes. Lei salta sempre un anello o
due, e io non riesco mai a colmare i vuoti. Che razza di rapporto può
mai esserci tra questo imbrattatele morto e la
faccenda di Birlstone?
- Un poliziotto non deve mai ignorare nulla - osservò Holmes - neppure
la futile notizia che nell'anno 1865 un
quadro di Greuze, intitolato La Jeane Fille à l'Agneau, fu pagato la
bellezza di quattromila sterline, alla vendita Portalis:
questa notizia potrebbe invitarla a riflettere.
Le parole di Holmes produssero certamente il loro effetto. L'interesse
dell'ispettore si risvegliò d'un tratto.
- Vorrei anche ricordarle - proseguí Holmes - che lo stipendio del
professore può essere accertato facilmente:
esso ammonta a settecento sterline l'anno.
- Allora come mai ha potuto comperare...
- Appunto. Come mai?
- Ohi, questo è interessante - fece l'ispettore con aria pensierosa. -
Continui, signor Holmes. Mi piace ascoltarla!
Holmes sorrise: la sincera ammirazione lo emozionava sempre, cosa che
gli dava un tocco innato da artista.
- E Birlstone? - domandò.
- Abbiamo ancora tempo - protestò l'ispettore dando un'occhiata al suo
orologio. - Ho una vettura che mi aspetta
alla porta, e saremo alla stazione in meno di venti minuti. Ma
ritornando al quadro... mi pareva che lei una volta mi
avesse detto, signor Holmes, di non aver mai incontrato il professor
Moriarty.
- Infatti, è cosí.
- E allora come fa a conoscere il suo appartamento?
- Ah, questa è un'altra faccenda. Sono stato da lui tre volte, due volte
ad aspettarlo sotto pretesti vari e
andandomene prima che venisse. Una volta... be', non credo di poter
parlare di questa visita a un funzionario della
Polizia ufficiale. Fu appunto in quest' ultima circostanza che mi presi
la libertà di frugare nelle sue carte, con i risultati
piú inaspettati.
- Ha scoperto qualcosa di compromettente?
- Assolutamente nulla. Questo appunto è ciò che mi ha stupefatto. Lei
però non ha ancora capito perché mi
dilungo sul particolare del quadro. Esso ci dice che è un uomo molto
ricco. Come lo è diventato? È scapolo: suo fratello
minore è capostazione nell'Ovest dell'Inghilterra. La sua cattedra gli
rende settecento sterline l'anno, e tuttavia possiede
un Greuze.
- Ebbene?
- Mi sembra che se ne possa trarre solo un'unica conclusione logica!
- Lei pensa che abbia grossi introiti e che li raccolga con mezzi
illegali?
- Precisamente. Naturalmente ho anche altri motivi per aver questa
idea... almeno una dozzina di tenui fili che mi
conducono vagamente verso il centro della ragnatela in cui si annida
questa velenosa immobile creatura. Mi sono
limitato a citare il Greuze, semplicemente perché la cosa rientra nel
campo delle sue osservazioni personali.
- Bene, signor Holmes, riconosco che quanto lei mi ha detto è
interessante; anzi, piú che interessante, è
addirittura fantastico. Ma vorrei che lei si esprimesse un po' piú
chiaramente, se possibile. Di che cosa si tratta
precisamente: di contraffazioni, di furti con scasso, o di fabbricazione
di monete false? Da dove gli viene quel denaro?
- Ha mai inteso parlare di Jonathan Wild?
- Ecco, per la verità questo nome non mi è nuovo, deve essere il
personaggio di un romanzo! A me i racconti
polizieschi non interessano molto... ci sono sempre dei tizi che operano
senza mai lasciarti capire come agiscono. Ma
questa è fantasia, non realtà.
- Jonathan Wild non era un poliziotto, e non è un personaggio da
romanzo. Era un criminale consumato, e visse
nel secolo scorso, intorno al 1750 o giú di lí.
- Allora a me non serve. Io sono un uomo pratico.
- Caro Mac, la cosa piú pratica che lei potrebbe fare in vita sua
sarebbe di rinchiudersi in casa sua per tre mesi e
di leggere per dodici ore al giorno gli annali del delitto. Tutto
ritorna a cicli, persino il professor Moriarty. Jonathan
Wild era la forza nascosta dei criminali londinesi, ai quali vendeva il
proprio cervello e la propria organizzazione dietro
compenso del quindici per cento. L'antica ruota gira e il medesimo
raggio ricompare a turno. È sempre successo cosí e
sempre succederà. Le racconterò un paio di cose intorno a Moriarty che
forse potrebbero interessarla.
- Lei m'interessa già, e come!
- Mi è stata data la combinazione di sapere chi è il primo anello della
sua catena, una catena che ha da un capo
questo Napoleone fallito e un centinaio di disperati pronti a tutto
dall'altro: borsaioli, ricattatori, bari, e ogni altra specie
di malviventi. Il suo capo di stato maggiore è il colonnello Moran, un
individuo circospetto, solitario e ai limiti della
legge non meno di lui. Quanto crede che il professore lo paghi?
- Non saprei.
- Seimila sterline l'anno. Questo si chiama pagare il cervello, mi
capisce? È il principio americano degli affari. Io
ho appreso questo particolare per puro caso. É molto piú di quanto
guadagna il Primo Ministro. Questo le dà un'idea dei
profitti di Moriarty e della scala su cui egli opera. Ancora un altro
punto. Mi son preso la briga, recentemente, di
controllare qualche assegno di Moriarty, oh, solo piccoli assegni
innocenti con cui egli paga i suoi conti di casa. Erano
stati emessi su sei banche diverse. Questo non le dice nulla?
- Certo, è strano: ma lei che cosa ne deduce?
- Che non vuole si chiacchieri intorno alla sua ricchezza. Nessuno deve
sapere quanto possiede. Sono sicuro che
ha almeno venti conti bancari... e il grosso della sua sostanza
all'estero, o alla Deutsche Bank o al Crédit Lyonnais. Un
giorno, quando avrà tempo, le raccomando in modo particolare lo studio
del professor Moriarty.
A mano a mano che la conversazione procedeva, l'interesse dell'ispettore
MacDonald era andato sempre
crescendo. Si era letteralmente perso nel suo interessamento, ma ecco
che la sua pratica intelligenza scozzese lo riportò
velocemente alla questione del momento.
- Per ora però può aspettare - disse. - Lei, signor Holmes, con i suoi
aneddoti interessanti, ci ha portato fuori
strada. La sola cosa che conta realmente è la sua osservazione che possa
esserci un legame tra il professore e il delitto di
Birlstone. Questo, lei lo deduce dall'avvertimento inviatole dal
cosiddetto Porlock. Ci è possibile per i nostri fini pratici
attuali utilizzare questo presunto legame?
- Possiamo formarci un certo concetto circa il movente del delitto. Se
ho ben compreso da quanto lei mi ha detto,
si tratta di un delitto inspiegabile, o per lo meno oscuro. Ora,
presumendo che all'origine del delitto ci sia chi
sospettiamo, potrebbero darsi due diversi moventi. Prima di tutto posso
assicurarle che Moriarty guida la sua gente con
mano di ferro. La sua disciplina è inesorabile: il suo codice ammette
un'unica punizione, la morte. Supponiamo ora che
quest'uomo assassinato, questo Douglas, il cui destino imminente era
noto a uno dei subalterni dell'ultra-criminale,
avesse tradito il boss in un modo o nell'altro. Ne è seguito il castigo
che doveva essere a conoscenza di tutti, se non altro
per spargere agli altri il terrore della morte.
- Beh, questa potrebbe essere un'ipotesi plausibile, signor Holmes.
- Oppure Moriarty ha premeditato il delitto a scopo di lucro, come tanti
altri che rientrano nella sua ordinaria
amministrazione. C'è stato furto?
- Non mi pare.
- Se ciò fosse, il fatto andrebbe naturalmente contro la prima ipotesi e
a favore della seconda. Moriarty potrebbe
essere stato stipendiato per montare il colpo con la promessa di una
parte del bottino, oppure potrebbero averlo pagato
una certa cifra per architettare tutto quanto. Sia l'una che l'altra
ipotesi sono possibili. Ma comunque siano andate le
cose, o se vi è magari una terza ipotesi, è a Birlstone che noi dobbiamo
cercare la soluzione del problema. Conosco
troppo bene il nostro uomo per pensare che egli possa aver lasciato qui
qualche indizio che ci permetta di rintracciarlo.
- E allora andiamo a Birlstone! - esclamò MacDonald balzando in piedi
dalla sedia. - Parola d'onore! É piú tardi
di quel che credessi. Cari signori, posso concedere solo cinque minuti
ai vostri preparativi.
- Per noi sono piú che sufficienti - disse Holmes alzandosi di scatto e
affrettandosi a sfilare la veste da camera e a
mettersi la giacca. - Strada facendo, Mac, la pregherò di avere la
cortesia di spiegarmi tutti i particolari del caso.
"Tutti i particolari del caso" si dimostrarono purtroppo assai scarsi, e
tuttavia ce n'era abbastanza per farci
comprendere che il problema che ci veniva proposto poteva benissimo
essere degno di tutta l'attenzione di Holmes.
Mentre ascoltava questi scarni, ma interessanti particolari, vidi il mio
socio illuminarsi in volto e fregarsi l'una contro
l'altra le mani sottili. Ci eravamo lasciati alle spalle una lunga serie
di settimane fiacche, ed ecco che si presentava
finalmente uno scopo degno delle sue facoltà non comuni, che, come tutti
i doni insoliti della natura, diventano
fastidiose per chi le possiede quando non riesce ad usarle. Quel rasoio
affilatissimo che era il suo cervello, si smussava
e arrugginiva nella quiete eccessiva.
Gli occhi di Sherlock Holmes ora scintillavano, le sue guance pallide
erano scurite da un'ombra arrossita, e tutto
il suo viso intento risplendeva di una luce interiore, come sempre
quando si sentiva chiamato all’azione. Sporto innanzi
nella vettura, ascoltava avidamente il breve riassunto del caso, la cui
soluzione ci attendeva nel Sussex e che
MacDonald spiegava via via. L'ispettore stesso era stato informato, come
ci spiegò, da una breve nota scarabocchiata in
fretta e che gli era stata consegnata nelle prime ore del mattino col
treno del latte. White Mason, il funzionario del
luogo, era un suo amico personale, e questo era il motivo per il quale
MacDonald era stato avvertito molto piú in fretta
di quanto accadesse di solito a quelli di Scotland Yard quando gli
agenti di provincia hanno bisogno dell'assistenza della
polizia centrale. E il vento che l'esperto cittadino è chiamato a
affrontare è sempre gelido.
La lettera che egli ci lesse diceva:
Caro ispettore MacDonald la richiesta ufficiale delle sue competenze si
trova in
busta separata. Questa nota è privata, per lei. Mi telegrafi con quale
treno del mattino può
arrivare a Birlstone, e io verrò a incontrarla, oppure la manderò a
prendere se sarò troppo
occupato. Questo caso è un grosso guaio. Non perda un momento e venga
subito. Se può
portare con sé il signor Holmes, non esiti a farlo, poiché egli troverà
certamente qui
qualcosa di interessante. Si potrebbe pensare che tutta la faccenda sia
stata montata per
ottenere un effetto teatrale, se non ci fosse un morto di mezzo. Parola
d'onore, le assicuro
che è proprio un bel guaio.
- I1 suo amico non mi sembra un imbecille - osservò Holmes. - Tutt'altro;
White Mason è un uomo molto in
gamba, se io sono buon giudice.
- Bene, c'è dell'altro?
- No: spero ch'egli potrà fornirci maggiori particolari non appena gli
parleremo.
- Come ha fatto allora a sapere che si tratta di questo Douglas e che è
stato assassinato in modo orribile?
- Perché l'ho letto nell’allegato ufficiale. Ma non si parlava di
"grosso guaio". Questo non è un termine ufficiale
ammesso. Il rapporto dava semplicemente il nome di John Douglas, e si
accennava al fatto che era stato colpito al capo
da una scarica di fucile. Era anche fatta menzione dell'ora del delitto,
che dovette essere perpetrato intorno alla
mezzanotte di ieri. Il rapporto aggiungeva che doveva trattarsi
indubbiamente di delitto, ma che non era stato effettuato
alcun arresto, e che il caso era tale da presentare alcuni aspetti
sconcertanti e inconsueti. Questo è tutto quello che
sappiamo per il momento, signor Holmes.
- Allora se non le dispiace non ne discuteremo oltre. La tentazione di
formulare teorie premature su dati
insufficienti è la maledizione del nostro mestiere. Per ora io non
riesco a vedere che due cose certe: e cioè un grande
cervello a Londra e un uomo morto nel Sussex. Ciò che noi dovremo
ritrovare è il legame tra questi due punti
La tragedia di Birlstone
Ed ora chiederò per un momento licenza di mandare in secondo piano la
mia insignificante. persona e di narrare
gli avvenimenti occorsi prima che noi arrivassimo sulla scena del
delitto, alla luce delle notizie che ci pervennero in
seguito. Solo cosí potrò far conoscere al lettore le persone interessate
nella vicenda e la strana cornice in cui si svolse il
loro destino.
Il villaggio di Birlstone è un piccolo e vecchissimo agglomerato di
casette, per metà in legno, che sorge al
confine settentrionale della contea del Sussex. Per secoli è rimasto
identico, ma in questi ultimi anni il suo aspetto
pittoresco e la sua posizione hanno attratto parecchie persone agiate,
le cui ville spuntano da boschi circostanti. Si
ritiene localmente che questi boschi rappresentino il limite estremo
della grande foresta del Weald, che va gradatamente
assottigliandosi sino a raggiungere i bassopiani di gesso del Nord. Per
sopperire ai bisogni dell'accresciuta popolazione,
sono spuntati parecchi negozietti, cosicché si prevede che Birlstone
finirà ben presto col trasformarsi da antico villaggio
in moderna cittadina. É al centro di un vasto tratto di territorio,
poiché Tunbridge Wells, il capoluogo piú importante e
piú vicino, si trova a dieci o dodici miglia in direzione est, oltre i
confini del Kent.
A circa mezzo miglio dall'abitato, in un vetusto parco famoso per i suoi
faggi enormi, sorge l'antico castello di
Birlstone. Una parte di questo austero edificio risale all'epoca della
prima crociata allorché Hugo de Capus costruí un
fortilizio nel centro della tenuta che gli era stata donata dal Re
Rosso. Quest'ala venne distrutta da un incendio nel 1543
e parecchie delle sue pietre angolari, annerite dal fumo, vennero usate
quando ai tempi di Giacomo I sorse, sulle rovine
del castello feudale, una casa di campagna in mattoni. I1 castello, con
i suoi molti frontoni triangolari e le sue minuscole
finestre romboidali, era rimasto pressoché uguale a come lo aveva
lasciato il suo costruttore nei primi anni del secolo
XVII. Dei due fossati che avevano protetto il suo piú bellicoso
predecessore, quello esterno era stato lasciato
prosciugare, ed era adibito alla funzione di umile orto. Quello interno
esisteva ancora e si stendeva per una larghezza di
dodici metri, benché ormai con pochissimi piedi di profondità, lungo
tutta la casa. Lo alimentava un minuscolo torrente
che proseguiva oltre, di modo che la distesa d'acqua, per quanto
torbida, non era mai melmosa o stagnante. Le finestre
del pianterreno sovrastavano soltanto di un piede il pelo dell'acqua. Si
accedeva alla costruzione solo tramite un ponte
levatoio, le cui catene e il cui verricello da molto tempo si erano
rotti e arrugginiti. Gli ultimi occupanti, lo avevano
tuttavia rimesso in efficienza, e attualmente non solo il ponte levatoio
poteva venire alzato, ma veniva effettivamente
alzato la sera e abbassato la mattina. Con questo ritorno alle usanze
degli antichi tempi feudali, il castello veniva
tramutato in un'isola alla notte, particolare che aveva un rapporto
assai diretto col mistero che ben presto avrebbe
richiamato l'attenzione di tutta l'Inghilterra.
La casa era rimasta sfitta per innumerevoli anni, e minacciava ormai di
sbriciolarsi in una pittoresca rovina, fino
a che i Douglas erano venuti a occuparla. Questa famiglia era formata da
due sole persone, cioè John Douglas e sua
moglie. Douglas era stato un uomo notevole sia di fisico che di
carattere; doveva avere cinquant'anni, la faccia cotta dal
sole, la mascella forte, i baffi brizzolati, occhi grigi particolarmente
sagaci, e una figura secca e vigorosa che non aveva
perso niente del vigore e dell'elasticità della gioventú. Si era sempre
mostrato cordiale e allegro con tutti, ma forse
anche un po' troppo alla mano, creando intorno a sé la sensazione di
essere vissuto in ambienti sociali alquanto inferiori
a quelli che formavano la società provinciale del Sussex. Nondimeno,
benché fosse stato considerato con una certa
curiosità e riserbo dai suoi vicini piú altolocati, aveva ben presto
acquistato grande popolarità tra la gente del paese,
sottoscrivendo generosamente a tutte le collette locali, e presenziando
a tutti i concerti in cui era permesso fumare e ad
altri intrattenimenti durante i quali, avendo avuto una eccellente voce
tenorile, era sempre stato pronto a compiacere con
qualche aria le richieste degli intervenuti. Aveva dato l'impressione di
essere ricchissimo, e si diceva avesse fatto
fortuna nei campi auriferi della California: d'altronde, appariva chiaro
dai suoi discorsi e da quelli di sua moglie che egli
aveva trascorso in America buona parte della sua esistenza.
L'impressione favorevole prodotta dalla sua generosità e dai
suoi modi democratici era ben presto aumentata grazie alla sua
reputazione di assoluta indifferenza al pericolo. Per
quanto pessimo cavaliere, era sempre stato presente a tutti i raduni
ippici, e aveva sopportato le piú incredibili cadute
nella sua ostinazione nel voler tener testa ai migliori cavalieri.
Quando la canonica prese fuoco, egli si distinse pure per
il coraggio con cui entrò nell'edificio per mettere in salvo gli oggetti
piú preziosi, dopo che i pompieri del luogo
avevano rinunciato all'impresa come impossibile. Cosí era accaduto che
John Douglas si era conquistato in meno di
cinque anni a Birlstone un’ottima reputazione.
Sua moglie si era fatta poi voler bene da quelli che l'avevano
conosciuta, sebbene, col tradizionalismo abituale
degli inglesi, non erano stati molti coloro che fossero andati a
visitarla, dato che in fondo si trattava di una straniera
stabilitasi nella contea senza presentazioni. Ciò però le importava
poco, poiché era una donna di abitudini molto ritirate
e completamente dedita, cosí almeno sembrava, al proprio marito e alle
faccende domestiche. Si sapeva che era una
signora inglese che aveva incontrato Douglas a Londra, quando a quel
tempo era vedovo. Era una donna bellissima,
alta, bruna, snella, piú giovane del marito di circa vent'anni, benché
questa disuguaglianza d'età non sembrasse affatto
turbare il buon andamento della loro vita familiare. Era però stato
notato, a volte, da coloro che li conoscevano meglio,
che l'intimità tra i due non appariva completa, poiché la moglie era o
molto taciturna circa il passato del marito, oppure,
come sembrava piú probabile, ne era a conoscenza in modo solo
superficiale. Era stato anche rilevato e commentato da.
pochi altri, piú attenti osservatori, che a volte la signora Douglas
dava segni di una certa tensione nervosa, e che soleva
mostrare una vivissima inquietudine se il marito tardava a rincasare più
tardi del solito. In un tranquillo paesino di
campagna, dove anche il piú piccolo pettegolezzo è accolto come una
piacevole distrazione, questa debolezza della
signora del castello non era passata inosservata, e si affacciò con
particolare insistenza alla memoria della gente quando
accaddero gli avvenimenti che diedero a quel particolare un significato
peculiare .
Vi era poi un altro individuo la cui dimora sotto quel tetto era a dire
il vero soltanto sporadica, ma la cui presenza
al momento degli strani avvenimenti che ora narrerò ne portò il nome
sulle labbra di tutti. Costui era Cecil James
Barker, di Hales Lodge, Hampstead. La figura alta e dinoccolata di Cecil
Barker era familiare sulla strada principale del
villaggio di Birlstone, poiché egli era ospite assiduo e bene accolto al
castello. Era tanto piú notato in quanto era il solo
amico della vita passata e ignota di Douglas che si facesse mai vedere
nella sua nuova residenza inglese. Barker era
inglese, ma dai suoi discorsi appariva chiaro che aveva conosciuto
Douglas in America, e che laggiú aveva vissuto con
lui in termini di amicizia. Sembrava un uomo considerevolmente ricco, e
tutti lo ritenevano scapolo. Appariva piú
giovane di Douglas: non doveva avere piú di quarantacinque anni; era un
individuo alto, diritto, dal torace massiccio,
con una faccia da lottatore accuratamente sbarbata, due folte e nere
sopracciglia, e un paio di scuri occhi autoritari che,
anche senza l'aiuto delle mani, d'altronde massicce, gli sarebbero stati
piú che sufficienti per farsi strada in mezzo a una
folla ostile. Non era né cavallerizzo né cacciatore, ma passava le sue
giornate a vagabondare per il villaggio con la pipa
in bocca, oppure a scarrozzare in compagnia del suo anfitrione, o in
assenza di questi con la signora Douglas, attraverso
la bellissima campagna. "Un signore cordiale, alla mano" aveva detto
Ames il maggiordomo; "ma, in fede mia, non
vorrei essere io l'uomo che lo fa andare in collera." Con Douglas era
affettuoso e intimo, e anche con sua moglie i
rapporti sembravano non meno amichevoli: anzi questa amicizia era
sembrata piú di una volta provocare nel marito una
certa irritazione, tanto che persino i domestici si erano accorti di
questo malumore occasionale del loro padrone.
Dunque questa era la terza persona che faceva parte della famiglia
allorché avvenne la disgrazia. In quanto agli
abitanti del vecchio edificio, basterà citare, di una lunga fila di
domestici, il compunto, rispettabile, efficiente Ames e la
signora Allen, una donna allegra e spumeggiante che aiutava la padrona
in molte cure domestiche. Gli altri sei
domestici della casa non hanno alcun rapporto con gli avvenimenti
occorsi la notte del 6 gennaio. Perciò non li
nomineremo neppure.
Le prime notizie allarmanti raggiunsero la piccola stazione di polizia
del luogo, diretta dal sergente Wilson, alle
undici e quarantacinque. Il signor Cecil Barker, agitatissimo, si era
precipitato all'uscio e aveva scosso furiosamente il
cordone del campanello. Una terribile tragedia era accaduta al castello,
il signor John Douglas era stato assassinato.
Queste, in brevi e sconnesse parole, le prime notizie sommarie. Barker
era poi ritornato in tutta fretta alla casa, seguito
di lí a poo dal sergente di polizia, che era giunto sulla scena del
delitto poco dopo la mezzanotte, dopo avere avvertito
prontamente le autorità della contea che un fatto grave era avvenuto.
Giunto al castello, il sergente aveva trovato abbassato il ponte
levatoio, le finestre illuminate, e tutte le persone
della casa in uno stato di confusione e di allarme indescrivibili. I
domestici, sbiancati in volto, erano ammassati nel
vestibolo, mentre il maggiordomo, sgomento, si torceva le mani
nell'androne. Soltanto Cecil Barker sembrava
padroneggiare la propria emozione. Aveva aperto l'uscio che si trovava
piú vicino all'ingresso, e fatto cenno al sergente
di seguirlo. In quel momento era sopraggiunto il dottor Wood, un
energico e abile medico generico del villaggio. I tre
uomini erano entrati insieme nella stanza del delitto, seguiti dappresso
dal maggiordomo terrorizzato, che tuttavia aveva
avuto cura di chiudersi l'uscio alle spalle per risparmiare alle
cameriere la vista dello spaventoso s pettacolo.
I1 morto era steso sul dorso, a braccia spante e gambe larghe, nel
centro della stanza. Era avvolto in una veste da
camera rosa che copriva gli indomenti notturni. I piedi nudi indossavano
semplici babbucce. I1 dottore si inginocchiò al
suo fianco, e accostò la lampadina portatile posata sul tavolo. Gli
bastò un'occhiata per comprendere che la vittima non
aveva piú bisogno delle sue cure. L'uomo era stato orribilmente
sfigurato. Posata di traverso sul petto aveva un'arma
curiosa, un fucile da caccia con la canna segata di circa trenta
centimetri appena dopo i grilletti. Era evidente che gli era
stato sparato da distanza ravvicinata, e che l'uomo aveva ricevuto la
scarica in pieno viso, poiché aveva il capo
pressoché spappolato. I grilletti erano stati legati insieme con un filo
di ferro, per rendere piú distruttiva la duplice
scarica.
I1 poliziotto di campagna, di fronte alla tremenda responsabilità che
imp rovvisamente gli era caduta addosso, si
mostrò sconcertato e spaventato.
- Non toccheremo nulla sino all'arrivo dei miei superiori -mormorò con
voce soffocata, fissando inorridito quella
testa orribilmente sfracellata.
- Sino a questo momento non è stato toccato nulla - disse a sua volta
Cecil Barker. - Di questo rispondo io. Ho
lasciato tutto esattamente com’era.
- Quando è successo? - domandò il sergente, che intanto aveva estratto
un taccuino dalle tasche.
- Erano esattamente le undici e mezzo. Io non avevo ancora incominciato
a spogliarmi e me ne stavo seduto
accanto al fuoco, in camera mia, quando ho sentito lo sparo. Non era
però molto forte, sembrava attutito. Mi sono
precipitato giú. Non credo fossero passati trenta secondi, quando sono
entrato nella stanza.
- La porta era aperta?
- Sí, era aperta. Il povero Douglas era disteso cosí come lo vede. Sul
tavolo ardeva una candela. Sono stato io ad
accendere la lampada, pochi minuti dopo.
- Non ha visto nessuno?
- No. Ho sentito la signora Douglas scendere dalle scale dietro di me, e
mi sono precipitato fuori per impedirle di
vedere questo spettacolo orribile . La signora Allen, la governante di
casa, è venuta e l'ha trascinata via. Intanto era
sopraggiunto Ames, e insieme siamo rientrati di nuovo nella stanza.
- Ma io ho sentito dire che il ponte levatoio rimane alzato tutta notte.
- Infatti: sono stato io ad abbassarlo.
- Allora, com'è possibile che l'assassino si sia allontanato? É assurdo
soltanto pensarlo. I1 signor Douglas deve
essersi certamente suicidato.
- Cosí abbiamo pensato anche noi, a tutta prima. Ma guardate. - Barker
scostò la tendina e mostrò come la lunga
finestra a invetriate romboidali fosse aperta in tutta la sua larghezza.
-E guardi questo! - Abbassò la lampada e illuminò
una chiazza di sangue, simile all'impronta di una suola di scarpa,
nitidamente rilevata sul davanzale di legno. -
Qualcuno ha sostato qui, prima di uscire.
- E lei crede che questo qualcuno abbia guadato il fosso?
- Precisamente.
- Perciò, se lei è entrato nella stanza me zzo minuto dopo il delitto,
l'assassino in quel preciso istante doveva
trovarsi nell'acqua!
- A questo proposito non ho il minimo dubbio. Mi mordo le mani al
pensiero di non essere corso subito alla
finestra. Ma, come lei vede, la tendina la nascondeva, e cosí non mi
venne in mente di guardare. Poi intesi il passo della
signora Douglas, e non era possibile che la lasciassi entrare. Sarebbe
stato un colpo troppo forte per lei.
- Forte davvero! - disse il dottore fissando la testa irriconoscibile e
i segni orrendi di cui era costellata. - Non ho
piú veduto ferite simili dallo scontro ferroviario di Birlstone.
- Ma, dico - insistette il sergente di polizia, il cui tardo buonsenso
agreste ancora ronzava intorno alla finestra
aperta. - Sarà bene come lei dice che l'uomo è fuggito guadando il
fossato, ma quello che io le domando è: come ha
fatto a entrare in casa se il ponte era alzato?
- Ah, questo è il problema! - rispose Barker.
- A che ora è stato alzato?
- Alle sei circa - interloquí Ames, il maggiordomo.
- Ho sentito dire - insistette il sergente - che di solito veniva alzato
al tramonto: questo, data la stagione, sarebbe
piú verso le quattro e mezzo che verso le sei.
- La signora Douglas aveva avuto visite per il tè - spiegò Ames. - Non
potevo alzarlo finché non se n'erano
andate. Poi l'ho tirato su io stesso.
- Allora le cose sono andate cosí - disse il sergente: - se qualcuno è
venuto dal di fuori, ammesso che sia venuto
dal di fuori, deve avere attraversato il ponte prima delle sei e deve
essersi nascosto sino al momento in cui il signor
Douglas è entrato nella sua stanza, dopo le undici.
- Deve essere cosí. Il signor Douglas faceva ogni sera il giro della
casa, prima di ritirarsi, per accertarsi che tutte
le luci fossero spente. Poi è entrato qui dentro. L'uomo lo aspettava e
lo ha colpito. Quindi è fuggito attraverso la
finestra dimenticando l'arma. Cosí almeno io interpreto la situazione,
poiché non saprei come spiegarla altrimenti.
Il sergente raccolse un cartoncino che giaceva sul pavimento accanto al
mo rto. Sopra vi erano scarabocchiate
sommariamente a inchiostro le iniziali V.V., e, sotto, il numero 341.
- Che cosa significa questo? - domandò tendendo il cartoncino.
Barker lo guardò con curiosità.
- Non lo avevo notato - rispose. - Deve averlo dimenticato l'assassino.
- V.V. 341. Non ne capisco nulla.
Il sergente seguitò a rigirare tra le sue grosse dita il pezzetto di
carta.
- Che cos'è questo V.V.? Saranno le iniziali di qualcuno, immagino. Che
cos'è quella faccenda, dottor Wood? -
Accennava a un martello di dimensioni notevoli che era rimasto
abbandonato sul tappeto di fronte al caminetto, un
grosso martello edile . Cecil Barker indicò una scatola di chiodi dalla
capocchia di ottone che stava sulla mensola del
camino.
- Il signor Donglas ieri si era occupato di cambiare la disposizione dei
quadri - spiegò. - L'ho vis to io stesso in
piedi su quella sedia, mentre appendeva quel grande paesaggio. Ciò
spiega la presenza del martello.
- Sarà meglio che lo rimettiamo sul tappeto dove lo abbiamo trovato -
concluse il sergente grattandosi la fronte
con aria perplessa. - Ci vorranno i migliori cervelli del corpo di
polizia per arrivare in fondo a questa faccenda. È un
caso che se lo sbroglieranno quelli di Londra. - Sollevò la lampada
portatile e fece lentamente il giro della stanza. -
Perbacco! - esclamò a un tratto, eccitato, tirando da una parte i
tendaggi della finestra. - A che ora sono stati chiusi
questi tendaggi?
- Appena accese le lampade - rispose il maggiordomo. - Credo poco dopo
le quattro.
- Qui dietro si è nascosto sicuramente qualcuno.
Abbassò la luce, e in un angolo apparvero ben visibili delle impronte di
stivali imbrattati di fango. - Credo che
questo confermi la sua ipotesi, signor Barker. A quanto pare l'uomo è
entrato in casa dopo le quattro, quando i tendaggi
sono stati chiusi, e prima delle sei quando il ponte è stato alzato. Si
è infilato in questa stanza perché deve essere stata la
prima che ha trovato. Non essendovi altro luogo in cui potesse
nascondersi, si è infilato qua dietro. Finora tutto sembra
abbastanza chiaro. É probabile che il suo primo fine fosse semplicemente
quello di derubare la casa, ma quando gli è
parso di venire scoperto dal signor Douglas, prima lo ha ucciso, poi è
fuggito.
- Anche a me pare che le cose debbano essere andate cosí – disse Barker.
- Ma, dico, non stiamo perdendo tempo
prezioso? Non sarebbe meglio che uscissimo a battere la campagna prima
che questo delinquente tagli irrimediabilmnte
la corda?
I1 sergente rifletté per un momento.
- Non ci sono treni sino a domattina alle sei, perciò non può scappare
in treno. Se si mette sulla strada tutto
gocciolante sarebbe davvero impossibile passare inosservato. Comunque,
io non posso andarmene finché non vengono
a darmi il cambio; ma non credo che neppure voi possiate allontanarvi
fino a che le cose non saranno chiarite bene.
I1 dottore aveva ripreso in mano la lampada esaminare attentamente il
cadavere.
- Che cos'è questo segno? - chiese. - Potrebbe avere qualche nesso col
delitto?
Il braccio del morto sporgeva dalla veste da camera ed appariva nudo
sino al gomito. Circa a metà
dell'avambraccio vi era un curioso disegno marrone, un triangolo dentro
un cerchio, che risaltava vividamente sulla
pelle chiara.
- Non è un tatuaggio - decise il dottore aguzzando gli occhi dietro le
lenti. - Non ho mai visto niente di simile.
Quest'uomo deve essere stato un tempo marchiato a fuoco, proprio come il
bestiame. Cosa significa questo?
- Non lo so - rispose Cecil Barker. - Ma posso assicurare di aver visto
quel segno su Douglas non so quante volte,
in questi ultimi dieci anni.
- L'ho veduto pure io - confermò il maggiordomo; - ogni volta che il mio
padrone si rimboccava le maniche ho
notato quel segno, e spesso mi sono chiesto cosa potesse essere.
- In questo caso non ha niente a che fare con il delitto - sentenziò il
sergente. - Però è una faccenda strana. Tutto
in questo caso è strano. Beh, che c'è adesso?
I1 maggiordomo aveva lanciato un'esclamazione di stupore, e col dito
indicava la mano allargata del morto.
- Gli hanno tolto l'anello nuziale! - balbettò.
- Cosa?
- Proprio cosí! Il padrone portava sempre la sua fede d'oro al mignolo
della mano sinistra. Quell'anello con sopra
la pepita grezza stava sopra, e l'anello ritorto a serpente sul medio.
C'è l'anello con la pepita e c'è quello a serpente, ma
la fede è scomparsa.
- Ha ragione - confermò Barker.
- Lei mi dice - domandò il sergente - che l'anello nuziale era sotto
l'altro?
- Certo!
- Dunque l'assassino, o chi si sia, prima ha levato questo anello che
lei chiama l'anello della pepita, poi l'anello
nuziale, e ha quindi rimesso a posto l'anello con la pepita.
- Non può essere stato che cosí.
I1 degno poliziotto di campagna scosse la testa.
- Ho l'impressione che quanto prima arriveranno i rinforzi da Londra
tanto meglio sarà - concluse. - White Mason
è un uomo in gamba. É uno che non ha paura di niente, e tra poco sarà
qui ad aiutarci: ma io credo che bisognerà che
vengano proprio quelli di Londra se vorremo risolvere questo guaio. In
quanto a me, non mi vergogno di dire che è una
faccenda un po' troppo comp licata.
Tenebre
Alle tre del mattino, il capo della polizia del Sussex, dando seguito al
messaggio urgente del sergente Wilson di
Birlstone, giunse dalla Centrale, in un baroccino trainato da un
trottatore che arrivò stremato dal gran correre. Col treno
delle cinque e quaranta del mattino, aveva inviato a Scotland Yard il
suo rapporto, e a mezzogiorno si trovava alla
stazione di Birlstone ad aspettarci. White Mason era un uomo
dall'aspetto tranquillo e riposante; vestiva un abito
sportivo tagliato alla buona, aveva la faccia rubiconda e accuratamente
sbarbata, il corpo massiccio, e due possenti
gambe arcuate ornate da ghette che lo facevano assomigliare a un piccolo
agricoltore, a un guardacaccia a riposo, a tutto
insomma fuorché a un campione particolarmente dotato dell'ufficio di
investigazione criminale della provincia.
- Una bella storia, signor MacDonald – andava ripetendo. - Non appena lo
sapranno i giornalisti, voleranno qui
come mosche. Spero che riusciremo a fare il nostro lavoro prima che
vengano a ficcare il naso nelle nostre faccende e a
impasticciare tutte le eventuali tracce. Che io ricordi non è mai
avvenuto un fatto simile. Ci sono degli elementi che
sembrano fatti su misura per lei, signor Holmes, se non sbaglio. E anche
per lei, dottor Watson, perché prima che tutto
sia finito anche i medici avranno da dire la loro. Vi ho fissato una
stanza al Westville Arms. Non c'è altro albergo, ma
mi dicono che sia pulito e ben tenuto. Quest'uomo vi porterà le valigie.
Da questa parte, signori, prego.
Era una persona molto servizievole e cordiale, questo poliziotto del
Sussex. In dieci minuti eravamo tutti
sistemati. In capo ad altri dieci stavamo seduti nel salottino
dell'albergo dove ci veniva tracciato un rapido quadro degli
avvenimenti di cui ho già dato notizia nel capitolo precedente.
MacDonald prendeva ogni tanto un appunto, mentre
Holmes appariva assorto e aveva nel viso l'espressione di stupore
reverente e sorpreso con cui il botanico osserva un
fiore raro e prezioso.
- Fantastico! - esclamò quando il racconto ebbe termine. -Veramente
straordinario! Credo mi sia difficile
rammentare un altro caso che presenti caratteristiche tanto peculiari.
- Ero sicuro che l’avrebbe pensata in questo modo, signor Holmes -
esclamò White Mason visibilmente
soddisfatto. - Qui nel Sussex andiamo al passo coi tempi! Adesso vi ho
detto come stavano le cose sino al momento in
cui sono andato a rilevare il sergente Wilson fra le tre e le quattro di
stamane. Parola d'onore, l'ho fatta marciare, la mia
vecchia cavalla! Ma dopotutto non c'era bisogno che mi affrettassi così
tanto, visto che non sono venuto a capo di nulla.
Il sergente Wilson aveva già raccolto tutti i dati: io li ho controllati
e li ho studiati apportando miei perfezionamenti.
- E quali sarebbero? - domandò Holmes con interesse.
- Ecco: prima di tutto ho fatto esaminare il martello. C'era anche il
dottor Wood ad aiutarmi, ma non vi abbiamo
trovato nessuna traccia di violenza. Io speravo che, se Douglas si era
difeso col martello, avesse lasciato la sua impronta
sull'assassino, prima di lasciar ricadere il martello sulla stuoia, ma
esso non presentava la minima macchia.
- Questo naturalmente non prova nulla - osservò l'ispettore MacDonald. -
Quanti delitti sono stati compiuti con
un martello senza che questo, usato come arma, presentasse alcuna
traccia!
- È vero: infatti non dimostra che non sia stato usato, ma potevano
esserci delle macchie, e questo particolare ci
avrebbe aiutati. Ma nel nostro caso non ne abbiamo trovata nessuna. Poi
ho is pezionato il fucile. Erano cartucce a
pallettoni, e come mi ha fatto notare il sergente Wils on i grilletti
erano legati insieme con un filo di ferro, in modo che
premendo su quello posteriore le due canne potevano essere scaricate
insieme. Chiunque sia stato a predisporre questo
trucco, era ben deciso di non correre il rischio di lasciare scampo alla
vittima. L'arma segata non aveva piú di sessanta
centimetri di lunghezza; era facile trasportarla nascondendola sotto la
giacca. Il nome del fabbricante non era completo,
ma queste lettere stampate "PEN' si trovavano sulla scanalatura tra le
canne, mentre il resto del nome era stato tagliato
via con la sega.
- Una grossa P con uno svolazzo sopra... poi una E e una N piú piccole?
- domandò Holmes.
- Precisamente.
- Pennsylvania Small Arm Company... Una famosa fabbrica d'armi americana
- spiegò Holmes.
White Mason lo fissò come un modesto medico di campagna guarderebbe lo
specialista di Harley Street il quale,
con una parola, riuscisse a risolvere le difficoltà che lo turbano.
- Questa è una informazione preziosissima, signor Holmes. Non c'è
dubbio: ha ragione. Fantastico... fantastico!
Ma lei tiene a memoria i nomi di tutti gli armaioli di questo mondo?
Holmes tagliò corto con un lieve cenno della mano.
- Comunque è certo che si tratta di un fucile americano - proseguí White
Mason. - Mi pare di aver letto che il
fucile a canne mozze è un'arma molto in uso in alcune regioni d'America.
Lasciando da parte il particolare del nome
sulla canna, era venuto questo dubbio anche a me. Ciò tenderebbe dunque
a dimostrare che chi è entrato nella casa e ne
ha ammazzato il proprietario sia amencano.
MacDonald scosse il capo. - Mio caro, lei va un po' troppo in fretta -
obiettò. – Per quanto ne so, non esistono
prove che in quella casa sia mai entrato un estraneo.
- La finestra aperta, il sangue sul davanzale, quello strano biglietto
da visita, le impronte degli stivali nell'angolo,
il fucile...
- Tutte cose che potevano benissimo essere state artefatte. Douglas era
americano, o per lo meno aveva vissuto a
lungo in America. Cosí pure Barker. Non occorre importare un americano
dall’estero per spiegare azioni all'americana!
- Ames il maggiordomo...
- Giusto lui! È un tipo affidabile?
- É rimasto dieci anni con Sir Charles Chandos... É solido come una
roccia. Poi è sempre stato con Douglas da
quando fu acquistato il castello cinque anni fa. È sicuro di non aver
mai visto in casa un'arma del genere.
- Ma era stata preparata in modo da poter essere nascosta; per questo
appunto le canne sono segate: avrebbe
potuto benissimo entrare in qualsiasi scatola. Come può giurare che non
esistesse nella casa un fucile simile?
- Be', Ames comunque afferma di non averlo mai vis to.
MacDonald scosse la sua ostinata testa di scozzese. - Io non sono ancora
convinto che non ce ne fosse uno in
casa - insisté. - La prego di riflettere - a mano a mano che la
discussione si faceva appassionante, il suo accento
diventava sempre piú aberdinese; - la prego di riflettere che cosa
comporta la supposizione che quest'arma sia stata
portata dentro casa e che tutte queste strane azioni siano state
compiute da una persona proveniente dal di fuori. Ma,
caro mio, questo è assolutamente inconcepibile! È contro ogni buon
senso! Io mi rimetto a lei, signor Holmes,
giudicando la situazione da quello che abbiamo udito.
- Bene, sentiamo la sua opinione, Mac - disse Holmes col suo piú austero
tono di giudice imparziale.
- Qui non si tratta di un ladro, ammesso che ne sia mai esistito uno. La
faccenda dell'anello e il particolare del
biglietto indicano un delitto premeditato per motivi privati. Va bene:
ci troviamo così di fronte a un uomo che s'infila di
nascosto in una casa con preciso intento omicida. Sa, ammesso che sappia
qualcosa, che avrà una certa difficoltà a
battersela, perché la casa è circondata dall'acqua. Quale arma
sceglierà? Ovviamente, la piú silenziosa del mondo.
Potrebbe cosí sperare, una volta compiuto il misfatto, di svignarsela
non visto dalla finestra, guadare il fossato e
allontanarsi con calma. Questo è comprensibile. Ma è comprensibile che
si dia la briga di portare con sé il fucile piú
rumoroso della terra, sapendo perfettamente che richiamerà
immediatamente sul posto tutta la gente della casa e che
sarà quasi impossibile che nessuno lo veda prima che egli riesca a
passare il fosso? É credibile questo, signor Holmes?
- Certo, lei spiega il caso molto sbrigativamente - replicò in tono
pensieroso il mio amico. - Occorrono
naturalmente parecchie pezze d'appoggio. Posso chiederle, signor White
Mason, se ha esaminato subito il lato opposto
del fossato, per vedere se c’era traccia di un uomo arrampicato
nell'uscire dalI'acqua ?
- Non abbiamo trovato niente, signor Holmes; ma c'è l'orlo di pietra, e
sarebbe impossibile trovarvi sopra delle
tracce.
- Nessuna traccia, nessuna impronta?
- Nulla .
- Ah! Le dispiace, signor Mason, se andiamo subito alla casa? Potremmo
forse trovare qualche altro particolare
indicatore.
- Stavo per proporglielo, signor Holmes, ma ho ritenuto opportuno
mettervi prima al corrente di tutti i fatti.
Credo, se qualcosa dovesse colpirla... - White Mason guardò il
dilettante con aria curiosa.
- Ho già lavorato col signor Holmes - disse l'ispettore MacDonald: -
conosce le regole del gioco.
- Comunque, alla mia idea personale del gioco - rettificò Holmes con un
sorriso. - Io accetto di studiare un
problema per aiutare gli scopi della giustizia e l'opera della polizia.
Se, a volte, mi sono staccato dall'autorità ufficiale, è
perché essa si è allontanata per prima da me. Ma non ho nessun desiderio
di gareggiare con la polizia. Al tempo stesso,
però, signor White Mason, rivendico il diritto di lavorare a modo mio e
di fornire i risultati quando lo ritengo
opportuno, e completi, anziché per stadi successivi.
- D'accordo: noi siamo onorati della sua collaborazione e desideriamo
solo metterla al corrente di tutto ciò che
sappiamo – ribattè cordiale White Mason. - Andiamo, dottor Watson, e,
quando sarà il momento, speriamo di trovare
tutti quanti un posticino nel suo prossimo libro.
Ci avviammo per la strada del villaggio sui cui lati si allineava una
doppia fila di olmi. Poco piú in là sorgevano
due vecchi pilastri di pietra, macchiati dalle intemperie e tappezzati
di muschio, recanti sulle cime qualcosa di informe
che un tempo era stato il leone rampante di Capus di Birlstone. Una
breve passeggiata lungo un viale sinuoso, con zolle
erbose costellato da querce come se ne vedono solo nell'Inghilterra
rurale; poi una svolta improvvisa, e la lunga bassa
casa dell'epoca di Giacomo I, una costruzione di mattoni di un color
verde-giallastro scuro e fumoso, si erse davanti a
noi, circondata su ciascun lato da un antico giardino di tassi tagliati.
Nell'avvicinarci potemmo notare il ponte levatoio
di legno e il fossato, largo e bello, immobile e scintillante come il
mercurio sotto il freddo sole invernale. Tre secoli
erano trascorsi sull'antico castello, secoli di nascite e di ritorni, di
danze campestri e di raduni di caccia alla volpe.
Com'era strano che ora nella sua vetustà le venerabili mura dovessero
essere offuscate dalla oscura ombra di questa
lugubre vicenda! E tuttavia quei curiosi tetti appuntiti, quegli
antiquati frontoni triangolari si adattavano perfettamente
come cornice di un mistero cosí lugubre e spaventosa. Mentre osservavo
le finestre profondamente incassate e la lunga
curva della facciata slavata, lambita dall'acqua, sentivo che nessuno
scenario potesse adattarsi più di quello ad una tale
tragedia.
- Questa è la finestra - spiegò White Mason - immediatarnente a destra
del ponte levatoio. É aperta proprio come
venne trovata ieri sera.
- Sembra un po' troppo stretta perché ci possa passare un uomo.
- Certo, non doveva essere un pancione: non abbiamo bisogno delle sue
deduzioni, signor Holmes, per capire
questo! Ma anche lei o io, stringendoci un po’, potremmo passarci.
Holmes andò sino all'estremità del fossato e guardò dall'altra parte.
Esaminò quindi lo spalto di pietra e il bordo
di erba che si stendeva al di là di esso.
- L’ho già osservato perbene io, signor Holmes - fece White Mason. - Non
c'è assolutamente niente! Nessun
segno che ne indichi un passaggio. Ma perché poi doveva lasciare
traccia?
- É esatto. Perché? L'acqua è sempre cosí torbida?
- Di solito sí: il torrente trasporta molta argilla.
- Che profondità ha?
- Circa sessanta centimetri sui due lati e novanta in mezzo.
- Dobbiamo dunque rinunciare all'ipotesi che il nostro uomo sia annegato
attraversandolo.
- No, non vi annegherebbe neanche un bambino.
Attraversammo il ponte levatoio e fummo introdotti da un individuo
all'antica, nodoso e smunto: il maggiordomo
Ames. Il povero vecchio era ancora pallido e tremante per l'emozione.
Wilson, un uomo alto, cerimonioso, malinconico,
era ancora di guardia nella stanza della tragedia. Il dottore se n'era
andato.
- Nulla di nuovo, sergente Wilson? - domandò White Mason.
- No, signore.
- Allora puoi andare. Hai fatto anche troppo. Ti manderemo a chiamare,
quando ci sarà bisogno di te. Il
maggiordomo sarà meglio che aspetti fuori. Digli di avvertire il signor
Barker, la signora Douglas e la governante che
abbiamo bisogno di parlare subito con loro. E adesso, signori, spero che
mi permetterete di dirvi le impressioni che mi
sono prefigurato alla prima impressione, e in seguito voi potrete
giungere alle conclusioni che riterrete piú opportune.
Mi faceva una buona impressione, quello specialista di provincia. Aveva
una sua maniera solida di cogliere i fatti
e un cervello chiaro, freddo, segace, che certamente gli avrebbe
permesso di far carriera . Holmes lo ascoltava attento,
senza mostrare traccia dell'impazienza che troppo spesso gli esponenti
della polizia ufficiale suscitavano in lui.
- Ci troviamo di fronte a un suicidio o di fronte a un delitto: questa
deve essere la nostra prima domanda, signori,
non vi pare? Se si tratta di suicidio dobbiamo dunque pensare che quest'uomo
ha incominciato col togliersi la fede
nuziale, nascondendola; è poi sceso qui, nel suo spogliatoio, ha portato
con il piede del fango nell'angolo dietro la
tendina per creare l'impressione che qualcuno vi si fosse nascosto in
agguato, ha aperto la finestra, ha messo del sangue
sul...
- Possiamo senz'altro scartare questa ipotesi - lo interruppe MacDonald.
- É quel che penso anch'io. La tesi del suicidio è fuori di discussione.
Perciò è stato commesso un delitto. Quel
che dobbiamo accertare è se è stato commesso da un estraneo o da uno di
casa.
- Bene, sentiamo che cos'ha da dire in proposito.
- Le difficoltà sono notevoli sia in un caso che nell'altro; eppure o il
primo o il secondo caso devono essere esatti.
Ammettiamo dunque come prima ipotesi che uno o piú individui della casa
abbiano commesso il delitto. Hanno
trascinato la loro vittima qui dentro in un momento in cui la casa era
immersa silenzio, ma quando nessuno dormiva.
Hanno poi compiuto il delitto con l'arma piú strana e piú rumorosa del
rnondo, quasi volessero far sapere a tutti quel che
era accaduto... con un'arma che non era mai stata vista in casa prima di
allora. Questo non mi sembra un inizio molto
promettente, non vi pare?
- No.
- Bene, procediamo: tutti sono d'accordo che da quando fu dato l'allarme
trascorse soltanto un minuto al massimo
e già i famigli, non solo il signor Cecil Barker (per quanto egli
sostenga di essere stato il primo ) ma Ames e tutti gli
altri, si trovavano sul posto. E voi volete farmi credere che in quel
brevissimo lasso di tempo il colpevole sia riuscito a
segnare quelle impronte nell'angolo, ad aprire la finestra, a imbrattare
di sangue il davanzale, a togliere dalla mano del
morto l'anello nuziale e tutto il resto? È impossibile!
- Lei si è spiegato con molta chiarezza - dichiarò Holmes - io sono
dell’idea di condividere la sua opinione.
- Bene: ci vediamo quindi costretti a ritornare all'ipotesi che il
delitto sia stato compiuto da qualcuno proveniente
dall'esterno. Ci troviamo ancora di fronte a difficoltà enormi, che
hanno cessato di essere però impossibili. L'uomo è
penetrato in casa tra le quattro e mezzo e le sei, vale a dire tra l'ora
del crepuscolo e il momento in cui il ponte levatoio è
stato alzato. Vi erano stati degli ospiti e la porta era aperta, cosa
che non gli ha impedito libero accesso. Può essere un
volgare ladro, oppure qualcuno che covava qualche rancore personale
contro Douglas. Dal momento che Douglas ha
trascorsa la maggior parte della propria esistenza in America, e dal
momento che questo fucile sembra essere un'arma di
provenienza americana, sembrerebbe che la teoria di un rancore privato
sia la piú probabile. L'uomo si è infilato in
questa stanza perché era la prima di fronte alla quale si trovava, e si
è nascosto dietro la tendina. Là è rimasto fin dopo
le undici di sera. In quel momento Douglas è entrato nella stanza. Lo
scambio di battute deve essere stato breve, se
scambio c’è stato, poiché la signora Douglas dichiara che suo marito
l'aveva lasciata da soli pochi minuti quando ha
sentito lo sparo.
- La candela ce lo dimostra - disse Holmes.
- Esattamente. La candela, che era completamente nuova, è bruciata per
non piú di mezzo pollice. Deve averla
posata sul tavolo prima di essere assalito, altrimenti, naturalmente,
sarebbe caduta con lui. Questo indica che non è stato
assalito nel momento stesso in cui è entrato nella stanza. Quando il
signor Barker è sopraggiunto la lampada era accesa
e la candela spenta.
- Tutto ciò è abbastanza chiaro.
- E adesso possiamo ricostruire i fatti su questi dati. Douglas entra
nella stanza. Spegne la candela. Un uomo
appare da dietro il tendaggio. Ha in mano il fucile. Rivendica l'anello
nuziale: Dio solo sa perché, ma deve essere stato
cosí. Douglas glielo consegna. Poi, forse a sangue freddo, forse nel
corso di una lotta, Douglas deve avere afferrato il
martello che è stato ritrovato sulla stuoia, e l'uomo ha colpito Douglas
in questa maniera spaventosa. Poi ha lasciato
cadere l'arma, e anche, sembrerebbe, questo strano biglietto "V. V.
341", chi sa diavolo cosa vorrà dire, è scappato
attraverso la finestra ed ha guadato il fossato proprio nel momento in
cui Cecil Barker scopriva il delitto. Che cosa ne
pensa di questa ipotesi, signor Holmes?
- È molto interessante, ma non del tutto convincente.
- Caro mio, sarebbe un completo arzigogolo se non dovessimo ammettere
che qualunque altra ipotesi è anche
peggio - ribattè MacDonald. - Qualcuno ha ammazzato Douglas, e, chiunque
sia, potrei chiaramente dimostrarvi che
deve aver compiuto il delitto in qualche altro modo. Che interesse aveva
nel tagliarsi la ritirata in questo modo? Che
intenzioni aveva nelI'usare un fucile a canna corta quando il silenzio
era la sua sola possibilità di fuga? Andiamo, signor
Holmes, tocca ora a lei darci una spiegazione, dal momento che afferma
che la teoria di White Mason non è
convincente.
Durante questa lunga discussione Holmes era rimasto seduto attentissimo,
senza perdere una sola parola di
quanto veniva detto, mentre i suoi occhi penetranti dardeggiavano a
dritta e a manca, e l'intensità della riflessione gli
corrugava la fronte di piccole rughe.
- Vorrei ancora qualche fatto prima di azzardare un'opinione, Mac -
disse inginocchiandosi accanto al cadavere. -
Dio mio! Queste ferite sono veramente spaventose! Possiamo chiamare un
momento il maggiordomo?... Ames, mi è
stato detto che lei ha veduto spesso questo segno assai insolito, un
triangolo dentro un cerchio, impresso a fuoco
sull'avambraccio del signor Douglas: è esatto?
- Sí, signore.
- Non ha mai inteso parlare di che cosa poteva essere?
- No, signore.
- Deve aver prodotto un dolore violento quando venne inflitto. Si tratta
indubbiamente di una bruciatura. Osservi
ora, Ames, come all'angolo della mascella del signore Douglas vi sia un
pezzetto di cerotto. Lo ha notato quando viveva
ancora?
- Sí, signore, si è tagliato ieri mattina nel radersi la barba.
- Aveva mai osservato che si tagliasse altre volte quando si radeva la
barba?
- Non gli capitava da un pezzo, signore.
- Interessante! - commentò Holmes. - Può essere naturalmente una
semplice coincidenza, o forse potrebbe
indicare un certo nervosismo che farebbe supporre come egli avesse
motivo di temere un pericolo. Aveva notato nulla
di speciale nel suo modo di comportarsi di ieri sera, Ames?
- Avevo osservato che era un po' inquieto ed eccitato, signore.
- Ah! Forse dunque l'attacco non è giunto del tutto inatteso. A quanto
pare stiamo facendo qualche progresso,
non vi sembra? Forse preferisce continuare lei l'interrogatorio, Mac?
- No signor Holmes; lei sa fare meglio di me.
- Va bene: passiamo dunque ora a questo biglietto. "V. V. 341". È un
cartoncino grezzo; ne avete in casa come
questi?
- Non credo.
Holmes si accostò alla scrivania e versò un poco d'inchiostro da ciascun
calamaio su un foglio di carta
assorbente. - Non è stato compilato in questa stanza - disse; - questo è
inchiostro nero, mentre quello che venne usato è
rossiccio. É stato vergato con una grossa penna, mentre queste sono
fini. No, è stato scritto altrove, secondo me. Lei
riesce a capire qualcosa di questa scritta, Ames?
- No, signore.
- E lei che ne pensa, Mac?
- A me dà l'imp ressione che si tratti di qualche società segreta, forse
la stessa che gli ha impresso quel segno
sull'avambraccio.
- É quel che penso anch'io - disse White Mason.
- Va bene, possiamo adottarla come ipotesi di lavoro, per vedere sino a
qual punto riusciamo a diradare gli
ostacoli che si frappongono alla nostra soluzione. Un agente di questa
società X riesce a intrufolarsi nella casa, spia
Douglas, lo decapita o quasi con quest'arma, e si mette in salvo
guadando il fossato dopo aver lasciato presso il morto
un documento che possa, quando sia menzionato sui giornali, avvertire
gli altri affiliati che la vendetta è stata compiuta.
È un'ipotesi che può andare: ma perché proprio quest'arma, fra tutte?
- Appunto.
- E perché manca l'anello?
- Già.
- E perché non è ancora stato eseguito nessun fermo? Sono ormai le due
passate. Sono sicuro che dall'alba non c'è
agente nel raggio di quaranta miglia che non sia andato in cerca di uno
sconosciuto zuppo d'acqua.
- È proprio cosí, signor Holmes.
- Dunque, a meno che non abbia una tana qui vicino, o un cambio d'abiti
bell'e pronto, non è possibile che scappi.
Eppure sino a questo momento è sfuggito. - Holmes si era avvicinato alla
finestra e si era messo a esaminare con la sua
lente la macchia di sangue sul davanzale. - Si tratta evidentemente
dell'impronta di una scarpa. É di proporzioni
rispettabili; io direi che si tratta di un piede piatto, con la pianta
rivolta all'esterno. É strano, perché da quel che è
possibile capire dalle impronte lasciate in quest'angolo sporco di
fango, si direbbe che quelle sono impronte di un piede
meglio disegnato. Certo che sono orme molto indistinte. Che cosa c'è
sotto quel tavolino?
- I manubri del signor Douglas - rispose Ames.
- Manubri?... Ma ce n'è uno solo! Dov'è l'altro?
- Non lo so, signor Holmes. Forse ce n'è sempre stato uno solo. Erano
mesi che non li vedevo.
- Un manubrio solo!... - mormorò Holmes in tono pensoso. Ma le sue
osservazioni furono interrotte da un colpo
secco alla porta. Entrò un uomo alto, robusto, accuratamente sbarbato,
sicuro di sé, che ci fissò con aria decisa. Io non
ebbi alcuna difficoltà a immaginare che dovesse essere Cecil Barker, il
personaggio di cui avevo sentito parlare tanto. I
suoi occhi dominatori interrogarono sui nostri volti con un rapido
sguardo vivace.
- Mi spiace interrompere le vostre consultazioni - disse - ma devo
informarvi delle ultime notizie.
- É stato arrestato?
- Non abbiamo ancora avuto questa fortuna, ma hanno trovato la sua
bicicletta. L'uomo l'ha dimenticata o
abbandonata. Venite a dare un'occhiata. É a poco meno di cento metri
dall'ingresso.
Trovammo alcuni garzoni di scuderia e qualche sfaccendato; in piedi nel
viale stavano osservando una bicicletta
che era stata recuperata da un cespuglio di sempreverdi dove era
nascosta. Era una Rudge-Whitworth, molto male in
arnese, tutta sporca come se fosse stata usata per un lungo percorso.
Era dotata di zaino contenente una chiave inglese e
un oliatore, ma ciò non offriva alcun indizio circa il suo proprietario.
- Sarebbe un grande aiuto per la polizia - osservò l'ispettore - se
questi aggeggi fossero numerati e catalogati. Ma
comunque, dobbiamo accontentarci di quel che abbiamo. Se non riusciamo a
scoprire dove è andato, saremo almeno in
grado, forse, di capire da dove sia venuto. Ma perché, in nome di tutti
i santi del paradiso, non ha portato con sé la
bicicletta? E come diamine ha fatto ad allontanarsi senza? Mi pare che
brancoliamo sempre di piú nel buio, signor
Holmes!
- Davvero? - rispose il mio amico con aria assorta. - Chi sa!
I personaggi del dramma
- Avete visto tutto quello che volevate vedere nello studio? - domandò
White Mason mentre tornavamo nella
casa.
- Per ora sí - rispose l'ispettore, e Holmes annuí.
- Vorrete forse allora ascoltare le testimonianze di qualcuno della
casa. Potremmo servirci della sala da pranzo,
Ames? Venga dunque prima lei, per favore, e ci dica quello che sa.
La deposizione del maggiordomo fu molto chiara e lineare, e diede una
convincente impressione di sincerità. Era
stato assunto cinque anni prima , con la prima venuta del signor Douglas
a Birlstone. Gli era stato detto che Douglas era
un ricco signore che aveva trovato fortuna in America. Era stato verso
di lui un padrone cortese e pieno di riguardi, non
proprio come quelli ai quali Ames era stato abituato, forse, ma a questo
mondo non si può avere tutto. Non aveva mai
notato nel signor Douglas alcun sintomo di ansia: al contrario, era
l'uomo piú indomito che avesse mai conosciuto.
Voleva che il ponte levatoio fosse alzato ogni sera perché questo era
antico costume, e a lui piaceva conservare le
vecchie tradizioni. Il signor Douglas raramente andava a Londra e
raramente lasciava il villaggio, ma il giorno prima
del delitto era stato a fare acquisti a Tunbridge Wells. Lui, Ames,
aveva notato una certa irrequietezza e una certa
agitazione nel signor Douglas, quel giorno, poiché gli era apparso
irritabile e impaziente, cosa insolita per lui. Quella
sera non era andato a letto, ma si trovava nella dispensa, sul retro
della casa, intento a riporre l'argenteria, quando aveva
sentito un violento squillo di campanello. Non aveva sentito alcuno
sparo, ma era ben difficile che potesse udirlo,
poiché sia la dispensa che le cucine si trovavano proprio sul retro
della casa e tra queste e il resto dell'abitazione si
frapponevano parecchie porte chiuse e un lungo corridoio. La governante
era uscita dalla sua camera, richiamata dal
violento squillo del campanello, e insieme si erano portati verso
l'ingresso della casa. Giunti in fondo alle scale avevano
visto la signora Douglas scendere verso l’ingresso. No, non scendeva in
fretta, non gli era parso che fosse
particolarmente agitata. Proprio mentre arrivava in fondo alla scala, il
signor Barker era corso fuori dello studio. Aveva
fermato la signora Douglas e l'aveva implorata di tornare indietro.
- Per amor del cielo, rientri nella sua stanza! - aveva esclamato. - Il
povero Jack è morto. Lei non può fare nulla.
Per amor del cielo, vada via.
Occorse un po’ di intenzione, ma infine la signora Douglas ritornò sui
suoi passi. Non aveva gridato, né fatto
scenate. La signora Allen, la governante, l'aveva riportata di sopra ed
era rimasta con lei nella camera da letto. Quindi
Ames e il signor Barker erano ritornati nello studio, dove avevano
trovato ogni cosa esattamente come l'aveva vista la
polizia. In quel momento non era accesa la candela, ma la sola lampada.
Avevano guardato fuori dalla finestra, ma la
notte era molto buia e non era stato possibile vedere o udire nulla. Poi
erano corsi fuori nel vestibolo, dove Ames aveva
azionato il verricello che serviva a calare il ponte levatoio. Infine il
signor Barker si era precipitato fuori ad avvertire la
polizia. Questa fu, a grandi linee, la deposizione del maggiordomo.
La testimonianza della signora Allen, la governante, convalidò quella
del suo collega. La camera di lei si trovava
un po' piú vicina alla parte anteriore della casa rispetto alla dispensa
in cui era occupato in quel momento Ames. Si
stava preparando per andare a letto quando il violento squillo del
campanello aveva attratto la sua attenzione. Era un po'
dura d'orecchi. Forse per questo non aveva inteso il rumore dello sparo,
ma in ogni caso lo studio era parecchio lontano.
Si rammentava di aver udito un rumore che le era sembrato d'una porta
sbattuta con violenza. Questo era accaduto un
bel po' prima, almeno mezz'ora prima che il campanello squillasse.
Quando Ames era accorso, lo aveva seguito. Aveva
vis to uscire dallo studio il signor Barker pallidissimo e molto
emozionato. Questi aveva fermato la signora Douglas che
stava scendendo le scale. L'aveva supplicata a tornare indietro e lei
gli aveva risposto, ma che cosa avesse detto non era
dato sapere.
- La porti con sé, rimanga con lei! - aveva ordinato alla signora Allen.
Aveva quindi condotto la signora nella camera da letto e si era data da
fare per calmarla. La signora era
violentemente emo zionata, tremava tutta, ma non tentò piú di scendere.
Era rimasta seduta in vestaglia accanto al
camino con la testa fra le mani. La signora Allen aveva trascorso con
lei la maggior parte della notte. In quanto agli altri
domestici, erano tutti a letto ormai, e l'allarme non li svegliò se non
al momento dell'arrivo della polizia. Dormivano
nell'ala estrema della casa, e non potevano sentire niente.
Questo per quel che riguardava la governante, la quale non seppe
aggiungere nulla alle varie interrogazioni
ricevute, se non lamenti ed esclamazioni di sbbigottimento.
Il testimone successivo fu Cecil Barker. Circa i fatti occorsi durante
la notte precedente aveva ben poco da
aggiungere a quanto già detto alla polizia. Personalmente era convinto
che l'assassino fosse fuggito attraverso la
finestra. A parer suo la macchia di sangue era indicativa per quel che
riguardava questo dubbio. D'altronde, poiché il
ponte levatoio era alzato, l'uomo non aveva avuto altra possibile via di
fuga. Non sapeva spiegare che cosa potesse
essere accaduto del criminale, né perché egli non avesse portato con sé
la propria bicicletta, ammesso che fosse
veramente la sua. Era impossibile che si fosse annegato nel fossato, mai
superiore di tre piedi in profondità.
Egli aveva in cuor suo un'opinione intorno al delitto molto chiara.
Douglas era sempre stato un individuo molto
taciturno, e vi erano alcune parti del suo passato di cui non faceva mai
cenno; era emigrato in America dall'Irlanda
quando era ancora giovanissimo. Laggiú aveva fatto fortuna, e Barker lo
aveva conosciuto in California, dove erano
divenuti soci in una concessione mineraria molto redditizia, in un luogo
chiamato Benito Canyon. Erano riusciti ad
accumulare una sostanza considerevole, ma improvvisamente Douglas aveva
svenduto tutto ed era partito per
l'Inghilterra. A quel tempo era vedovo. In seguito Barker aveva a sua
volta liquidato le proprie attività laggiú ed era
venuto a stabilirsi a Londra. Avevano in tal modo riannodato la vecchia
amicizia. Donglas gli aveva dato l'imp ressione
che qualche pericolo lo angustiasse, ed egli aveva sempre pensato che la
sua partenza improvvisa dalla California,
nonché il fatto che si fosse ritirato in un angolo d'Inghilterra cosí
tranquillo e remoto, fossero connessi con questo
oscuro pericolo. Pensava che qualche società segreta, qualche
organizzazione implacabile fosse sulle orme di Douglas e
non gli avrebbe dato pace finché non lo avesse ucciso. Erano state
alcune osservazioni espresse dall'amico a suggerirgli
quest'idea, benché Douglas non gli avesse mai detto di che società si
trattasse, né come o perché egli si fosse fatto tali
nemici. Poteva solo supporre che la leggenda sul cartiglio avesse un
qualche rifelimento a questa ipotetica società
segreta.
- Quanto tempo è rimasto lei con Douglas in California? - domandò
l'ispettore MacDonald.
- Cinque anni in tutto.
- Era scapolo, non è vero,
- Era vedovo.
- Ha mai saputo chi fosse la sua prima moglie?
- No; mi rammento di avergli inteso dire che era di origine svedese, e
ho vis to il suo ritratto. Deve essere stata
una donna bellissima: è morta di febbre tifoidea l'anno prima che io
incontrassi Douglas.
- Non sa se il suo passato avesse qualche rapporto con qualche regione
particolare dell'America?
- Rammento di averlo udito parlare di Chicago. Douglas conosceva bene
quella città dove aveva lavorato. A
volte gli ho sentito parlare delle zone carbonifere e delle ferriere di
laggiú. Deve aver viaggiato parecchio, ai suoi tempi.
- Si occupava di politica? Crede che questa società segreta possa avere
qualche fine politico?
- No. Douglas non si interessava affatto di politica.
- Lei non ha motivo di ritenere che Douglas potesse essere un criminale?
- Tutt'altro: non ho mai incontrato in vita mia un uomo piú probo.
- La sua vita in California non presentava qualche aspetto fuori dal
comune?
- A lui dispiaceva soprattutto soggiornare e lavorare nella nostra
concessione sulle montagne. Se appena gli era
possibile, cercava di non andare mai dove c'erano altri uomini. Ecco
perché cominciai a pensare che qualcuno gli stesse
dando la caccia. Poi, quando partí cosi all'improvviso per l'Europa, il
mio sospetto si tramutò in certezza. Io credo che
abbia ricevuto qualche avvertimento. Infatti una settimana dopo la sua
partenza, una mezza dozzina d'uomini vennero a
cercarlo.
- Chi erano questi uomini?
- Mah! Tipi poco rassicuranti. Salirono su alla concessione e vollero
sapere dov'era. Io risposi loro che era partito
per l'Europa e che non sapevo dove avrebbero potuto trovarlo. Certo non
nutrivano nei suoi riguardi intenzioni
benevole... questo era facile da capire.
- Questi uomini erano americani... della California?
- Beh, io non so se fossero della California o meno; so che erano
senz'altro americani, ma certo non minatori.
Non so chi fossero, e fui molto contento quando li vidi andarsene.
- Questo accadeva sei anni fa?
- Quasi sette.
- Dunque voi siete rimasti insieme per cinque anni in California, di
modo che questa faccenda risale a non meno
di undici anni fa?
- Precisamente.
- Doveva trattarsi di un rancore veramente insanabile se fu covato con
tanta energia per così tano tempo. E quel
che lo fece nascere non doveva essere cosa da poco!
- Io credo che questo incubo adombrò tutta la sua esistenza, e non lo
lasciò mai.
- Ma se un uomo sa che sul suo capo grava un pericolo, e sa di che
pericolo si tratta, perché non dovrebbe
rivolgersi alla polizia in cerca di protezione?
- Forse era un pericolo contro il quale nessuno era in grado di
proteggerlo. C'è una cosa che dovete sapere.
Girava sempre armato: aveva costantemente la rivoltella in tasca; ma,
per colmo di sfortuna, ieri sera era in vestaglia e
aveva lasciato la sua pistola in camera da letto. Io credo che una volta
che il ponte levatoio era alzato egli pensava di
essere al sicuro.
- Vorrei fare un po' piú di luce su tutte queste date - disse MacDonald.
- Sono passati quasi sei anni da quando
Douglas lasciò la California. Lei lo ha seguito l'anno dopo, se ho ben
capito!
- Precisamente.
- E Douglas era sposato da cinque anni. Lei dunque deve essere ritornato
pressappoco al tempo del suo
matrimonio.
- Circa un mese prima. Gli ho fatto io da testimone.
- Lei conosceva la signora Douglas prima del matrimonio?
- No: rimasi assente dall'Inghilterra per circa dieci anni.
- Ma in seguito l'ha vis ta spesso?
Barker fissò sul poliziotto due pupille adirate.
- Dopo ho veduto spesso lui - rispose. - Se ho veduto la signora è
perché non è possibile far visita a un uomo
senza conoscerne la moglie. Se lei pensa che vi sia qualche rapporto...
- Io non penso nulla, signor Barker. Io sono tenuto semplicemente a
completare l'inchiesta senza tralasciare
nessun particolare che possa far luce sul caso; ma non avevo alcuna
intenzione di offenderla.
- Vi sono certe domande che sono sempre offensive - ribatté Barker
irritato.
- Noi vogliamo semplicemente i fatti. Ora è nel suo interesse e
nell'interesse di tutti che questi fatti siano chiariti.
Il signor Douglas approvava incondizionatamente la sua amicizia verso la
propria moglie?
Barker impallidí e le sue grandi e forti mani si serrarono in una
stretta convulsa.
- Lei non ha diritto di rivolgermi simili domande! - esclamò. - Che
cos'ha a vedere questo col delitto di cui ci
stiamo occupando?
- Temo proprio di dover ripetere la domanda.
- E io mi rifiuto di rispondere.
- Lei può rifiutarsi di rispondere, ma deve comprendere che il suo
rifiuto è di per se stesso una risposta, poiché lei
non si rifiuterebbe di parlare se non avesse qualcosa da nascondere.
Il volto di Barker si contrasse per un attimo in una smorfia feroce e le
sue folte sopracciglia nere si corrugarono
sotto l'impulso di un pensiero violento, ma subito i suoi lineamenti si
ricomposero e si spianarono in un sorriso.
- Va bene, dopotutto voi, signori, non fate che il vostro dovere, e io
non ho alcun diritto di ostacolarvi. Vorrei
soltanto pregarvi di non tormentare la signora Douglas con questo
argomento, poiché sta già soffrendo abbastanza. Vi
dirò dunque che il povero Douglas aveva un unico difetto al mondo, e
questo difetto era la gelosia. Mi voleva molto
bene... nessun uomo avrebbe potuto volere piú bene a un amico di quanto
egli me ne voleva. Ed era anche molto
affezionato a sua moglie. Era contento ch'io venissi qui e mi mandava
sempre a chiamare. E tuttavia se io e sua moglie
discorrevamo insieme o sernbrava che tra noi ci fosse anche la piú
innocente simpatia, subito un'onda di gelosia lo
travolgeva; perdeva immediatamente il controllo dei nervi e vomitava un
torrente di insolenze senza capo né coda.
Proprio per questo avevo giurato piú di una volta di non farmi piú vivo,
ma poi Douglas mi scriveva lettere cosí pentite
e imploranti che finivo col ritornare sempre sulla mia decisione. Ma
posso darvi la mia parola d'onore, signori, e vorrei
morire subito se cosí non fosse, che nessun uomo ebbe mai una moglie piú
innamorata e piú fedele... e, posso
aggiungere, mai un amico piú leale di me.
Ciò fu detto con grande fervore e convinzione, ma l'ispettore MacDonald
non poté scartare l'increscioso
argomento.
- Lei sa certamente - disse - che al morto fu tolto dal dito la fede
nuziale!
- L’ho sentito - disse Barker.
- Perché dice: "l’ho sentito"? Lei sa benissimo che questo è un fatto.
L'uomo apparve confuso e indeciso.
- Dicendo "l’ho sentito" intendevo dire che forse fu Donglas stesso a
togliersi dal dito l'anello.
- I1 semplice fatto che l'anello manchi, non importa chi sia stato a
toglierlo, suggerirebbe alla mente di chiunque,
non le pare, che esista un legame tra il matrimonio e la tragedia !
Barker scrollò le larghe spalle.
- Io non saprei dire che cosa ciò possa suggerire - rispose - ma se lei
intende insinuare che questo possa riflettersi
in alcun modo sull'onore della signora... - i suoi occhi lanciarono un
bagliore, ma subito, pur con sforzo evidente, egli
riprese il controllo di sé - beh, siete sulla pista sbagliata, ecco
tutto.
- Non credo di avere altro da domandarle, per il momento - disse
freddamente MacDonald.
- Vorrei io una piccola delucidazione - interloquí a questo punto
Sherlock Holmes. - Quando lei è entrato nella
stanza, sul tavolo era accesa soltanto una candela, vero?
- Precisamente.
- E lei alla luce di questa candela ha capito che doveva essere successo
qualche fatto terribile?
- Proprio cosí.
- Allora ha suonato subito in cerca di aiuto?
- Sí.
- E questo aiuto è arrivato assai prontamente?
- In capo a un minuto o due.
- Eppure quando gli altri sono sopraggiunti hanno visto che la candela
era spenta e che la lampada era stata
accesa. Ciò mi sembra assai degno di nota.
Di nuovo Barker mostrò evidenti segni di indecisione.
- Io non vi trovo nulla di notevole, signor Holmes - rispose dopo una
pausa. - La candela spandeva una luce
pessima, e perciò il mio primo pensiero è stato di vederci meglio. La
lampada era sul tavolo e cosí l'ho accesa.
- E ha spento la candela?
- Esattamente.
Holmes non aggiunse altre domande, e Barker, dopo aver lanciato a
ciascuno di noi un'occhiata che a me parve
racchiudere un pizzico di sfida, girò sui tacchi e lasciò la stanza.
L'ispettore MacDonald aveva mandato a dire alla signora Douglas che
sarebbe salito, ma lei aveva risposto che
preferiva scendere da noi in sala da pranzo. Era una donna bella e alta,
sui trent'anni, assai riservata e sicura di sé, ben
diversa dalla figura tragica e disperata che mi ero immaginato. Era vero
che il suo volto era pallido e teso, come di chi
ha sopportato un grave colpo, ma i suoi modi erano calmi, e la mano
finemente disegnata che si posò sull'orlo del tavolo
era ferma e salda come la mia. I suoi occhi tristi, supplichevoli,
vagarono dall'uno all'altro di noi con un'espressione
stranamente indagatrice. Quella occhiata interrogativa si trasformò a un
tratto in una brusca richiesta.
- Non avete ancora trovato nulla?
Fu solo uno scherzo della mia immaginazione a farmi avvertire in questa
domanda una sfumatura piú di timore
che di speranza?
- Noi non abbiamo lasciato nulla di intentato, signora - rispose
l'ispettore. - E può star certa che non trascureremo
alcun particolare.
- Non lesinate sulle spese - supplico la donna con voce smorta,
uniforme. - Desidero che si facciano tutti gli
sforzi possibili per giungere a una rapida conclusione.
- Lei saprà forse dirci qualcosa che ci servirà a far luce sulla
vicenda.
- Temo di no, ma tutto quello che so è a vostra disposizione.
- Abbiamo appreso dal signor Cecil Barker che lei non ha visto... che
non è entrata nella stanza in cui si è svolta
la tragedia.
- No. Egli mi ha risospinto subito verso le scale, convincendomi a
rientrare in camera mia.
- Infatti. Lei aveva inteso lo sparo ed era subito scesa da basso.
- Mi ero infilata la veste da camera e ero accorsa immediatamente.
- Quanto tempo è passato dal momento in cui ha inteso lo sparo a quello
in cui è stata fermata sulle scale dal
signor Barker?
- Forse un paio di minuti. É talmente difficile calcolare il tempo in
certi momenti! Egli m'ha implorato di non
proseguire e mi ha assicurato che non potevo fare nulla. Quindi la
signora Allen, la governante, mi ha portata di sopra.
Mi pareva di vivere come in un incubo.
- Saprebbe dirci da quanto tempo suo marito era al piano di sotto prima
che lei udisse lo sparo?
- No, non saprei dire. Era uscito dal suo spogliatoio e io non lo avevo
udito uscire. Compiva ogni sera il giro
della casa poiché aveva molta paura di un possibile incendio. Era la
sola cosa di cui avesse veramente paura.
- Questo è precisamente il punto al quale desidero venire, signora
Douglas. Lei conosceva suo marito solo da
quando egli ritornò per vivere in Inghilterra?
- Si. Eravamo sposati da cinque anni.
- Lo aveva mai sentito parlare di qualcosa che era successo in America e
che forse avrebbe potuto costituire per
lui un pericolo?
La signora Douglas parve riflettere profondamente, prima di rispondere.
- Sí - rispose infine. - Io ho sempre avuto la netta sensazione che un
pericolo lo minacciasse. Tuttavia egli
rifiutava sempre di discutere con me della cosa. Non era per mancanza di
fiducia nei miei confronti... tra noi sono
regnati sempre affetto e fiducia assoluti, ma perché voleva evitarmi
ogni preoccupazione. Pensava che forse, se avessi
saputo, ciò mi avrebbe dato angoscia. Tacque sempre.
- Come faceva lei a sapere, allora?
Il volto della signora si illuminò di un rapido sorriso.
- È possibile che un marito nasconda un segreto per tutta la propria
vita e che sua moglie, se lo ama, non ne abbia
alcun sospetto? Intuii la cosa in molti modi. La intuii in seguito ai
suoi ripetuti rifiuti di discorrere di alcuni episodi
relativi alla sua vita in America. Compresi che nascondeva un segreto da
certe precauzioni che prendeva sempre. Me ne
accorsi per certe parole che si lasciò sfuggire. Lo compresi dal modo
come guardava la gente che non conosceva e con
la quale si imbatteva all'improvviso. Ero sicurissima che dovesse avere
qualche nemico potente, e che era certo che
qualcuno lo braccava, e sentivo che era sempre in guardia contro questo
eventuale nemico. Ero talmente sicura di
questo che per anni, se soltanto tardava qualche minuto a rincasare, ero
assalita da un terrore indicibile.
- Potrei chiederle - disse Holmes - quali furono le parole che
attrassero la sua attenzione?
- La "Valle della Paura" - rispose la signora. - Questa era
un'espressione che egli usava sempre quando io lo
interrogavo. "Sono stato nella Valle della Paura, e non ne sono ancora
uscito." "Ma non usciremo mai dalla Valle della
Paura?" gli chiesi una volta, vedendolo piú preoccupato del solito. "A
volte penso di no" mi rispose.
- Certo, lei gli avrà chiesto che cosa intendesse con questa "Valle
della Paura"...
- Certamente, ma ogni volta che glielo chiedevo il suo volto si faceva
scuro e egli scuoteva il capo. "É già
abbastanza terribile che uno di noi debba essere entrato nella sua
ombra" mi rispondeva. "Voglia Dio che tu non debba
mai conoscerla." Certo doveva essere qualche valle reale in cui egli era
vissuto e in cui qualcosa di spaventoso doveva
essergli accaduto, di questo sono sicura, ma altro non saprei dirvi.
- E non ha mai fatto alcun nome?
- Sí; una volta che delirava nella febbre, quando ebbe un incidente di
caccia tre anni fa. Ricordo che allora un
nome gli veniva continuamente alle labbra. Lo pronunciava con collera e
con una specie di orrore. Questo nome era
McGinty. Gran Maestro McGinty. Quando si ristabilí, gli domandai chi
fosse questo gran maestro McGinty e di che
cosa fosse maestro. "Certo non è mai stato mio maestro, grazie al
cielo!" mi rispose ridendo, e questo fu tutto quello che
mi fu dato sapere. Ma certo doveva esserci un rapporto tra il Gran
Maestro McGinty e la Valle della Paura.
- Ancora un chiarimento - disse l'ispettore MacDonald. - Lei ha
conosciuto il signor Douglas in una pensione
londinese, no? E laggiú si è fidanzata con lui. Non vi è stato nulla di
romantico, di segreto e di misterioso nel vostro
matrimonio?
- Certo che ci fu del romantico: c'è sempre qualcosa di romantico in un
matrimonio, ma assolutamente nulla di
misterioso.
- Non aveva rivali?
- No, io ero liberissima.
- Lei avrà saputo senza dubbio che gli è stato sottratto l'anello
nuziale. Questo particolare non le suggerisce
nulla? Ammesso che qualche nemico di vecchia data lo abbia rintracciato
e ucciso, quale possibile motivo poteva avere
per togliergli l'anello nuziale?
Per un attimo avrei potuto giurare che un'ombra appena percettibile
d'ironia aleggiasse sulle labbra della donna.
- Non saprei proprio che cosa dire - ris pose. - Certo, è un fatto
veramente straordinario.
- Bene, non la tratterremo piú a lungo, e siamo spiacenti di averla
disturbata in un'ora simile - si scusò l'ispettore.
- Dovremo ancora chiarire altri punti, senza dubbio, ma glieli
sottoporremo man mano che si presenteranno.
La signora si alzò e di nuovo ebbi la sensazione che lo sguardo rapido,
interrogativo, col quale ci scrutò, volesse
chiederci: "Quale impressione ha fatto su di voi la mia testimonianza?".
Se l'avesse espressa con parole quella tacita
domanda non avrebbe potuto essere piú evidente. Poi, con un inchino,
uscí dalla stanza.
- É una bella donna... una donna bellissima - disse MacDonald in tono
pensieroso, dopo che la signora si fu
chiusa la porta alle spalle. - Certo, questo Barker ha gironzolato
parecchio qui attorno. É un uomo che può fare molta
impressione su una donna. Egli ha ammesso che il morto era geloso, e
forse sa meglio di chiunque altro quali motivi lo
spingessero alla gelosia. C'è poi la faccenda della fede. É una faccenda
che non riesco a digerire. Un uomo che strappa
di mano a un morto la fede nuziale... Lei che cosa ne pensa di questa
storia, signor Holmes?
Durante tutto questo tempo il mio amico era rimasto seduto, con la testa
appoggiata alle mani, cn fare
meditabondo. Improvvisamente si alzò e suonò il campanello.
- Ames - domandò non appena vide entrare il maggiordomo - dove si trova
il signor Cecil Barker in questo
momento?
- Vado a vedere, signore.
Ritornò di lí a poco dicendo che il signor Barker era in giardino.
- Saprebbe dirmi, Ames, che cosa calzava il signor Barker ieri sera
quando lei lo ha raggiunto nello studio?
- Certo, signor Holmes: un paio di pantofole. Gli ho portato io le
scarpe quando è uscito per avvertire la polizia.
- Dove sono adesso queste pantofole?
- Sono ancora sotto una seggiola del vestibolo.
- Benissimo, Ames. Naturalmente è molto importante per noi sapere quali
possono essere le impronte del signor
Barker e quali quelle che provengono dall'esterno.
- Certo, signore. Devo dire che ho notato che le sue pantofole erano
macchiate di sangue... come del resto lo
erano le mie.
- Il che è abbastanza naturale, date le condizioni della stanza.
Benissimo, Ames. Se avremo bisogno la
chiameremo ancora.
Pochi minuti dopo eravamo nello studio. Holmes aveva portato con sé le
pantofole trovate nel vestibolo. Come
Ames aveva osservato, le suole di entrambe erano lorde di sangue.
- Strano! - mormorò Holmes sostando nella luce della finestra ed
esaminandole con minuta attenzione. - Molto
strano davvero!
Chinandosi con uno dei suoi caratteristici balzi felini, posò la
pantofola sull'impronta insanguinata del davanzale.
Impronta e suola combaciavano esattamente. Holmes lanciò verso i suoi
colleghi un sorriso silenzioso.
Un'improvvisa emozione aveva trasfigurato l'ispettore. I1 suo accento
natio si mise a tamburellare come un
bastoncino su una ringhiera di ferro.
- Perbacco! - esclamò - ma non ci può essere dubbio! É stato Barker
lasciare quell’impronta. É un'impronta molto
piú larga di un'impronta di scarpa. Ricordo che lei ha parlato di un
piede piatto con la pianta rivolta all'esterno, ed ecco
che adesso abbiamo la spiegazione. Ma a che gioco giochiamo, signor
Holmes... Che cosa c'è, sotto a tutta questa
storia?
- Già, che cosa c'è sotto? - ripeté pensoso il mio amico.
White Mason ridacchiò e si sfregò l'una contro l'altra le mani
grassottelle, in un gesto di soddisfazione
professionale.
- Lo avevo detto io che era un imbroglio! - esclamò. - E che razza
d'imbroglio!
uno spiraglio di luce
I tre poliziotti volevano chiarire molti aspetti secondari, perciò
tornai da solo alle nostre modeste stanze della
locanda del villaggio; prima però volli fare una passeggiatina nel
bizzarro giardino all'antica che correva a fianco della
casa. Lo cingevano file di tassi vecchissimi, ritagliati in fogge
bizzarre. Nell'interno si stendeva un bel tratto di prato
con una vecchia meridiana nel mezzo; tutta l'atmosfera del luogo era
cosí placida e riposante che fece sui miei nervi
scossi quasi l'effetto di un balsamo. In quell'ambiente pieno di una
solenne pace era possibile dimenticare o ricordare
soltanto come un incubo inverosimile lo studio pieno d'ombre sul cui
pavimento giaceva riversa una forma umana
coperta di sangue. Eppure, mentre mi aggiravo per quel dolce giardino,
tentando di calmare il mio spirito al soffio dei
suoi tiepidi aromi, capitò un incidente curioso che rni riportò di colpo
al pensiero della tragedia e lasciò nel mio animo
un'imp ressione sinistra.
Ho detto che il giardino era circondato da file di alberi di tasso. Nel
punto piú lontano della casa questi si
infittivano in una siepe continua. Sul lato opposto di questa siepe,
nascosto agli occhi di chi vi si avvicinava in direzione
della casa, vi era un sedile di pietra. Mentre mi accostavo a questo
punto, mi giunse un suono di voci: una voce
maschile esprimeva in tono profondo alcune osservazioni, cui rispose un
breve gorgheggio di risa femminili.
Un attimo dopo ero giunto al limite della siepe, e i miei occhi si
posarono sulla signora Douglas e su Barker
prima che i due si accorgessero di me. L'aspetto della donna mi
sconcertò. Nella sala da pranzo si era mostrata riservata
e composta nel dolore, ma ora ogni finzione di tristezza era scomparsa
in lei. I suoi occhi scintillavano della gioia di
vivere, il suo volto vibrava ancora d'allegrezza alle osservazioni fatte
dal suo compagno. Costui sedeva chino in avanti,
le mani intrecciate, i gomiti puntati sulle ginocchia, con un sorriso di
risposta sulla bella e baldanzosa faccia. Un attimo
dopo, ma fu un attimo troppo tardi, essi ripresero le loro maschere
solenni a mano a mano che la mia figura si faceva
piú vicina. Si scambiarono tra loro qualche parola affrettata, poi
Barker si alzò e mi venne incontro.
- Mi scusi - disse - ma ho l'onore di parlare col dottor Watson?
M'inchinai con una freddezza che rivelava molto apertamente quale
impressione sgradevole avessi riportato dal
loro comportamento.
- Pensavamo appunto che dovesse essere lei, data la sua ben nota
amicizia col signor Sherlock Holmes. Le
spiacerebbe parlare per un attimo con la signora Douglas?
Lo seguii a muso duro. Vedevo anche troppo nitidamente, con l'occhio
della mente, quel corpo maciullato disteso
sul pavimento, ed ecco che, a cosí poche ore dalla tragedia, la moglie
dell'assassinato e il suo migliore amico stavano
ridendo insieme dietro un cespuglio, nel giardino che era stato il suo.
Salutai la signora molto freddamente. Avevo preso
parte al suo dolore quando ci eravamo trovati nella sala da pranzo, ma
ora ricambiai con occhi spenti lo sguardo
supplichevole che mi rivolgeva.
- Magari, lei mi giudica insensibile e arida di cuore? - disse lei.
Io mi strinsi nelle spalle. - Non sono fatti miei - risposi.
- Forse, un giorno mi renderà giustizia. Se soltanto lei potesse
rendersi conto...
- Non occorre affatto che il dottor Watson si addentri in particolari di
dubbia importanza - la interruppe
prontamente Barker. - Come le ha detto lui stesso, non sono fatti suoi.
- É proprio cosí - dissi - e perciò chiedo il permesso di proseguire
nella mia passeggiata.
- Un momento, dottor Watson - gridò la donna con voce implorante. - C'è
una domanda alla quale lei può
rispondere con maggiore sicurezza di chiunque altro al mondo, e per me
questo può avere un'importanza enorme. Lei
conosce il signor Holmes e i suoi rapporti con la polizia meglio di
chiunque altro. Se egli fosse informato di qualcosa, in
via confidenziale, sarebbe assolutamente necessario che questa eventuale
informazione venisse trasmessa alla polizia
ufficiale?
- Già, appunto - esclamò ansiosamente Barker. - Lavora per conto
proprio, oppure opera unicamente per incarico
delle autorità ufficiali?
- Francamente, non credo di avere il diritto di esprimermi su questo
punto.
- La prego... la supplico di aiutarci, dottor Watson! Lei ci sarà di
validissimo appoggio se ci illuminerà in
proposito.
C'era un tale accento di sincerità nella voce della donna, che io, per
un attimo, dimenticai completamente la sua
leggerezza e mi sentii sospinto unicamente ad obbedire alla sua volontà.
- Holmes è un investigatore indipendente - spiegai. - Egli è padrone di
se stesso, e agisce solo come lo guida il
suo giudizio personale. Nello stesso tempo, però, non può non sentirsi
legato da vincoli di lealtà verso i funzionari che
investigano con lui, e certo non nasconderebbe loro nulla che potesse
aiutarli nell'assicurare alla giustizia un criminale.
Non posso dir di piú, e vi consiglio di rivolgervi a Holmes in persona,
se desiderate maggiori chiarimenti.
Cosí dicendo, mi levai il cappello e proseguii per la mia strada,
lasciando i due seduti accanto la loro siepe
protettrice. Mi volsi indietro mentre giravo l'angolo di questa, e vidi
che stavano ancora discutendo molto
animatamente; e poiché il loro sguardo mi accompagnava, era evidente che
dovevano parlare del colloquio avuto con
me.
- Non desidero ricevere le loro confidenze - mi disse Holmes quando gli
riferii ciò che era accaduto. Aveva
trascorso tutto il pomeriggio al castello in consultazione con gli altri
suoi colleghi, ed era rientrato verso le cinque con
una fame da lupo, pronto a spolverare da cima a fondo la tavola
imbandita con un tè abbondante che io avevo fatto
preparare appositamente per lui.
- Niente confidenze, Watson, perché se si viene a un arresto per delitto
premeditato potrebbero essere molto
imbarazzanti.
- Lei crede che si arivi a ciò?
Holmes era in uno dei suoi stati d'animo piú allegri e cordiali.
- Mio caro Watson, non appena avrò finito di sterminare questo quarto
uovo sarò lieto d'illuminarla su tutta la
situazione. Non dico che siamo giunti al fondo della faccenda, tutt'altro,
ma quando avremo ritrovato il manubrio
mancante...
- I1 manubrio?
- Santo cielo, Watson, è mai possibile che lei non abbia ancora capito
come tutto il caso s'impernia su questo
manubrio scomparso? Bene, bene, non assuma quell'aria imbronciata
perché, detto tra noi, non credo che né l'ispettore
Mac né quell'altro ottimo funzionario locale abbiano afferrato la
straordinaria importanza di questo particolare. Un solo
manubrio, Watson! Pensi un po' come possa esistere un atleta che si
serva di un unico manubrio. Si raffiguri lo sviluppo
unilaterale, il pericolo imminente di una deformazione ossea! Cosa
orribile e assurda, Watson, non le sembra?
Aveva la bocca piena di pane tostato col burro e gli occhi scintillavano
di malizia; si divertiva un mondo della
mia confusione. Bastava osservare il suo eccellente appetito per avere
garanzia di successo, poiché io mi rammentavo
assai bene di giorni e notti in cui il pensiero del cibo non lo sfiorava
neppure, in cui la sua mente smarrita per vie
traverse si era scontrata contro qualche problema insolubile, mentre i
suoi tratti, già cosí asciutti e scarni, si
assottigliavano ancor piú nell'ascetismo di una completa concentrazione
mentale. Infine accese la pipa e seduto
nell'angolo del camino dell'antico alberghetto di provincia prese a
parlarmi lentamente e a casaccio della vicenda, piú
come uno che pensi ad alta voce che come chi esprima un giudizio già ben
formato.
- Una bugia, Watson, una bugia enorme, totale, potentissima, ecco che
cosa ci viene incontro sin dall’ingresso di
casa. Questo è il nostro punto di partenza. Tutto il racconto fattoci da
Barker è una bugia. Ma il racconto è convalidato
dalle parole della signora Douglas: perciò mente anche lei. Entrambi
mentono e di comune accordo. Ed eccoci ora di
fronte a un problema preciso: perché mentono, e qual’è la verità che
entrambi tentano disperatamente di nascondere?
Vediamo un po', Watson, se riusciamo, lei e io, a smascherare questa
bugia e a far luce sulla verità.
"Come faccio a sapere che mentono? Semplicemente perché si tratta di una
maldestra invenzione che non può
essere vera. Rifletta! Secondo la versione che ci è stata raccontata,
l'assassino ebbe meno di un minuto, dopo aver
perpetrato il delitto, per prendere quell'anello che si trovava sotto un
altro anello, dal dito del morto; per rimettere a
posto l'altro anello - cosa che certamente non aveva motivo di fare - e
per mettere quel misterioso cartoncino accanto
alla sua vittima. Io sostengo che tutto ciò è impossibile. Lei, Watson,
potrà obiettarmi, ma ho troppo rispetto per il suo
buon senso per credere che possa far ciò, che l'anello forse fu tolto
prima che l'uomo venisse ucciso. I1 fatto che la
candela era accesa soltanto da poco tempo dimostra che non poté esservi
un colloquio prolungato. Le sembra, da quanto
abbiamo saputo circa il suo carattere intrepido, che Douglas fosse un
uomo che avrebbe ceduto il proprio anello nuziale
con tanta facilità, o meglio possiamo immaginare che lo avrebbe ceduto
affatto? No, no, Watson, l'assassino rimase solo
col morto, e con la lampada accesa, per un periodo di tempo certamente
piú lungo. Su questo punto non ho il minimo
dubbio. E la fucilata dovette essere sparata prima di quanto ci è stato
detto. Non può esserci errore intorno a un punto
come questo. Ci troviamo pertanto in presenza di una complicità
deliberata da parte delle due persone che hanno sentito
la fucilata, cioè di Barker e della Douglas. Se poi, a coronamento di
tutto ciò, io sono in grado di dimostrare che
l'impronta insanguinata sul davanzale vi fu deliberatamente lasciata da
Barker al fine di mettere la polizia su una falsa
pista, lei deve ammettere che gli indizi pesano gravemente a carico di
quest'uomo.
"E ora dobbiamo domandarci a che ora fu effettivamente commesso il
delitto. Sino alle dieci e mezzo i domestici
giravano per la casa, perciò non avvenne certamente prima di quell'ora.
Alle undici meno un quarto tutta la servitú si era
ritirata nelle proprie stanze, con la sola eccezione di Ames, che si
trovava nella dispensa. Io ho compiuto alcuni
esperimenti dopo che lei ci ha lasciati, questo pomeriggio, e ho
scoperto che nessun rumore fatto da MacDonald nello
studio poteva giungere a me nella dispensa se tutte le porte erano
chiuse. La cosa è però diversa dalla stanza della
governante. Non è tanto lontana lungo il corridoio, e da essa potevo
vagamente afferrare una voce se il tono di questa
era molto alto. Il rumore di uno sparo è in un certo senso attutito se
la scarica avviene a distanza ravvicinata, come
dovette essere indubbiamente nel caso nostro. Non poté essere molto
forte, e nondimeno, dato il silenzio della notte,
deve avere facilmente raggiunto la stanza della signora Allen. Costei è
sí, come ci ha detto, un po' sorda; eppure ha
asserito nella sua deposizione di avere inteso qualcosa come lo sbattere
di una porta mezz'ora prima che venisse dato
l'allarme. Mezz'ora prima dell'allarme significa un quarto alle undici.
Sono certo che ciò che la signora Allen sentì fu lo
sparo di un'arma, e che questo è stato il vero momento del delitto. Se
ciò è esatto, dobbiamo accertare, ammesso che
non siano essi i veri assassini, che cosa possono aver fatto il signor
Barker e la signora Douglas dalle undici meno un
quarto, e cioè dal momento in cui l'eco della fucilata li fece scendere,
sino alle undici e un quarto, quando suonarono il
campanello e radunarono i domestici. Che cosa facevano, e perché non
diedero subito l'allarme? Questo è il problema
che dobbiamo risolvere, e quando lo avremo chiarito avremo fatto un bel
po' di strada in avanti verso la soluzione
finale.»
- Personalmente sono convinto anch'io - dissi - che tra quei due deve
esistere un'intesa. Deve essere una donna
senza cuore per ridere di chi sa quale idiozia a sole poche ore
dall'assassinio del proprio marito!
- Appunto; e non brilla neppure come un campione di moglie, nella sua
deposizione circa gli avvenimenti
occorsi. Io non sono un ammiratore incondizionato del gentil sesso, come
lei ben sa, Watson, ma la mia esperienza di
vita mi ha insegnato che ben poche donne, provviste di un po’ di
considerazione per i propri mariti, si lascerebbero
distogliere, dopo aver ascoltato quattro parole di consolazione del
primo venuto, dall'accorrere presso il cadavere del
consorte. Dovessi mai sposarmi, Watson, voglio sperar di riuscire a
ispirare a mia moglie sentimenti tali, che le
impedirebbero di lasciarsi portar via docilmente da una governante, nel
caso che il mio cadavere giacesse a pochi metri
da lei. La storiella è stata molto mal combinata, perché anche il piú
imbecille degli investigatori rimane colpito davanti
a una cosí totale mancanza della consueta commozione femminile. É
bastato questo solo particolare, per tacere di altri
punti, a farmi sospettare una congiura preordinata.
- Lei ritiene dunque con sicurezza che Barker e la Douglas siano
colpevoli di omicidio?
- Il suo modo di rivolgere domande, caro Watson, è davvero sconcertante
- replicò Holmes, minacciandomi
scherzosamente con la pipa. - Me le butta addosso a mitraglia. Se lei mi
domanda se la signora Douglas e Barker sanno
la verità intorno al delitto e tentano di nasconderla, allora io posso
darle una risposta sicura: certamente sí! Ma la sua
piú drastica supposizione non è altrettanto chiara. Riflettiamo per un
attimo alle difficoltà che si frappongono alla
formulazione di una simile ipotesi .
"Ammettiamo che questa coppia sia unita dai legami di un amore
clandestino e che i due abbiano deciso di
sbarazzarsi delI'uomo che ostacola il raggiungimento dei loro fini. È
un'ipotesi improbabile, poiché un'inchiesta discreta
tra i domestici e altre persone non è assolutamente valsa a
convalidarla. Al contrario, tutte le testimonianze sembrano
concordi nell'asserire che i Douglas costituivano una coppia molto
unita. "
- Sono sicuro che questo non può essere vero - dissi, rammentando il bel
volto sorridente nel giardino.
- Be', comunque davano quest'impressione. Ammettiamo tuttavia che i due
indiziati siano straordinariamente
abili, e che riuscissero a ingannare tutti quanti su questo punto e
tramassero di assassinare il marito. Costui è un uomo
sul cui capo sembra incombere un pericolo...
- Ma a questo proposito abbiamo solo la loro parola!
Holmes assunse un aspetto pensieroso.
- Capisco, Watson. Lei ha costruito una teoria secondo la quale ogni
parola pronunciata da quei due è falsa
dall’inizio alla fine. Secondo questa sua opinione non vi fu mai nessuna
minaccia nascosta, nessuna società segreta,
nessuna Valle della Paura, nessun maestro McVattelapesca, o roba del
genere. Ma questo significa generalizzare un po'
troppo. Vediamo a che cosa ci conduce la sua ipotesi. Costoro inventano
tutto di sana pianta per spiegare il delitto. Poi
per avvalorare la loro versione lasciano una bicicletta nel parco come
prova dell'esistenza di qualcuno venuto dal di
fuori. La macchia sul davanzale tende a rafforzare questa ipotesi. E
allo stesso scopo serve il cartoncino lasciato presso
il corpo della vittima, che può benissimo essere stato preparato nella
casa. Tutto ciò rientra nel quadro della sua tesi,
Watson. Ma ora veniamo a quei particolari non a incastro, insolubili che
non possono assolutamente essere messi a
posto. Perché mai, fra tante armi, un fucile a canna corta, e di marca
americana per giunta? Come potevano essere tanto
sicuri che il rumore dello sparo non li avrebbe fatti sorprendere in
flagrante? E un puro caso, per esempio, che la signora
Allen non sia uscita ad accertarsi del perché quella porta era stata
sbattuta. Per quale motivo la coppia colpevole
avrebbe fatto tutto questo, Watson?
- Confesso che non so trovare una spiegazione.
- E poi, ancora: se una donna e il proprio amante tramano di assassinare
il marito, come oserebbero giungere a
mettere in piazza la loro colpa sottraendo ostentatamente l'anello
nuziale di quest'ultimo dopo averlo ucciso? Le sembra
che ciò sia verosimile, Watson?
- No, non mi pare.
- E ancora: se le fosse venuto in mente di lasciare una bicicletta
nascosta fuori, le sarebbe sembrato un gesto
logico e utile, quando anche il piú sciocco dei poliziotti
comprenderebbe che si tratta di uno stratagemma stupido,
poiché la bicicletta è la prima cosa di cui il fuggiasco avrebbe avuto
bisogno per mettersi in salvo?
- Non riesco a darmi una spiegazione plausibile di ciò.
- Eppure non dovrebbe esservi nessuna combinazione di eventi a cui
l'ingegno di un uomo non sappia
immaginare una spiegazione. Lasci che le indichi una ipotetica linea di
pensiero, come semplice esercizio mentale,
senza affatto affermare che possa essere esatta. Si tratta, lo ammetto,
di pura immaginazione, ma ben sappiamo quanto
spesso l'immaginazione sia la madre della verità!
"Supponiamo dunque che nella vita di questo Douglas esistesse veramente
un segreto, un mistero vergognoso.
Ciò conduce alla sua uccisione a opera di qualcuno che è, supponiamolo,
un vendicatore... qualcuno venuto dal di fuori.
Questo vendicatore, per un motivo di cui, lo confesso, ancora non so
trovare una spiegazione, ha sottratto la vera del
morto. Presumibilmente la vendetta potrebbe risalire nel suo
concepimento al primo matrimonio di Douglas e l'anello
forse fu sottratto in relazione a questo movente. Prima che questo
vendicatore si allontanasse, Barker e la moglie
entrarono nella stanza. L'assassino dovette convincerli che un qualsiasi
tentativo di arrestarlo non avrebbe servito ad
altro che a divulgare uno scandalo odioso. I due, influenzati da questo
timore, preferirono lasciare che si allontanasse
impunito. Forse a questo scopo abbassarono il ponte levatoio, il che può
essere fatto senza il minimo rumore, e quindi lo
rialzarono di nuovo. L'uomo si trasse in salvo, e per un motivo che ci
sfugge pensò che gli sarebbe stato piú facile trovar
scampo a piedi che non in bicicletta. Lasciò dunque la macchina dove
nessuno l'avrebbe scoperta finché egli non si
fosse posto al sicuro. Sin qua siamo entro i limiti del verosimile, non
le pare?"
- Certo, la cosa è possibile, senza dubbio! - dissi, non senza qualche
riserva.
- Dobbiamo tener presente, Watson, che, comunque siano andate le cose,
noi ci troviamo di fronte a un fatto
assolutamente straordinario; ma, per continuare nella nostra ipotetica
descrizione del caso, la coppia, non
necessariamente colpevole, capisce dopo la partenza dell'assassino di
essersi posta in una situazione in cui può risultare
difficile ad entrambi provare non solo di non aver commesso il delitto,
ma persino di non esservi stati conniventi. Allora
rapidamente e alquanto grossolanamente affrontano la situazione. Barker
segna il davanzale con l'impronta della propria
pantofola sporca di sangue per far credere che il fuggiasco abbia preso
il largo da quella parte. Furono essi certamente i
due che avevano sentito il rumore dello sparo, perciò diedero l'allarme
esattamente come dovevano fare, ma una buona
mezz'ora dopo il fatto.
- E lei come ritiene di dimostrare tutto questo?
- Ecco, se si trattava di qualcuno venuto dal di fuori poteva essere
rintracciato e preso. Questa sarebbe stata la piú
efficace di tutte le prove, ma se ciò non è... be', le risorse della
scienza sono lungi dall'essere esaurite. Io credo che una
sera solo in quello studio mi sarebbe di grandissimo aiuto.
- Una sera solo?
- Ho intenzione di recarrni laggiú e subito. Mi sono messo d'accordo con
il prezioso Ames, il quale tra parentesi
non è affatto molto tenero verso Barker. Starò seduto in quella stanza e
vedrò se la sua atmosfera potrà portarmi qualche
ispirazione. Io sono un fervido credente del genius loci. Rida, pure,
caro Watson. Riderà bene chi riderà per ultimo. A
proposito, lei ha con sé il suo grosso ombrello, vero?
- L'ho qui con me.
- Bene, la pregherò di prestarmelo, se non le dispiace.
- Certamente... ma che razza di arma! Se ci dovesse essere pericolo...
- Oh, non abbia paura, mio caro Watson; in tal caso chiederei senz'altro
il suo soccorso. Ma mi basterà il suo
parapioggia. Per il momento aspetto soltanto il ritorno dei nostri
colleghi da Tunbridge W ells, dove si trovano
attualmente a cercare il fantomatico proprietario della bicicletta.
Era quasi notte quando l'ispettore MacDonald e White Mason rientrarono
dalla loro spedizione. E giunsero
esultanti, apportando un grande progresso alla nostra inchiesta.
- Perbacco, ammetto che avevo i miei dubbi circa l'esistenza di qualcuno
dal di fuori - esclamò MacDonald - ma
ormai sono completamente superati. Abbiamo identificata la bicicletta, e
abbiamo una descrizione del nostro uomo;
perciò si è fatto un bel passo avanti.
- Per me questo suona come l’inizio della fine - disse Holmes - e vi
assicuro che mi congratulo di cuore con tutti
e due.
- Ecco, io son partito dal fatto che il signor Douglas era apparso
turbato sin dal giorno innanzi, da quando cioè si
era recato a Tunbridge Wells. Fu dunque a Tunbridge Wells che egli ebbe
la sensazione di un possibile pericolo. Era
perciò evidente che se qualcuno era venuto con una bicicletta non poteva
che essere venuto da Tunbridge Wells.
Abbiamo portato la bicicletta con noi e l'abbiamo mostrata ai vari
albergatori. Essa fu subito identificata dal direttore
dell'Eagle Commercial come appartenente a un certo signor Hargrave che
aveva fissato una stanza di quell'albergo due
giorni prima. Questa bicicletta e una piccola valigia costituivano tutto
il suo bagaglio. Si era iscritto come proveniente
da Londra, ma non aveva dato indirizzo. La valigia è di fabbricazione
londinese e gli oggetti in essa contenuti sono di
marca britannica, ma certo l'uomo non poteva che essere americano.
- Bene, bene - fece Holmes gongolante - avete proprio compiuto un buon
lavoro, mentre io me ne sono stato qui
ad arzigogolare col mio amico. Questa è una lezione che m'insegna a
esser pratico, caro Mac.
- Eh sí, è cosí, signor Holmes - disse l'ispettore tutto soddisfatto.
- Eppure, questo può benissimo rientrare nelle sue ipotesi - osservai
io.
- Forse sí e forse no: ma sentiamo la fine, Mac. Non avete trovato nulla
che potesse identificare quest'uomo?
- Abbiamo trovato cosí poco che evidentemente egli deve avere cercato di
eliminare ogni possibile indizio atto a
farlo riconoscere. Non abbiamo trovato né documenti né lettere né
contrassegni sugli indumenti. Sul tavolino da notte
era posata una carta turistica della contea. Ha lasciato l'albergo ieri
mattina dopo colazione, in bicicletta, e nessuno ha
saputo piú nulla di lui sino al momento in cui abbiamo iniziato le
nostre indagini.
- Questo è ciò che mi rende perplesso, signor Holmes - interloquí White
Mason. - Se questo tizio non voleva
creare pubblicità intorno a sé, sarebbe logico pensare che se ne fosse
tornato all'albergo e vi fosse rimasto come un
qualsiasi turista anonimo. Invece, agendo come ha agito, doveva
immaginare che il direttore dell'albergo lo avrebbe
segnalato alla polizia, e che la sua scomparsa sarebbe stata messa in
relazione col delitto.
- Cosí sarebbe da immaginare. Tuttavia, almeno sino a questo momento, la
sua saggezza appare giustificata, dal
momento che non è stato preso. Ma sentiamo la descrizione... che tipo è?
MacDonald consultò il suo taccuino.
- Ecco i dati che abbiamo potuto raccogliere. A quanto sembra non hanno
prestato un'attenzione particolare alla
sua persona: tuttavia il portiere, lo scrivano e la cameriera sono tutti
d'accordo nel dire che si tratta di un uomo alto circa
un metro e ottanta, sui cinquant'anni, dai capelli leggermente
brizzolati, baffi grigiastri, naso aquilino, e una faccia che
tutti sono concordi nel descrivere accigliata e scostante.
- Bene, a parte l'espressione, potrebbe quasi sembrare la descrizione di
Douglas - osservò Holmes. - Appunto sui
cinquanta, baffi e capelli brizzolati e press'a poco la medesima
statura. Non avete trovato altro?
- Ci hanno detto che era vestito di un completo grigio pesante, e che
indossava un corto soprabito giallo e in testa
un berrettino floscio.
- E il fucile?
- È lungo meno di sessanta centimetri. Avrebbe potuto entrare benissimo
nella valigia, oppure avrebbe potuto
trasportarlo sotto il cappotto senza difficoltà.
- E secondo lei che importanza avrà tutto ciò sulla soluzione del caso
in generale?
- Ecco, signor Holmes - rispose MacDonald - quando avremo preso il
nostro uomo, e può star certo che ho
telegrafato a tutte le sezioni di polizia del paese la sua descrizione
cinque minuti dopo che mi era stata fornita, saremo
meglio in grado di giudicare. Ma anche cosí abbiamo già fatto molta
strada. Sappiamo che un americano che si faceva
chiamare Hargrave è arrivato a Tunbridge Wells due giorni or sono con
bicicletta e valigia. In quest'ultima era nascosto
un fucile a canna corta, perciò egli venne col deliberato proposito di
uccidere. Ieri mattina si diresse qui sulla sua
bicicletta, con l'arma nascosta nell'interno del cappotto. Nessuno lo
vide arrivare, per quanto ci è stato dato di sapere,
ma non gli occorreva attraversare il villaggio per giungere ai cancelli
del parco, e sulla strada ci sono molti ciclisti.
Probabilmente dovette nascondere per prima cosa la bicicletta tra i
cespugli di alloro dove fu ritrovata, e si recò sin qui
a piedi, tenendo d'occhio la casa, in attesa che Douglas uscisse. I1
fucile a canna corta è un'arma strana da usare
all'interno di una casa, ma certo era stata sua intenzione servirsene
fuori, poiché in questo caso offre vantaggi
indiscutibili, non essendo possibile con esso fallire il colpo; e
d'altronde le sparatorie sono talmente comuni in queste
zone di caccia, che nessuno vi avrebbe prestato particolare attenzione.
- Tutto ciò mi sembra chiarissimo! - disse Holmes.
- Il signor Donglas, invece, non comparve. Che cosa fece, allora, il
nostro uomo? Abbandonò la bicicletta e si
avvicinò alla casa col favore del crepuscolo. Trovò il ponte levatoio
abbassato e nessuno in giro. Colse l'occasione che
gli si presentava, avendo senza dubbio già pronta una scusa, nel caso
che si fosse imbattuto in qualcuno. Ma non
incontrò nessuno. Sgattaiolò nella prima stanza che gli capitò a tiro e
si nascose dietro la tendina. Dal suo nascondiglio
poté vedere che veniva alzato il ponte levatoio e comprese cosí che la
sua sola via di fuga gli sarebbe stata offerta dal
fossato. Attese sino alle undici e un quarto, allorché il signor
Douglas, nel suo consueto giro notturno, entrò nella
stanza. Gli sparò addosso e si diede alla fuga come aveva pensato.
Sapeva che la bicicletta sarebbe stata descritta da
quelli dell'albergo e avrebbe costituito un indizio a suo favore, perciò
l'abbandonò e con qualche altro mezzo si recò a
Londra o in qualche nascondiglio sicuro che già doveva aver predisposto
in precedenza... Lei che ne pensa di questa
tesi, signor Holmes?
- Mah, caro Mac, va benissimo fin che va. Qui finisce la sua storia. La
mia conclusione invece è che il delitto fu
commesso mezz'ora prima di quanto fu testimoniato; che la signora
Douglas e il signor Barker sono d'accordo nel
nascondere qualcosa; che essi hano aiutato l'assassino a fuggire, o che
comunque sono entrati nella stanza prima che
questi fuggisse, e che sono stati loro a inventare con false prove la
sua fuga attraverso la finestra, mentre con tutta
probabilità sono stati`proprio loro a farlo uscire calando il ponte
levatoio. Questa è la mia interpretazione della prima
parte della storia.
I due poliziotti scossero il capo.
- Bene, signor Holmes, se questo è vero non facciamo che districarci da
un mistero per capitombolare in un altro
- osservò l'ispettore londinese.
- E magari questo secondo mistero è peggiore del primo -soggiunse White
Mason. - La signora non è mai stata in
America in vita sua. Quale relazione potrebbe avere con un assassino
americano, tanto da sentirsi costretta a
proteggerlo?
- Ammetto che la mia teoria offre parecchie lacune - confermò Holmes. -
Ho intenzione di compiere stanotte una
piccola inchiesta personale, e può darsi che la mia opera possa
contribuire in qualche modo alla causa comune.
- Possiamo esserle di aiuto, signor Holmes?
- No, no! Le mie esigenze sono molto semplici: mi servono soltanto le
tenebre e l’ombrello del dottor Watson. E
Ames, il fedele Ames, mi darà una mano, ne sono sicuro. Tutto il corso
dei miei pensieri mi riconduce invariabilmente
sempre alla medesima domanda base... Com'è possibile che un uomo
atletico eserciti la propria forza su un unico
manubrio?
Era notte alta quando Holmes rientrò dalla sua escursione solitaria.
Avevamo preso una camera a due letti, la
migliore che l'alberghetto di campagna potesse offrire. Io già dormivo
quando fui svegliato dal suo ingresso.
- Dunque, Holmes - mo rmorai assonnato - ha scoperto niente?
Si fermò accanto a me in silenzio, con la candela in mano, poi la sua
alta e magra figura si chinò su di me.
- Senta, Watson - mi sussurrò - avrebbe paura di dormire nella stessa
stanza con un pazzo, con un uomo che
soffre di rammollimento cerebrale, con un idiota la cui mente ha perso
ogni energia?
- Nemmeno per sogno - risposi sbalordito.
- Ah, meno male! - fece, e per quella notte non fu possibile cavarseli
di bocca altro.
La soluzione
I1 mattino seguente dopo colazione trovammo l'ispettore MacDonald e
White Mason seduti in conversazione
animata nel salottino del sergente della locale polizia. Sul tavolo in
fronte a loro erano ammucchiati numerosi
telegrammi e lettere che essi stavano attentamente scegliendo e
catalogando. Tre erano stati messi da parte.
- Sempre sulle tracce dell’introvabile ciclista? - domandò
Holmes in tono cordiale. - Quali sono le ultime notizie intorno a questo
farabutto?
MacDonald indicò con un gesto malinconico il fascio di corrispondenza.
- In questo momento è stato segnalato da Leicester, Nottingham,
Southampton, Derby, East Ham, Richmond,
nonché da quattordici altre località; in tre di queste, East Ham,
Leicester e Liverpool, le prove contro di lui sono
schiaccianti, e anzi è stato arrestato. Sembra che il paese sia pieno di
fuggiaschi in cappotto giallo.
- Oh, santo cielo! - esclamò Holmes in tono preoccupato - E adesso a
lei, caro Mac, e anche a lei, caro Mason,
vorrei dare con serietà un consiglio. Quando ho accettato di investigare
questo caso insieme a voi, ho dichiarato, come
senza dubbio ricorderete, che non intendevo presentarmi con teorie
zoppicanti, ma che avrei elaborato le mie ipotesi
personali fino alla completa certezza . Perciò non intendo dirvi per il
momento quel che penso. D'altro canto avevo
anche promesso che avrei giocato lealmente al vostro fianco, e non
ritengo sia onesto da parte mia lasciarvi sprecare le
vostre energie sia pure per poco in un'impresa senza profitto. Perciò
sono qui per consigliarvi, stamane, e il mio
consiglio si riassume in tre parole: abbandonate queste ricerche.
MacDonald e White Mason fissarono sbalorditi il loro celebre collega.
- Perché? Le considera tempo perso? - esclamò l'ispettore.
- Io considero tempo perso le vostre ricerche. Ma spero di giungere alla
verità.
- Ma questo ciclista non è un'invenzione! Abbiamo la sua descrizione, la
sua valigia, la sua bicicletta, bisogna
che questo tizio si trovi pure in qualche posto! Perché non dovremmo
prenderlo?
- Certo, certo; non c’è dubbio che si trovi da qualche parte, e non vi è
dubbio che lo prenderete, ma non vorrei
vedervi disperdere le vostre energie in East Ham o magari a Liverpool.
Sono sicuro che riusciremo a trovare una
scorciatoia per giungere al risultato prefisso.
- Lei ci sta nascondendo qualcosa. Non è molto corretto questo da parte
sua, caro Holmes. - L'ispettore aveva
ormai un'aria seccata.
- Lei sa come lavoro, Mac. Ma non mancherò di informarla più a lungo.
Desidero soltanto controllare i miei dati
in un certo determinato senso, cosa che farò presto, dopo di che vi
presenterò i miei omaggi e rientrerò a Londra,
lasciando completamente a vostra disposizione i miei risultati. Vi sono
troppo obbligato per fare diversamente, poiché
in tutta la mia carriera non ricordo un caso piú singolare e
interessante di questo.
- Io non ci capisco piú niente, signor Holmes. Noi l'abbiamo vista ieri
sera, al nostro ritorno da Tunbrigde Wells,
e in sostanza era d'accordo con noi circa i risultati che avevamo
ottenuti. Che cosa è accaduto da quel momento che ha
gettato nuova luce sul problema?
- Ecco, dal momento che me lo chiede, stanotte, come già vi ho detto che
avrei fatto, ho trascorso alcune ore al
castello.
- Ebbene?
- Ah! Per il momento posso darvi solo una risposta molto generica. A
proposito, ho letto una descrizione breve,
ma assai chiara e interessante, del vecchio fabbricato, descrizione che
si può acquistare per la modesta somma di un
penny dal tabaccaio locale. - E cosí dicendo Holmes trasse di tasca un
libretto, abbellito di una rozza incisione,
rappresentante l'antico castello. - Un'inchiesta acquista gusto nuovo,
mio caro Mac, quando ci mettiamo in contatto
spirituale con l'atmosfera storica dell'edificio in cui dobbiamo
svolgerla. Non assuma quell'aria spazientita, perché le
garantisco che anche una descrizione nuda come questa riesce a destare
nell'animo del lettore una certa immagine vivida
del passato. Mi consenta di leggerle un passo: "Costruito nel quinto
anno del regno di Giacomo I sull'area di un edificio
assai piú antico, il Maniero di Birls tone offre uno dei migliori esempi
tuttora superstiti di residenza fortificata dell'epoca
di Giacomo I..."
- Ma lei ci prende in giro, signor Holmes!
- Calma, calma, Mac! É il primo segno di impazienza finora dimostrato da
lei. Bene, bene, non continuo a
leggere, dal momento che la disturba tanto. Ma quando le avrò detto che
c'è una descrizione della conquista del luogo
da parte di un colonnello del Parlamento, nel 1644, di come Carlo VI si
nascose per diversi giorni durante la guerra
civile, e infine di una visita fattavi da Giorgio II, dovrà ammettere
che in questa antica casa sono avvenuti diversi fatti
degni di nota.
- Non ne dubito, signor Holmes; ma questi fatti non interessano, nel
caso nostro.
- Davvero? Crede? Bisogna essere di vedute larghe, mio caro Mac, se si
vuole riuscire nella nostra professione.
Lo scambio delle idee e un insieme di nozioni molteplici e incrociate
offrono sempre un interesse straordinario. Vorrete
scusare queste osservazioni da parte di uno che, pur essendo un semplice
dilettante, è forse un po' piú vecchio e
possiede un po' di esperienza in più di voi.
- Sono il primo ad ammetterlo - esclamò il poliziotto accalorato. - Lei
coglie sempre nel segno, lo riconosco. Ma
ha un modo cosí maledettamente contorto di girarci intorno!
- Bene, bene, lasciamo andare la storia antica e veniamo ai fatti
attuali. Come già ho detto, ieri sera mi sono
recato al maniero. Non ho visto né il signor Barker né la signora
Douglas. Mi è sembrato inutile disturbarli, ma sono
stato lieto di apprendere che la signora non appariva visibilmente
addolorata e che anzi aveva gustato un pranzo
eccellente. La mia visita era concordata con precisione con il buon
Ames. Con lui ho scambiato alcune battute, e ho
ottenuto il suo permesso di sedermi da solo nello studio per un po’, a
insaputa degli altri.
- Cosa! Con quel... - esclamai.
- No, no; ormai tutto è in ordine in quella stanza. È stato lei a
consentire alla rimozione del cadavere, Mac; cosí
almeno mi hanno detto. Dunque la stanza in questione è ritornata al suo
stato normale, e in essa io ho trascorso un
quarto d'ora istruttivo.
- Ma che cosa ha combinato là dentro?
- Non voglio fare un mistero di una faccenda cosí semplice. Mi sono
limitato a cercare il manubrio scomparso.
Questo particolare ha sempre avuto per me un grande peso nella
valutazione del caso, e ho finito per trovarlo.
- Dove?
- Ah! Qui veniamo al limite dell'inesplorato. Permettetemi di procedere
un poco oltre, ah, solo di poco, e vi
prometto che saprete tutto ciò che so io.
- E va bene, siamo costretti ad accettare le condizioni che lei ci
impone - disse l'ispettore - ma quando arriva a
dirci di abbandonare le ricerche... perbacco, in nome di tutti i
diavoli, perché dovremmo abbandonarle?
- Per il semplice motivo, mio caro, che lei non ha la minima idea di che
cosa stia cercando.
- Ma se stiamo cercando l'assassino del signor John Douglas, del maniero
di Birlstone!
- Già, già, infatti. Ma non state a preoccuparvi di rintracciare il
misterioso individuo in bicicletta. Vi garantisco
che è una ricerca inutile .
- E allora che cosa ci suggerisce di fare?
- Vi dirò esattamente quello che dovrete fare, purché voi mi promettiate
di darmi retta.
- Va bene, devo ammettere che nonostante tutti suoi strani modi, io ho
sempre visto che lei finisce con l'aver
ragione. Farò come mi consiglia lei.
- E lei, signor White Mason?
Il poliziotto di campagna si guardò intorno con aria perplessa. Holmes e
i suoi sistemi erano nuovi per lui.
- Mah, se l'ispettore è d'accordo, lo sono anch'io - brontolò infine.
- Ottimo! - concluse Holmes. - E adesso consiglierei a tutt'e due una
bella passeggiatina in campagna. Mi dicono
che il panorama che si gode dalla Punta di Birlstone sul Weald sia
notevole. Naturalmente potreste fare una simpatica
colazione in qualche bed & breakfast campestre, per quanto la mia scarsa
conoscenza della contrada m'impedisca di
raccomandarvene uno in modo particolare. Questa sera, stanchi ma
soddisfatti...
- Ma, amico mio, lei passa la misura! - esclamò Mac Donald, alzandosi
dalla sedia con fare impaziente.
- E va bene, trascorrete la giornata come piú vi pare e piace -replicò
Holmes battendogli allegramente una mano
sulla spalla. -Fate quello che volete e andate dove vi pare, ma
ritrovatevi qui prima di sera...
- Questo si chiama parlare con buonsenso!
- Io vi avevo dato semplicemente un ottimo consiglio, ma non insisto,
purché siate qui per quando avrò bisogno
di voi. Ora però, prima che ce n'andiamo, desidero che scriviate un
biglietto al signor Barker.
- Beh...
- Ve lo detterò io, se non vi dispiace. Siete pronti? "Egregio signore,
ho pensato sia nostro dovere prosciugare il
fossato, nella speranza che si possa trovare qualche..."
- Ma è impossibile - protestò l'ispettore - io ho già fatto i rilievi e
controlli del caso.
- Calma, calma, amico mio! Scriva quello che le sto dettando, la prego.
- E va bene, vada avanti.
- ... "nella speranza che si possa trovare qualcosa di utile alla nostra
inchiesta. Ho già predisposto tutto e gli
operai saranno all'opera domattina per tempo al fine di deviare il
torrente..."
- Impossibile!
- ..."al fine di deviare il torrente, perciò ho ritenuto piú opportuno
avvertirla in tempo utile". E adesso firmi e lo
mandi a mano verso le quattro. A quell'ora ci ritroveremo qui in questa
stanza. Sino a quel momento possiamo fare
quello che piú ci piace, poiché vi assicuro che questa inchiesta è ormai
giunta a una svolta importante.
Le tenebre stavano calando lentamente quando ci ritrovammo. Holmes
appariva molto serio, io ero incuriosito, e
i due poliziotti avevano un'aria palesemente scettica e seccata.
- Dunque, signori - disse il mio amico con aria grave - io vi chiedo ora
di mettere ogni cosa in discussione
insieme a me, e giudicherete voi stessi se le osservazioni raccolte
giustificano le mie conclusioni. È una sera piuttosto
fredda, e non so sino a che ora potrà durare la nostra spedizione,
perciò vi raccomando di indossare i vostri cappotti piú
pesanti. È di capitale importanza che noi si sia ai nostri posti prima
che faccia buio; col vostro permesso, ci metteremo
in cammino subito.
Passammo lungo i limiti esterni del parco del castello sino a che
giungemmo in un punto in cui vi era un varco
nello steccato che lo cingeva. Ci infilammo attraverso questo varco e
seguimmo quindi Holmes nelle tenebre
incombenti, finché giungemmo a un boschetto di bassi alberi che si
stende quasi contro la porta centrale e il ponte
levatoio. Quest'ultimo non era stato ancora alzato. Holmes si accovacciò
dietro lo schermo dei lauri, e tutti e tre
seguimmo il suo esempio.
- Bene, e adesso che cosa facciamo? - chiese MacDonald seccato.
- Imponetevi di pazientare e fate quanto meno rumore possibile - fu la
risposta di Holmes.
- Ma si può sapere perché siamo qui? Francamente io trovo che lei possa
essere un po’ più chiaro.
Holmes rise.
- Watson sostiene che io sono il drammaturgo della vita reale -
confessò. - Una certa inclinazione artistica vibra
sempre dentro di me e si ostina a pretendere una rappresentazione con
una sapiente regìa. Certo, caro Mac, la nostra
professione sarebbe squallida se a volte non disponessimo la scena in
modo da esaltare e dar lustro ai nostri risultati.
Un’accusa rozza, un colpo brutale sulle spalle; come può essere
giudicato un simile evento? Ma la balenante intuizione,
l'agguato sagace, la visione acuta del futuro, la prova trionfante di
audaci teorie, non sono tutti orgoglio e
giustificazione della nostra vita di lavoro? In questo momento lei si
tende con emozione e ansia tipiche di chi va a
caccia. Dove sarebbe questa emozione se io avessi il profilo basso
dell’orario ferroviario? Le chiedo semplicemente un
po' di pazienza, caro Mac, e tutto fra poco le apparirà chiarissimo.
- Bene, spero che l'orgoglio e la giustificazione e il resto arrivino
prima che si muoia di freddo tutti e quattro -
borbottò con comica rassegnazione il poliziotto londinese.
Avevamo infatti tutti e quattro buon motivo per unirci al suo desiderio,
ma la nostra attesa fu lunga e amara. A
poco a poco le tenebre si accumularono sulla lunga e cupa facciata della
vecchia casa. Un soffio freddo e umido
proveniente dal fossato ci intirizzí sino alle ossa e ci fece battere i
denti. Un'unica lampada risplendeva sopra l'ingresso
e un globo di luce immota rischiarava lo studio fatale. Tutto il resto
era oscurità e silenzio.
- Fino a quando durerà questa storia? - chiese ad un tratto l'ispettore.
- E che caspita aspettiamo?
- Io non so certo piú di quanto sappia lei sino a quando durerà -
replicò Holmes spigoloso. - Se i criminali
avvertissero sempre dei loro movimenti come le ferrovie delle partenze
dei treni, sarebbe comodo per tutti. In quanto a
quello che noi... Ecco, ecco quello che siamo venuti a osservare.
Mentre parlava, la brillante luce gialla dello studio fu oscurata da
qualcuno che vi passava davanti. I1 ciuffo di
lauri in mezzo ai quali ci eravamo nascosti stava proprio in fronte alla
finestra e a non piú di trenta metri da essa. Ed
ecco che i suoi battenti furono aperti con un cigolio di cardini, e ci
fu possibile intravedere la scura sagoma di una testa
e di due spalle maschili che si affacciarono fuori nelle tenebre. Per
alcuni minuti l'uomo stette a scrutare, proteso in
avanti, in atteggiamento furtivo, come chi voglia assicurarsi di non
essere spiato. Quindi si protese ancora piú innanzi, e
nel silenzio teso della notte avvertimmo un sordo sciacquio di acqua
agitata. Pareva che stesse sommovendo il fossato
con qualcosa che brandiva. Poi improvvisamente ritrasse qualcosa, come
un pescatore potrebbe trarre a riva un pesce,
un oggetto grosso, rotondo, che oscurò la luce mentre veniva tirato su
attraverso la finestra aperta.
- Ora! - gridò Holmes. - Ora!
Balzammo tutti e quattro in piedi tenendogli dietro con le nostre membra
irrigidite, mentre egli, con uno di quegli
scoppi improvvisi di energia nervosa che potevano renderlo all'occasione
l'uomo piú attivo e forte che io abbia mai
conosciuto, si era messo a correre velocemente attraverso il ponte e
suonare la campana con vivacità. Si sentì dall'altra
parte un raspare di spranghe ferrate, e un attimo dopo apparve sulla
soglia lo stupefatto Ames. Holmes lo sospinse da un
lato senza una parola e seguito da tutti noi si precipitò nella stanza
occupata dall'uomo che avevamo spiato.
I1 chiarore che avevamo notato dall'esterno era rappresentato da una
lampada a olio posata sul tavolo. L'oggetto
si trovava nelle mani di Cecil Barker, il quale lo teneva rivolto verso
di noi nel mo mento in cui entravamo. La luce della
lampada si rifletteva sul suo volto forte, risoluto, accuratamente
sbarbato, e sui suoi occhi minacciosi.
- Cosa diavolo significa tutto ciò? - gridò. - E che cosa cercate?
Holmes volse intorno una rapida occhiata e immediatamente balzò su un
fagotto fradicio d'acqua e legato
insieme da una corda che giaceva dove era stato cacciato, cioè sotto lo
scrittoio.
- Ecco quel che cerchiamo, signor Barker. Questo fagotto, appesantito
con un manubrio, che lei ha appena
ripescato dal fondo del fosso.
Barker fissò Holmes con un'espressione di intenso sbalordimento dipinto
sul viso.
- Ma come diavolo è riuscito a sapere di questa faccenda? - domandò.
- Semplicemente perché sono stato io a mettere li quel fagotto.
- Lei lo ha messo li? Lei!
- Forse avrei dovuto dire a "rimetterlo" - aggiunse Holmes. - Lei
ricorderà, ispettore MacDonald, che la
mancanza di un manubrio mi aveva particolarmente colpito. Io attirai la
sua attenzione su questo particolare, ma
l'incalzare di altri avvenimenti non le diedero il tempo di dare a
questo fatto la considerazione dovuta. Quando c'è
dell'acqua vicina e manca un peso, non è un'ipotesi troppo arrischiata
pensare che qualcosa è stato affondato nella
suddetta acqua. Comunque, valeva la pena di provare l'ipotesi, perciò
con l'aiuto di Ames, che mi permise di entrar nella
stanza, e dell'impugnatura ricurva del parapioggia del dottor Watson, mi
fu possibile ieri sera ripescare ed esaminare
questo fagotto. Era però della massima importanza riuscire a dimostrare
chi lo avesse messo. Ricorremmo pertanto al
semplice stratagemma di annunciare che il fossato sarebbe stato
prosciugato nella mattinata di domani, il che ebbe come
effetto naturale la reazione da parte di chi nascose il fagotto di
ritirarlo col favore dell’oscurità. Siamo in quattro
testimoni ad aver v isto chi ha agito nell’oscurità, e perciò, signor
Barker, ritengo che ora la parola spetti a lei.
Sherlock Holmes pose sul tavolo accanto alla lampada il fagotto zuppo
d'acqua e disfece la corda che lo legava.
Trasse fuori un manubrio che buttò accanto al suo compagno abbandonato
in un angolo. Comparvero poi un paio di
scarpe. - Americane, come vedete - osservò, indicandone le punte. Quindi
posò sul tavolo un lungo coltello micidiale,
racchiuso entro un fodero. Districò infine un fascio di indumenti
comprendenti un cambio completo di biancheria, un
paio di calzini, un vestito sportivo grigio e un corto cappotto giallo.
- I vestiti sono comuni - osservò ancora Holmes - a eccezione del solo
cappotto che è ricco di indizi interessanti. -
Lo accostò con gesto sicuro alla gente, mentre le sue lunghe dita
sottili giocherellavano su di esso. - Qui, come noterete,
c'è la tasca interna prolungata sin dentro la fodera, in modo da
consentire ampio spazio per riporvi la doppietta mozza.
L'etichetta del sarto è cucita sul collo, "Neale, Confezioni, Vermissa,
U.S.A.". Ho trascorso un istruttivo pomeriggio
nella biblioteca parrocchiale, e ho aumentato le mie cognizioni
aggiungendovi il particolare che Vermissa è una ridente
cittadina situata all'imbocco di una delle piú note vallate carbonifere
e ferrifere degli Stati Uniti. Mi pare di ricordare
vagamente, signor Barker, che lei ha associato le zone carbonifere con
la personalità della prima moglie di Douglas, e a
me non sembra induzione troppo arrischiata supporre che il V. V. vergato
sul cartoncino ritrovato accanto al cadavere
possa ritenersi l'iniziale di Valle Vermissa, e che questa valle, che
spedisce emissari assassini, possa essere quella Valle
della Paura di cui abbiamo inteso parlare. Sin qui le cose sono
abbastanza chiare. E adesso, signor Barker, non vorrei
impedirle di offrirci la sua spiegazione.
Era stato un vero spettacolo osservare il volto espressivo di Cecil
Barker durante l'esposizione del celebre
poliziotto. Collera, stupore, costernazione, incertezza, travagliarono a
turno quel volto inquieto. L'uomo si rifugiò infine
in un’ironia corrosiva.
- Lei la sa talmente lunga, signor Holmes, che forse farebbe meglio a
dirci ancora qualche altra cosa - ribatté
sogghignando.
- Senza dubbio saprei dirle ancora parecchie altre cose, signor Barker,
ma sarebbero dette con grazia maggiore se
provenissero da lei.
- Oh, lei la pensa cosí, dunque? Be', tutto ciò che posso dirle è che se
in questa faccenda esiste un segreto, non è
certo un segreto mio, e io non sono uomo da spiattellare i fatti altrui.
- Certo che se la prende su questo tono, signor Barker - intervenne
tranquillamente l'ispettore - dovremo tenerla a
nostra disposizione sino a quando avremo un mandato di arresto contro di
lei.
- Potete fare tutto quello che vi pare - replicò Barker in tono di
sfida.
La situazione sembrava essersi definitivamente cristallizzata per quanto
riguardava quell'uomo, poiché bastava
osservare la sua faccia granitica per comprendere che nessuna peine
forte et dure sarebbe mai valsa a piegarlo contro la
sua volontà. Ma il punto morto fu superato inaspettatamente da una voce
femminile. La signora Douglas era rimasta in
ascolto presso la porta socchiusa, ed ora era entrata nello studio.
- Lei ha fatto anche troppo per noi, Cecil - disse. - Qualsiasi cosa
avvenga in futuro, lei ha già fatto anche troppo.
- Ha perfettamente ragione, signora - osservò gravemente Sherlock
Holmes. - Io comprendo perfettamente i suoi
sentimenti e la prego di tutto cuore di avere fiducia nell'assennatezza
delle nostre leggi e di mettersi completamente
nelle mani della polizia. Forse ho anch'io una certa colpa per non avere
accolto l'offerta da lei fattami per mezzo del mio
amico dottor Watson. Ma in quel momento avevo ogni ragione di ritenere
che lei fosse direttamente coinvolta nel
delitto. Ora sono certo che così non è. Vi è tuttavia molto ancora di
inspiegato, e pertanto la prego vivamente a esortare
il Signor Douglas di esporci la sua personale versione dei fatti.
Alle parole di Holmes, la signora lanciò un grido di stupore, al quale
facemmo eco io e i poliziotti, e, in quel
momento, ci accorgemmo, a un tratto, della presenza di un uomo che
pareva essere uscito letteralmente dalla parete e
che si avvicinava ora a noi dalI'angolo semibuio dal quale era sbucato.
La signora si volse e, in un attimo, le sue braccia
lo avevano circondato. Barker strinse la mano che l'uomo gli tendeva.
- É meglio cosí, John - gli andava ripetendo sua moglie. - Sono sicura
che è meglio cosí.
- Anch'io, signor Douglas, sono sicuro che questa sia la soluzione
migliore - confermò Sherlock Holmes.
L'uomo rimase per qualche istante a fissarci, socchiudendo gli occhi con
lo sguardo abbacinato di chi esce
all'improvviso dalle tenebre alla luce. Aveva un aspetto notevole: occhi
grigi baldanzosi, baffi corti e brizzolati, mento
squadrato, volitivo e bocca ironica. Ci squadrò a lungo, poi, con mio
stupore, si avanzò verso di me e mi porse un fascio
di fogli.
- Ho inteso parlare di lei - disse con una pronuncia che non era né del
tutto inglese né del tutto americana, ma nel
complesso piacevole. - Lei è lo storico di questa eletta congrega.
Ebbene, dottor Watson, è la prima volta, credo, che un
racconto del genere le passa per le mani; sarei pronto a scommettere in
proposito il mio ultimo dollaro. Lei l'aggiusti a
modo suo, ma i fatti sono questi, e vedrà che al pubblico piaceranno.
Sono stato rintanato per due giorni, e ho speso le
ore diurne, se si può parlare di ore diurne in quella trappola da topi,
a scrivere le mie avventure. Le piaceranno:
piaceranno a lei e anche al suo pubblico. Questo è il racconto della
Valle della Paura.
- Ma quella è storia passata, signor Douglas - osservò Sherlock Holmes
con la sua voce quieta. - Ciò che noi
desideriamo ora conoscere è la sua storia attuale.
- Sono ai suoi ordini - rispose Douglas. - Posso fumare, mentre parlo?
Oh, grazie, signor Holmes; è fumatore
anche lei, se ben ricordo, e può immaginare che cosa significa per un
poveraccio starsene seduto per due giorni col
tabacco in tasca, senza fumare, per paura che l'odore del fumo lo possa
tradire. - Si appoggiò contro la mensola del
camino e aspirò avidamente il sigaro che Holmes g]i aveva offerto. -
Avevo inteso parlare di lei, signor Holmes, ma non
avevo mai immaginato che l'avrei incontrata un giorno. Quando però avrà
finito di leggere quelli - e accennò ai fogli
che io tenevo in mano - riconoscerà che le ho offerto qualcosa di
veramente inedito.
Nel frattempo l'ispettore MacDonald aveva seguitato a fissare il nuovo
venuto con espressione di indicibile
meraviglia.
- Ma io non ci capisco piú niente! - gridò infine. - Se lei è il signor
John Douglas, del castello di Birlstone, allora
intorno alla morte di chi stiamo investigando da due giorni, e da dove
diamine è saltato fuori lei? Ho avuto
l'impressione che sia schizzato su dal pavimento come un giocattolo a
molla.
- Ah, caro Mac - disse Holmes, scotendo all'indirizzo del povero
ispettore un indice carico di scherzosa minaccia.
- Lei non ha voluto leggere quell'ottima guida locale in cui era
racchiusa la descrizione del nascondiglio di re Carlo. A
quei tempi la gente non si nascondeva se non in rifugi sicuri, e un
nascondiglio che fu usato in passato può servire anche
attualmente. Io mi ero convinto che avremmo ritrovato il signor Douglas
sotto questo tetto.
- E da quanto tempo ci sta prendendo in giro, signor Holmes? - gridò
l'ispettore furibondo. - Da quanto tempo ci
sta menando per il naso permettendo che noi si prosegua in un'inchiesta
che lei sapeva benissimo essere inconsistente?
- Ma io non vi ho fatto sciupare neppure un minuto, mio caro Mac! Ho
potuto assodare l'esattezza delle mie
ipotesi soltanto ieri sera, e poiché non potevo averne la prova prima di
stanotte, ho esortato lei e il suo collega a
prendersi una giornata di vacanza. Ora io le chiedo, che cosa potevo
fare di piú? Quando ho ritrovato nel fossato quegli
indumenti, ho compreso immediatamente che il corpo che noi avevamo
trovato doveva essere quello del ciclista
proveniente da Tunbridge Wells. Non vi era altra conclusione possibile.
Dovevo però accertare dove si fosse cacciato il
signor John Douglas, e dal calcolo delle probabilità mi parve che con la
connivenza della propria moglie e dell'amico
dovesse essersi nascosto in una casa che offrisse tutte le comodità del
caso, in attesa di tempi migliori, quando gli fosse
riuscito di mettersi in salvo definitivamente.
- Perbacco, le sue ipotesi sono pressoché perfette - confermò Douglas in
tono d'approvazione. - Avevo pensato di
scansare le vostre leggi inglesi, perché non ero sicuro di come me la
sarei cavata con voi, ma soprattutto vidi in questo
stratagemma la possibilità di far perdere definitivamente le mie tracce
a quei maledetti mastini. Badate bene, non ho
fatto nulla dal principio alla fine di cui debba vergognarmi, e niente
che non sarei pronto a rifare; ma giudicherete voi
stessi quando vi avrò raccontato la mia storia. Non si disturbi ad
avvertirmi, ispettore; sono pronto ad alzare la mano e a
giurare tutte le verità che vuole.
"Non starò a ricominciare dal principio. É tutto scritto lí... "e indicò
il fascio di carte che mi aveva consegnato; "e
vedrete che razza di strano racconto sarà! In breve si riassume in
queste poche parole: vi sono alcuni uomini che hanno
buone ragioni per odiarmi e darebbero l'ultimo dollaro per essere sicuri
di farmi la pelle. Fino a quando io sarò vivo e
loro saranno vivi non ci sarà sicurezza per me in questo mondo. Mi hanno
inseguito da Chicago in California; poi mi
hanno costretto a fuggire dall'America, ma quando mi sposai e venni a
stabilirmi in questo posticino tranquillo avevo
sperato che i miei ultimi anni potessero essere pacifici. Non ho
spiegato mai a mia moglie come stavano realmente le
cose. Perché avrei dovuto immischiarla in questi guai? Non avrebbe avuto
piú un momento di serenità, ma si sarebbe
sempre immaginata chi sa che problemi. Certo, doveva avere presagito
qualcosa, da qualche parola che
inavvertitamente mi sono lasciato sfuggire: ma sino a ieri, dopo che
voi, signori, l'avete veduta, aveva sempre ignorato
come stessero esattamente le cose. Vi riferí tutto quello che sapeva, e
altrettanto fece Barker, perché la notte del
fattaccio vi fu ben poco tempo per spiegarci. Adesso però è al corrente
di tutto, e forse avrei agito piú saggiamente se
l'avessi informata prima. Ma si trattava di una questione delicata,
cara" per un attimo prese la mano di lei tra le sue "e io
ho creduto di agire per il meglio.
"Dunque, signori, il giorno prima della tragedia mi ero recato a
Tunbridge Wells dove vidi casualmente una
figura d'uomo per la strada. Non fu che una visione fugace, ma io ho
l'occhio pronto per queste cose, e non ebbi il
minimo dubbio di chi potesse essere. Era il peggior nemico che avessi
tra quella gente, un tale che mi aveva tenuto
dietro in tutti questi anni come fa un lupo affamato con un povero
caribú. Capii che potevano giungermi guai. Perciò
rientrai a casa mia e mi preparai ad affrontare il peggio. Decisi di
lottare fino in fondo con le mie sole forze. Ci fu un
tempo in cui la mia buona stella era conosciuta in tutti gli Stati
Uniti, e non dubitai che mi avrebbe assistito anche
questa volta.
"Stetti bene in guardia per tutto il giorno seguente e non uscii mai nel
parco. Fu una fortuna, perché mi avrebbe
colpito con quella sua dannata doppietta prima ancora che avessi potuto
avere il tempo di dire "bah". Quando il ponte
levatoio fu alzato (mi sentivo sempre piú tranquillo quando alzavano il
ponte la sera) ogni preoccupazione mi passò
dalla mente. Non avrei certo immaginato che riuscisse a intrufolarsi in
casa mia e a tendermi un agguato tra le mie
stesse mura. Ma quando incominciai il mio solito giro, in veste da
camera, e misi piede nello studio fiutai subito il
pericolo. Quando un uomo ha avuto una vita avventurosa, e ai miei tempi
ne ho viste di tutti i colori, si sviluppa in lui
come un sesto senso che lo avverte come un lampione rosso. Sentii quasi
subito puzza di guai, senza tuttavia saper dire
il perché. Un attimo dopo, scorsi una scarpa che sporgeva da sotto il
tendaggio della finestra e afferrai di colpo la
situazione, in tutta la sua gravità.
"Io avevo un'unica candela, quella appunto che tenevo in mano, ma dalla
lampada del vestibolo, attraverso la
porta aperta, giungeva un po' di luce. Posai la candela e balzai ad
afferrare un martello che avevo dimenticato sulla
mensola del camino. Contemporaneamente, l'uomo mi fu addosso. Vidi il
luccichio di un pugnale e mi buttai
sull'intruso, col martello. Lo colpii subito in pieno, e, infatti, il
pugnale cadde tintinnando sul pavimento. Ma l'uomo
strisciò intorno al tavolo con l'agilità di un'anguilla, e un attimo
dopo tolse da sotto il mantello quel suo maledetto
fucile. Lo vidi mirare, ma, con un balzo, gli fui quasi addosso,
afferrando l'arma per la canna, prima che potesse sparare.
Per un minuto e piú lottammo disperatamente: il primo che mollava la
presa era destinato a morire.
"L'uomo non abbandonò mai la sua stretta, ma tenne il calcio del fucile
rivolto all'ingiú forse per un attimo di
troppo. Può anche darsi sia stato io a premere il grilletto. Forse,
anche, lo facemmo scattare insieme. Comunque, fu lui a
ricevere in piena faccia la doppia scarica, mentre a me non restò che
contemplare ciò che rimaneva di Ted Baldwin. Lo
avevo riconosciuto in città e anche ora, quando mi era saltato addosso,
ma nemmeno sua madre lo avrebbe riconosciuto
ormai, nello stato in cui era ridotto. Io sono abituato a certe cose, ma
lo spettacolo di quella testa maciullata, per poco
non mi fece dar di stomaco.
"Me ne stavo cosí inerte di fianco alla tavola, quando fui raggiunto da
Barker che era sceso precipitosamente dal
piano superiore. Contemporaneamente, intesi il passo di mia moglie;
allora, corsi alla porta e la fermai. Non era uno
spettacolo per donne. Le assicurai che l'avrei raggiunta di lí a poco.
Scambiai con Barker qualche parola; lui afferrò
tutto a una semplice occhiata, e, insieme, aspettammo che venissero gli
altri. Ma nessuno comparve. Capimmo, allora,
che non avevano potuto udire nulla, e che quanto era accaduto era noto
unicamente a noi tre.
"Fu allora che mi balenò l'idea, e mi parve cosí luminosa, che ne rimasi
abbagliato. La manica del morto era
scivolata all'insú, e io avevo riconosciuto sul suo avambraccio il ma
rchio della Loggia. Guardi qui.”
L'uomo che noi conoscevamo come Douglas si rimboccò la manica a sua
volta e ci mostrò un triangolo bruno
contornato da un cerchio, in tutto e per tutto identico a quello che
avevamo notato sul braccio del morto.
- Fu quel segno a mettere in moto tutta la macchina. Ebbi l'impressione
che ogni cosa, di colpo, mi fosse chiara.
La statura, i capelli, la corporatura erano pressappoco i miei. In
quanto alla faccia, poveretto, chi avrebbe saputo
riconoscerlo? Lo svestii, e, in capo a un quarto d'ora, io e Barker gli
avevamo messo addosso la mia veste da camera.
Poi, lo lasciammo lí come voi lo avete trovato. Legammo tutti suoi
stracci in un fagotto, vi unimmo il solo peso che mi
fu possibile trovare e gettammo il tutto dalla finestra. Il cartoncino
che egli intendeva lasciare accanto al mio cadavere
giaceva ora presso il suo. Gli mettemmo al dito i miei anelli, ma quando
fu la volta della fede... - e cosí dicendo tese
verso di noi la mano muscolosa - potete vedere da voi stessi che non
sarei mai riuscito a togliermela. Non me la sono
piú levata dal giorno del mio matrimonio, e ci sarebbe voluta una lima
per segarla via. Sinceramente, non so se avrei
avuto il coraggio di separarmene, ma anche se avessi voluto non avrei
potuto. Perciò, dovemmo affidare questo
particolare alle mani della Provvidenza. Pensai invece di prendere un
pezzo di cerotto e di applicarlo nel punto in cui ne
ho una striscia io stesso, in questo momento. Con tutta la sua astuzia,
signor Holmes, questo punto lei se lo è lasciato
scappare, perché se avesse pensato a togliere quella strisciolina di
cerotto si sarebbe accorto che, sotto, non c'era nessun
taglio.
"Ecco, questa era dunque la situazione. Se potevo scomparire per un po'
di tempo per poi rifugiarmi in un luogo
sicuro dove mia moglie mi avrebbe raggiunto in seguito, avremmo avuto la
speranza di vivere finalmente in pace la
nostra vita. Quei maledetti non mi avrebbero dato tregua fin che fossi
stato su questa terra, ma se avessero letto sui
giornali che Baldwin aveva acciuffato il suo uomo, i miei guai sarebbero
finiti. Non avevo molto tempo per spiegare
con precisione tutto il mio pensiero a Barker e a mia moglie, ma essi
afferrarono in modo abbastanza pronto le mie
intenzioni per aiutarmi. Io sapevo perfettamente dell'esistenza di
questo nascondiglio, come pure Ames, ma non gli
venne mai in testa di metterlo in relazione con i fatti accaduti. Mi
ritirai dunque là dentro, e lasciai a Barker di condurre
a termine il resto.
"Credo immaginerete da voi quello che egli fece. Aprí la finestra e
appose l'impronta del suo piede sul davanzale,
per suggerire l'idea che l'assassino fosse fuggito di lí. Certo agí
molto azzardatamente, ma il ponte levatoio era alzato e
non vi era altro mezzo. Poi, quando ogni cosa fu pronta, suonò il
campanello con tutte le sue forze. Quello che accadde
in seguito vi è noto... Perciò, signori, potete fare quello che volete,
ma io vi ho detto la verità e nient'altro che la verità, e
che Dio mi aiuti! Quello che ora vi chiedo è semplicemente questo: di
cosa sono colpevole per la legge inglese?"
Seguì un silenzio che Sherlock Holmes finalmente ruppe:
- La legislazione britannica è nel complesso giusta. Non sarà certamente
trattato con maggiore crudeltà di quanta
ne merita il suo caso; ma io vorrei chiederle come ha fatto quest'uomo a
sapere dove lei viveva, e soprattutto a entrare in
casa sua e a nascondersi in modo da colpirla senza via di scampo?
- Non saprei davvero come risponderle.
Il viso di Sherlock Holmes si fece molto pallido e grave.
- La storia non è ancora finita, temo - disse. - Lei potrà incontrare
pericoli peggiori della legge inglese, e nemici
forse ancora piú temibili di quei suoi nemici americani. Io prevedo per
lei guai seri, signor Douglas. Segua il mio
consiglio: stia bene in guardia.
E adesso, miei pazienti lettori, debbo chiedervi di venir via con me per
qualche tempo, lontani dall'antico castello
di Birlstone nel Sussex, e lontani pure dall'anno di grazia in cui noi
si compì il nostro avventuroso viaggio che si
concluse con lo strano racconto dell'uomo a tutti noto come John
Douglas. Desidero che voi risaliate con me a vent'anni
fa, viaggiando nello spazio verso Occidente per alcune migliaia di
miglia, perché io possa esporvi una storia terribile e
singolare: cosí terribile e singolare che forse farete fatica a credere
che sia vera. Non pensiate che io inizi un racconto
prima di terminarne un altro. A mano a mano che proseguirete nella
lettura vi accorgerete che non è cosí. E quando vi
avrò narrato quei lontani avvenimenti in modo circostanziato e avrò
risolto per voi questo mistero del passato, ci
ritroveremo ancora una volta in quelle stanzette di Baker Street dove
anche questa storia, come tante altre meravigliose
avventure, troverà la sua conclusione.
Parte II
L'uomo
Era il quattro febbraio del 1885: un inverno durissimo. La neve si
accumulava ancora alta nelle gole delle
montagne di Gilmerton. Lo spazzaneve era però riuscito a tener liberi i
binari, e il treno della sera che congiunge la
lunga fila di villaggi di minatori delle zone carbonifere e ferrifere
stava facendosi strada lentamente, gemendo e
sbuffando, su per i ripidi dislivelli che conducono da Stagville lungo
la pianura sino a Vermissa, la cittadina principale
che sorge all'imbocco della Valle Vermissa. Da questo punto la linea
svolta in basso verso Barton's Crossing Helmdale
e la provincia esclusivamente agricola di Merton. Era una ferrovia a
binario unico, ma su ogni binario morto, e ve
n'erano molti, lunghe file di vagoncini ricolmi di carbone e di ferro
grezzo rivelavano la celata ricchezza che aveva
attirato una popolazione rude, creando un incredibile fermento di vita,
in quell'angolo particolarmente desolato degli
Stati Uniti d'America.
E desolato lo era davvero. Difficilmente, il primo pioniere che l'aveva
attraversato poteva aver intuíto che le piú
fertili praterie e i piú grassi pascoli di tante altre regioni erano
privi di valore, a paragone con quella tetra contrada di
nere rocce e di alberi aggrovigliati. Sopra, i cupi e spesso quasi
impenetrabili boschi, le cime alte e nude delle
montagne, tutte neve bianca e roccia dentellata torreggiavano su ciascun
lato, lasciando nel mezzo una valle lunga,
tortuosa, serpeggiante. Era su per questa valle che il trenino si stava
faticosamente inerpicando.
Le lampade a petrolio erano state appena accese nella vettura passeggeri
di testa, un lungo carrozzone nudo in cui
erano sedute venti o trenta persone. La maggioranza era composta da
lavoratori che ritornavano dalla loro fatica
quotidiana nella parte inferiore della valle. Almeno una dozzina di
questi, dai volti coperti di sudiciume e dalle lanterne
di sicurezza che tenevano in mano, rivelavano chiaramente la propria
professione. Sedevano in gruppo fumando e
conversavano a voce bassa, lanciando ogni tanto un'occhiata a due uomini
che si trovavano sul lato opposto della
vettura, e che le uniformi e i distintivi rivelavano come poliziotti.
Alcune donne del popolo e un paio di viaggiatori,
probabilmente piccoli bottegai del luogo, formavano il resto della
compagnia, a eccezione di un unico giovanotto che
sedeva in un angolo tutto solo. É di quest'uomo che ci stiamo occupando.
Guardatelo bene perché ne vale la pena.
É un giovane dalla carnagione fresca, di media statura, non lontano
dalla trentina, si direbbe. Ha occhi grandi,
grigi, astuti, ironici, che ammiccano curiosamente di quando in quando
mentre egli fissa attraverso gli occhiali la gente
che lo circonda. È facile capire che deve essere di carattere socievole
e probabilmente semplice, desideroso di farsi
amico di tutti. Comunicativo di natura, sembra avere lo spirito pronto e
il sorriso facile. E tuttavia, chi lo studiasse piú
attentamente potrebbe notare in lui una certa durezza della mascella e
una ostinata fermezza delle labbra che lo
metterebbero in guardia contro oscure insondate profondità: si direbbe
che quel gradevole giovanotto irlandese dai
capelli bruni possa facilmente lasciare la sua impronta su chiunque gli
si avvicini nel bene e nel male . Dopo aver tentato
un paio di volte di intavolare una conversazione con il minatore piú
vicino, e avendone ricevuto in cambio solo brevi
risposte radenti, il viaggiatore si rassegnò suo malgrado al silenzio, e
prese a fissare malinconicamente fuori del
finestrino l'indistinto paesaggio. Non era certo una visione allegra.
Attraverso le tenebre spiccava il rosso bagliore delle
fornaci disseminate sui fianchi delle colline. Grossi cumuli di scorie e
mucchi di residuati di carbone torreggiavano su
entrambi i lati, dominati dagli alti pozzi delle miniere. Gruppi
irregolari di catapecchie di legno, le cui finestre
incominciavano ad allinearsi luminose, erano sparsi qua e là lungo la
linea, e le numerose stazioni erano affollate dei
loro neri abitanti. Le valli ferrifere e carbonifere della zona di
Vermissa non erano certo luoghi di ritrovo per
sfaccendati o intellettuali. Ovunque apparivano inesorabili i segni
della piú cruda battaglia per la vita, di un lavoro rude
fatto da rudi e forti lavoratori.
Il giovane viaggiatore contemplava quel paesaggio sconsolato con un
volto in cui si mescolavano ripugnanza e
interesse, rivelando cosí che quello scenario era nuovo per lui. Ogni
tanto prendeva dalla tasca una lettera voluminosa
sui cui margini scriveva appunti. A un certo momento tolse dalla tasca
posteriore qualcosa che difficilmente ci si
sarebbe aspettati di vedere in possesso di un uomo da]l'apparenza cosí
mite: una rivoltella da marinaio d i grosso calibro.
Mentre la rivolgeva di sbieco alla luce, il luccichio sui cerchi dei
bossoli di rame entro il tamburo rivelò che l'arma era
carica. Egli però rimise rapidamente il revolver nella sua tasca
segreta, non senza però che un lavoratore che si trovava
seduto sul banco vicino avesse notato il suo gesto.
- Ehi, amico! - disse. - Mi sembri male intenzionato.
I1 giovane sorrise con aria imbarazzata.
- Mah - replicò; - a volte ne abbiamo bisogno, nel posto da dove vengo.
- E da dove vieni?
- Mi trovavo ultimamente a Chicago.
- Sei forestiero di queste parti?
- Sí.
- Può darsi che ti possa servire anche qui - fece l'operaio.
- Ah! Davvero? - Il giovanotto parve interessato.
- Non hai sentito quello che succede da queste parti?
- No, niente di strano.
- Ma come, credevo che tutto il paese ne parlasse... T'informeranno
presto. Ma che cosa ti ha spinto a venire qui?
- Mi è stato detto che da queste parti c'è sempre del lavoro per un uomo
volenteroso.
- Appartieni all'Unione dei Lavoratori?
- Certamente.
- E allora troverai subito da occuparti, credo. Hai amici?
- Non ancora, ma ho la possibilità di farmene.
- Come mai?
- Appartengo all'Antico Ordine degli Uomini Liberi. Non esiste una città
senza una Loggia, e dovunque esiste
una Loggia, trovo subito qualche amico.
Quell'osservazione ebbe un effetto singolare sul suo compagno il quale
lanciò intorno, agli altri seduti nello
scompartimento, una occhiata sospettosa. I minatori stavano ancora
confabulando tra loro a bassa voce. I due gendarmi
sonnecchiavano. L'uomo si avvicinò, si sedette accanto al giovane
viaggiatore e gli porse la destra.
I due si scambiarono una forte stretta di mano.
- Vedo che dici la verità, ma è sempre meglio assicurarsi.
Alzò la destra al sopracciglio destro. Immediatamente, il viaggiatore
alzò la sinistra al sopracciglio sinistro.
- Le notti buie sono sgradevoli - osservò l'operaio.
- Sí, soprattutto se si viaggia da forestieri - rispose 1'altro.
- Basta cosí. Io sono Fratello Scanlan, della Lòggia 341, Valle
Vermissa. Lieto di vederti da queste parti.
- Grazie. E io sono Fratello Jack McMurdo, della Loggia 29, Chicago.
Gran Maestro J. H. Scott; ma sono
davvero fortunato d'imbattermi subito in un fratello.
- Oh, siamo in tanti, da queste parti. Ti accorgerai che l'Ordine è
molto piú fiorente, qui nella Valle Vermissa, che
in qualunque altra parte degli Stati Uniti. Ma abbiamo bisogno di
giovanotti come te. Non riesco a capire come mai un
ragazzo del tuo stampo, appartenente all'Unione dei Lavoratori, non sia
riuscito a trovar lavoro a Chicago.
- Oh, per quello, di lavoro ne avevo trovato d'avanzo - rispose McMurdo.
- E allora, perché sei partito?
McMurdo indicò con un cenno del capo i poliziotti e sorrise.
- Credo che quei tipi là sarebbero contenti di saperlo.
Scanlan emise un brontolio di comprensione.
- Guai? - domandò in un soffio.
- Altro che!
- Roba da galera?
- E il resto.
- Qualche omicidio, forse?
- É ancora troppo presto per parlare di certe cose - rispose McMurdo con
l'aria di chi capisce troppo tardi di aver
detto piú di quanto intendeva dire. - Avevo le mie buone ragioni quando
ho deciso di lasciare Chicago, e per il momento
basta cosí. Chi sei, tu, per farmi tante domande?
I suoi occhi grigi, da dietro le lenti, fiammeggiarono a un tratto di un
lampo pericoloso di collera.
- E va bene, amico. Non intendevo offenderti. I fratelli non ti
giudicheranno severamente, qualunque cosa tu
possa aver fatto. Dove sei diretto adesso?
- A Vermissa.
- È la terza fermata lungo la linea. Dove alloggerai?
McMurdo trasse di tasca una busta e l'accostò alla lampada a olio.
- Ecco l'indirizzo, Jacob Shafter, Sheridan Street. È una pensione che
mi è stata raccomandata da uno che
conoscevo a Chicago.
- Be', non lo so, ma Vermissa non è sulla mia strada. Io abito a
Hobson's Patch, ed è lí che stiamo arrivando. Ma
senti un po', desidero darti un consiglio prima che ci separiamo. Se a
Vermissa ti trovi nei guai, va' subito alla Casa
dell'Unione e cerca del mastro McGinty. È lui il gran maestro della
Loggia di Vermissa, e non succede nulla da queste
parti se Jack il Nero McGinty non lo ordina. Arrivederci, amico. Può
darsi che c'incontriamo alla Loggia, una di queste
sere. Ma ricordati le mie parole; se ti trovi nei guai corri da mastro
McGinty.
Scanlan scese, e McMurdo rimase nuovamente solo coi suoi pensieri.
Frattanto era caduta la notte, e le fiamme
delle numerose fornaci stridevano e guizzavano nelle tenebre. Sul loro
livido fondo, scure ombre erano chine, tendendo,
torcendo, rivoltando, nel moto dell'argano o del verricello, al ritmo di
un rumore, di un fragore eterni.
- Io credo che l'inferno deve essere pressappoco cosí - disse una voce.
McMurdo si volse e vide che uno dei poliziotti si era mosso dal suo
posto e stava fissando fuori del finestrino la
fiammeggiante desolazione.
- In quanto a questo - disse l'altro poliziotto - credo anch'io che
l'inferno deve essere qualcosa del genere. Se poi
all'altro mondo ci sono diavoli peggiori di certi che noi potremmo
nominare, questo non saprei dirlo... Immagino che sei
nuovo di queste parti, giovanotto!
- Ebbene, che importa se lo sono? - rispose McMurdo con voce
imbronciata.
- Oh, niente! Soltanto volevo avvertirti di essere attento nella scelta
dei tuoi amici. Io per esempio se fossi in te
non incomincerei proprio con Mike Scanlan e con la sua banda.
- E a voi che importa, in nome del diavolo, chi sono i miei amici? -
urlò McMurdo, con una voce tale che tutte le
teste si volsero verso il punto dello scompartimento da cui proveniva
l'alterco. Vi ho forse chiesto il vostro parere,
oppure mi giudicate talmente imbecille da non riuscire a muovere un
passo senza essere consigliato? Parlate quando vi
si rivolge la parola, e per Dio dovete aspettare un bel pezzo se si
tratta di me!
Spinse avanti la faccia e sogghignò all'indirizzo degli uomini di
pattuglia come un cane ringhioso.
I due poliziotti, due bravi ragazzi un po' tonti, rimasero letteralmente
arnmutoliti di fronte a quell'inverosimile
scatto di violenza che le loro amichevoli proposte avevano suscitato.
- Non volevamo mica offenderti, forestiero - disse uno dei due. - Noi ti
avvertiamo per il tuo bene, avendo capito
dal tuo stesso modo di fare che eri nuovo del posto.
- Sono nuovo del posto, ma conosco bene le vostre menate e la vostra
razza - gridò McMurdo in un accesso di
fredda collera. - Credo che siate tutti uguali, dovunque si vada, sempre
pronti a offrir consigli a chi non ve li chiede.
- Chi sa che uno di questi giorni non si abbia anche da fare con te -
disse una delle guardie sogghignando. - Devi
essere un bel tipino, cosí a occhio e croce.
- Lo penso anch'io - osservò l'altro. - Credo che ci rivedremo presto.
- Non ho paura di voi, io, e non crediate che voglia nascondermi - gridò
McMurdo. - Mi chiamo Jack McMurdo...
Va bene cosí? Se avete bisogno di me mi troverete da Jacob Shafter,
Sheridan Street, Vermissa; dunque, vedete che non
mi nascondo! Sia di notte che di giorno non ho mai paura di guardare in
faccia gentaglia come voi. Su questo punto non
fatevi illusioni.
Tra i minatori corse un mormorio di simpatia e di ammirazione per il
fiero comportamento del nuovo venuto,
mentre i due poliziotti si stringevano nelle spalle e riannodavano la
conversazione che avevano interrotta. Pochi minuti
dopo il treno entrava nella stazione male illuminata e vi fu una discesa
generale, poiché Vermissa era di gran lunga la
cittadina piú importante della linea. McMurdo agguantò il suo zaino di
cuoio e stava per allontanarsi nelle tenebre
quando un minatore gli si accostò.
- Diamine, amico, tu sai come parlare agli sbirri - esclamò con voce
timorosa. - Che soddisfazione sentirti!
Lascia che ti porti lo zaino e che ti mostri la strada. Ci passo
davanti, io, a Shafter, per andare alla mia capanna.
Da parte degli altri minatori giunse un coro di amichevoli "buonanotte".
Prima ancora di avervi messo piede,
McMurdo il turbolento era diventato una personalità di Vermissa.
Se tutta la contrada dava l'impressione di un luogo di squallore, la
cittadina, a modo suo, era forse ancor piú
deprimente. Lungo la stretta valle vi era almeno una certa cupa
grandezza che emanava dagli immensi fuochi e dalle
nuvole chiomate di fumo, mentre la forza e l'industriosità dell'uomo
trovavano degni monumenti nelle colline di cui egli
con i suoi mostruosi scavi aveva squarciati i fianchi. Ma la cittadina
rivelava una morta uniformità di meschina
bruttezza e di sciatteria. La strada principale era stata ridotta dal
traffico a un impasto di neve e di fango. I marciapiedi
erano stretti e ineguali. I numerosi fanali a gas servivano soltanto a
mettere in maggior evidenza una lunga fila di case
di legno, ognuna con una veranda maltenuta e sporca affacciata sulla
strada. Man mano che ci si avvicinava al centro
della città, la scena era ravvivata da un susseguirsi di botteghe bene
illuminate, e soprattutto da un pullulare di rivendite
di liquori e di bische, in cui i minatori spendevano le cospicue paghe
duramente guadagnate.
- Questa è la casa dell'Unione - disse la guida, indicando uno spaccio
che si elevava quasi alla dignità di albergo.
- Jack McGinty è lí.
- Che razza di uomo è? - domandò McMurdo.
- Cosa? Non hai mai sentito parlare del Padrone?
- E come posso averne sentito parlare? Sai benissimo che io sono nuovo
di queste parti.
- Ma credevo che il suo nome fosse conosciuto in tutto il paese. E stato
sui giornali un sacco di volte.
- E perché?
- Ecco... - il minatore abbassò la voce - per quelle storie.
- Quali storie?
- Santo Dio, amico, lo sai che sei un bel tipo, permettimi di dirtelo
senza intenzioni offensive. Qui da noi, non si
parla che d'una cosa sola, e cioè delle imprese dei Vendicatori.
- Già, mi pare di aver letto dei Vendicatori, a Chicago. Sono una banda
di assassini, non è vero?
- Zitto, se ti è cara la pelle! - esclamò il minatore, fermandosi tutto
turbato, e guardando sbalordito il suo
compagno. - Figliuolo, ti faranno la pelle presto, da queste parti, se
parli a questa maniera, per la strada. Piú d'uno ci ha
rimesso la vita per molto meno.
- Be', io non so niente di queste faccende. Ne so quel poco che ho
letto.
- Non voglio negare che tu abbia detto la verità. - L'uomo volse intorno
un'occhiata nervosa, scrutando le tenebre,
quasi temesse di scorgervi un pericolo in agguato.
- Se uccidere è delitto, allora Dio sa che qui di delitti ce n'è
d'avanzo. Ma non arrischiarti a pronunciare il nome
di Jack McGinty in relazione a queste faccende, forestiero, perché gli
riferiscono anche i bisbigli, e lui non è tipo da
lasciar passar lisce le offese. Ecco la casa che cerchi: quella li, un
po' scostata dalla strada. Ti accorgerai che il vecchio
Jacob Shafter che gestisce la pensione è uno degli uomini piú onesti che
abitano in questa cittadina.
- Ti ringrazio - disse McMurdo; strinse la mano al nuovo conoscente e si
avviò faticosamente, col suo zaino, su
per il sentiero che conduceva all'abitazione, e alla cui porta bussò con
fare sicuro. Gli fu aperto da una persona assai
diversa da quella che si aspettava.
Era una donna, giovane e straordinariamente bella. Era di tipo svedese,
bionda di capelli, cui facevano piacevole
contrasto due splendidi occhi scuri, con i quali ella squadrò sorpresa
il forestiero, mostrando un simpatico imbarazzo
che inondò di una vampata di rossore il suo pallido viso. Incorniciata
nella vivida luce della soglia spalancata, parve a
McMurdo di non aver mai veduto un'immagine tanto graziosa, resa ancora
piú attraente dal contrasto con lo squallore
che la circondava. Una dolce viola che crescesse su uno di quei neri
mucchi di scorie delle miniere non avrebbe
provocato in lui una meraviglia maggiore. Ne fu cosi rapito che rimase
senza parola, e fu la donna a rompere quello
strano silenzio.
- Pensavo che fosse papà - disse con una gradevole lieve punta di
accento svedese. - E venuto per vedere lui? Per
il momento è in città, ma lo aspetto da un minuto all'altro.
McMurdo seguitava a fissarla senza tentar di nascondere la sua
ammirazione, tanto che gli occhi della fanciulla si
abbassarono confusi di fronte a quell'ospite autoritario.
- No, signorina - rispose infine - non ho nessuna fretta di vedere suo
padre, ma la sua casa mi è stata
raccomandata come pensione. Pensavo che mi ci sarei trovato bene, ma
adesso ne sono sicuro.
- Fa presto lei a prendere le sue decisioni - rispose la ragazza con un
sorriso.
- Chiunque non fosse cieco farebbe altrettanto - replicò l'altro.
La ragazza rise del complimento.
- Entri, dunque - disse. - Io sono Ettie Shafter, la figlia del signor
Shafter. Mia mamma è morta e dirigo io la
casa. Può sedersi vicino alla stufa nella stanza principale sino al
momento in cui rientrerà mio padre. Ah, ma eccolo,
cosí potrà accordarsi direttamente con lui.
Un uomo anziano, massiccio, avanzava lentamente su per il sentiero. In
poche parole McMurdo gli disse che
desiderava alloggiare da lui. Un certo Murphy gli aveva dato
quell'indirizzo a Chicago. Costui lo aveva avuto a sua
volta da un altro. I1 vecchio Shafter acconsentí subito. Lo straniero
non stette a discutere sulle condizioni, aderí ai
termini che gli venivano imposti, tanto piú che, almeno apparentemente,
sembrava pieno di denaro. Per dodici dollari la
settimana, pagati in anticipo, avrebbe avuto vitto e alloggio. Fu cosí
che McMurdo, autoconfessatosi fuggiasco della
giustizia, prese dimora sotto il tetto degli Shafter, compiendo il primo
passo che doveva condurlo per una lunga e
tenebrosa serie di vicende che si sarebbero concluse in un lontano
paese.
Il Gran Maestro
McMurdo era un uomo che si faceva notare subito. Dovunque si trovasse,
subito era al centro dell’attenzione. In
capo a una settimana era diventato il personaggio piú importante di casa
Shafter. Alla pensione alloggiavano una
dozzina di persone, tutti onesti capi operai o sbiaditi commessi di
negozio, gente insomma di un calibro ben diverso dal
giovane irlandese. La sera, quando si radunavano insieme, i suoi motti
di spirito erano sempre i piú pronti, la sua
conversazione più brillante, cantava meglio di chiunque. Era un
compagnone nato, con uno spirito che suscitava il
buonumore in tutti coloro che lo attorniavano. E tuttavia si ripeté il
caso, in piú d'una occasione, che egli dimostrasse,
come già era capitato nello scompartimento ferroviario, una facilità a
scattare in impeti di collera improvvisi che
imponevano il rispetto per non dire la paura a coloro che lo
frequentavano. Anche per la legge, e per tutto ciò che con
questa aveva relazione, egli dimostrava un amaro disprezzo che mandava
in visibilio alcuni e spaventava altri tra i suoi
compagni di pensione.
Fece capire con chiarezza, con la sua aperta ammirazione, che la ragazza
della casa aveva conquistato il suo
cuore sino dal primo momento in cui egli aveva posto gli occhi addosso
alla sua bellezza e alla sua grazia. Non era un
pretendente che andasse per le lunghe. Sin dal secondo giorno le
dichiarò che era innamorato di lei e da quel momento
non fece che ripeterle la stessa storia con il piú assoluto disprezzo
per tutto ciò che lei potesse dire per scoraggiarlo.
- Un altro! - soleva esclamare. - Bene, tanto peggio per ques to altro.
Che badi ai fatti suoi, devo forse perdere la
fortuna della mia vita e il desiderio del mio cuore per via di un altro?
Puoi dire "no" finché vuoi, Ettie, ma verrà il
giorno in cui mi dirai "sí", e io sono abbastanza giovane da poter
aspettare.
Era un pretendente pericoloso, con il suo chiacchiera irlandese e le sue
maniere gentili e insinuanti. Emanava da
lui quell'alone di esperienza e di mistero che attira sempre dapprima
l'interesse di una donna e infine il suo amore.
Sapeva parlare delle dolci valli della Contea di Monaghan da cui
proveniva, della bella isola lontana, delle digradanti
colline e dei verdi prati che apparivano tanto piú belli visti con gli
occhi dell'immaginazione in quel luogo di neve
sudicia e fangosa. Egli era poi esperto dei dettagli sul vivere città
del Nord, a Detroit, e nei campi di legname del
Michigan, a Buffalo, a Chicago, infine, dove aveva lavorato in una
segheria. Veniva poi la nota romanzesca, la
sensazione che strane cose gli fossero accadute in quella grande città,
strane e tanto segrete che non era possibile
parlarne. Accennava con tono di malinconia a una partenza improvvisa,
alla rottura di vecchi legami, a una fuga in un
mondo misterioso conclusasi in quella tetra valle, ed Ettie ascoltava,
mentre i suoi occhi scuri scintillavano di pietà e di
simpatia: due stati d'animo che possono rapidamente e naturalmente
tramutarsi in amore.
McMurdo aveva ottenuto un impiego temporaneo come contabile, poiché era
un giovanotto istruito. Le sue
occupazioni lo tenevano lontano la maggior parte della giornata, e non
aveva ancora avuto occasione di presentarsi al
capo della Loggia delI'Antico Ordine degli Uomini Liberi. Gli fu
tuttavia rammentata questa sua omissione da una
visita fattagli una sera da Mike Scanlan, il confratello che aveva
incontrato nel treno. Scanlan, un uomo piccolo, dal
viso aguzzo, nervoso e dagli occhi neri, si mostrò lieto di rivederlo.
Dopo aver tracannato un paio di bicchieri di whisky
si decise a esporre il motivo della sua visita.
- Senti, McMurdo - disse - ho ricordato il tuo indirizzo e perciò mi
sono arrischiato a venire. Sono sorpreso che
non ti sia ancora presentato al gran maestro. Come va che non hai ancora
veduto mastro McGinty?
- Mah, dovevo cercar lavoro e ho avuto da fare.
- Devi trovar tempo per lui anche se non ne hai per il resto. Per Dio,
figliuolo, sei pazzo di non essere ancora
stato giú alla Casa dell'Unione a mettere la tua firma sin dalla prima
mattina in cui sei arrivato. Se gli giri storto...
meglio non stuzzicarlo... ecco tutto!
McMurdo mostrò una lieve sorpresa.
- Sono affiliato alla Loggia da oltre due anni, Scanlan, ma non ho mai
saputo che i nostri doveri siano pressanti
sino a questo punto.
- Forse non a Chicago!
- Perbacco, ma se è la stessa società di qui!
- Lo credi davvero? - Scanlan gli lanciò un'occhiata lunga e intensa. Vi
era nel suo sguardo qualcosa di sinistro.
- Ma come? Non è cosí?
- Me lo saprai dire tra un mese. Ho saputo che hai avuto uno scambio di
vedute coi poliziotti, dopo che io sono
sceso dal treno.
- Come fai a saperlo?
- Oh, si sa tutto qui... il buono e il cattivo!
- Ma certo! Ho detto a quei cani quel che pensavo di loro.
- Perdinci, tu sei proprio l'uomo che fa per McGinty!
- Perché... anche lui odia la polizia?
Scanlan scoppiò in una sonora risata.
- Vai a trovarlo, ti ripeto, figliuolo - disse alzandosi e prendendo
congedo. - Altrimenti non sarà la polizia, ma te
che odierà se non ci vai! Su, segui il consiglio di un amico e vacci
subito.
Avvenne che proprio quella stessa sera McMurdo avesse un altro
appuntamento urgente che lo portò nella stessa
direzione. Forse le sue attenzioni nei confronti di Ettie erano state
piú evidenti del consueto, o forse la mente tarda del
suo buon ospite svedese le aveva finalmente capite; comunque fosse, il
proprietario della pensione chiamò il giovanotto
nella sua stanza e intavolò l'argomento senza alcun preambolo.
- Mi sembra - disse - che lei si interessi alla mia Ettie. È cosí o
sbaglio? - disse.
- Sí, è cosí - rispose il giovane.
- Bene, allora voglio dirle subito che se la levi di testa. Qualcuno si
è fatto avanti prima di lei.
- É quel che mi ha detto anche Ettie.
- E posso confermare che ha detto la verità! Ma le ha spiegato di chi si
tratta?
- No; gliel'ho domandato, ma non ha voluto rispondermi.
- Si capisce che non ha voluto, è una furbacchiona! Forse ha fatto per
non spaventarla.
- Spaventare me! - McMurdo si accese di colpo come uno fiammifero.
- Eh, sí, amico mio! Lei non ha nulla da vergognarsi di essere
spaventato da un uomo simile! Si tratta di Teddy
Baldwin.
- E chi diavolo è?
- È un capoccia dei Vendicatori.
- Questi Vendicatori mi hanno seccato Vendicatori di qui, Vendicatori di
là, e sempre si parla o si bisbiglia di
loro! Ma si può sapere perché avete tutti paura di loro? Chi sono questi
Vendicatori?
Il proprietario della pensione abbassò istintivamente la voce come
faceva chiunque altro quando si parlava di
quella terribile associazione.
- I Vendicatori - disse - sono l'Antico Ordine degli Uomini Liberi.
Il giovane trasalí.
- Ma come, se sono anch'io affiliato di quest'Ordine?
- Lei! Non l'avrei mai fatta entrare in casa mia se lo avessi saputo...
neanche se m'avesse offerto cento dollari la
settimana
- Ma che cosa c'è di male con quest'Ordine? Noi ci dedichia mo alla
carità e alla fratellanza fra gli uomini: questo
ci comandano le nostre regole.
- Forse in altri luoghi; ma non qui!
- Si può sapere di che cosa si occupa qui?
- É un'associazione a delinquere; ecco che cos'è.
McMurdo ebbe un riso incredulo.
- E che prove ha per dimostrarmelo? - domandò.
- Prove! Non bastano cinquanta delitti a testimoniarlo? Che cosa è
successo di Milman e di Van Short, della
famiglia Nicholson, del vecchio signor Hyam, del piccolo Billy James, e
degli altri? Prove! C'è forse un uomo o una
donna in questa valle che non lo sappia?
- Senta un po' - disse serio McMurdo. - Io voglio che lei ritiri quanto
ha detto o me lo dimostri. Bisogna che lo
faccia assolutamente prima che io lasci questa stanza. Si metta al mio
posto. Io mi trovo qui forestiero in questa città.
Appartengo a una società che ritengo sia di galantuomini. Ha diramazioni
in tutti gli Stati Uniti, ma i suoi fini sono
dappertutto onesti. E adesso, proprio mentre io ho intenzione di
ricollegarmi con la Loggia locale, lei mi dice che si
tratta di una associazione a delinquere che si fregia del titolo di
"Vendicatori". Io ritengo che lei mi debba o una scusa o
una spiegazione, signor Shalter.
- Io non posso che dirle quello che tutti sanno, caro signore. I capi
dell'una sono i capi dell'altra. Se lei offende un
capo, è l'altro che la colpirà. Abbiamo sperimentato questo anche troppe
volte.
- Queste non sono che parole. Io voglio delle prove! - esclamò McMurdo.
- Se lei resterà qui ancora un po' di tempo avrà tutte le prove che
vuole. Ma dimenticavo che è anche lei uno della
compagnia. Ben presto finirà male come gli altri. Bisogna perciò che si
trovi un altro alloggio: non posso permetterle di
restare qui. Non è già una disgrazia che uno di quella razza venga a far
la corte alla mia Ettie, e che io non osi cacciarlo
fuori, perché adesso me ne debba tener un altro sotto questo tetto?
McMurdo si trovò cosí a un tratto messo alla porta da quella comoda
pensione e allontanato dalla ragazza che
amava. La ritrovò sola nel salottino quella sera stessa, e riversò nel
suo animo i suoi affanni.
- Lo sai che tuo padre mi ha dato lo sfratto? - le disse. - Poco
m'importerebbe se si trattasse soltanto della mia
stanza ma francamente, Ettie, per quanto io ti conosca da appena una
settimana, tu sei già diventata per me il respiro
stesso dell'esistenza, e non saprei vivere lontano da te.
- Oh, la prego, non mi parli a questo modo! - replicò la ragazza. - Le
ho già detto che è arrivato tardi. Ce n'è già
un altro, e se non gli ho promesso di sposarlo subito, comunque non
posso promettere questo a nessun altro.
- Ammettiamo che io sia stato il primo, Ettie, avrei potuto sperare di
essere accolto?
La ragazza si nascose il volto tra le mani.
- Avrei voluto che lei fosse stato il primo, veramente! - singhiozzò.
McMurdo fu in ginocchio accanto a lei.
- Per l'amor di Dio, Ettie, basta cosí! - esclamò. - Vorresti rovinare
la tua vita e la mia per una sciocca promessa?
Segui la voce del tuo cuore, tesoro! É una guida piú sicura che non
qualsiasi promessa formulata senza che tu sapessi
ciò che stavi dicendo.
Aveva afferrato la bianca mano di Ettie tra le sue mani forti e
abbronzate.
- Dimmi che sarai mia e che faremo fronte alla situazione.
- Ma non qui!
- Sì, qui.
- No, no, Jack! - Le braccia di lui intanto l'avevano circondata. - Qui
sarebbe impossibile. Non puoi portarmi via
con te?
Sul volto di McMurdo passò per un attimo l'ombra di un con flitto
interiore, ma fu un attimo: subito si irrigidí
come un masso di granito.
- No, qui - disse. - Io ti difenderò contro il mondo intero Ettie,
proprio qui dove siamo !
- Ma perché?
- Non avrei mai piú coraggio di camminare a testa alta se avessi
l'impressione di essere stato scacciato da un
posto. D'altro canto, perché dovremmo aver paura? Non siamo gente libera
in un paese libero? Se io ti amo e tu mi ami,
chi può osare di frapporsi fra noi?
- Tu non sai, Jack. Sei qui da poco tempo. Non conosci Baldwin, non
conosci McGinty e i suoi Vendicatori.
- No, non li conosco, e non li temo, e non credo in loro' -protestò
McMurdo. - Ho sempre vissuto tra uomini duri,
mia cara, e invece di temerli è sempre successo che sono stati loro che
hanno finito col temere me. Sempre, Ettie. Ma è
pazzesco. Se questa gente, come afferma tuo padre, ha commesso un
delitto dopo l'altro in questa valle e se tutti ne
conoscono il nome, com'è possibile che nessuno sia stato denunciato alla
giustizia?
- Perché nessun testimone osa deporre contro di loro. Non vivrebbe un
mese se lo facesse. Anche perché hanno
sempre uomini pronti a giurare che 1'accusato aveva un alibi. Ma è
impossibile, Jack, che tu non abbia letto tutto
questo. Io credevo che tutti i giornali degli Stati Uniti ne avessero
parlato!
- A dir la verità in proposito avevo letto qualcosa, ma pensavo fossero
fandonie. Può darsi che questa gente abbia
qualche giustificato motivo per agire come agisce. Può darsi che sia
stato commesso qualche torto nei loro confronti e
che non abbiano altro mezzo per difendersi.
- Oh, Jack, non voglio che tu parli cosí! Cosí parla... l'altro!
- Ah, davvero, anche Baldwin dice questo?
- Ed è per questo che lo odio tanto. Oh, Jack, adesso posso dirti la
verità. Lo detesto con tutte le mie forze; ma ne
ho anche paura. Lo temo per me, ma soprattutto lo temo per mio padre. So
che ci capiterebbe qualche terribile disgrazia
se osassi dire quello che realmente sento. Ecco perché l'ho sempre
tenuto a bada con mezze promesse. In realtà questa
era la nostra unica speranza di salvezza; ma se tu vorrai fuggire con
me, Jack, potremo portare papà con noi e vivere
finalmente fuori della portata di questi malvagi.
Una nuova lotta si disegnò sul viso di McMurdo, ma subito i suoi tratti
s'indurirono ancora.
- Non avrai da temere, Ettie... né tu né tuo padre. In quanto a questa
gente, può darsi che tu ti accorga che io so
essere anche peggio di loro, al momento opportuno.
- No, no, Jack! Non voglio che tu parli cosí!
McMurdo ebbe un riso amaro.
- Gran Dio, come mi conosci poco! La tua anima innocente, amore mio, non
può neppure immaginare che cosa si
sta agitando nella mia... Ma perbacco, chi è là?
La porta si era aperta di colpo lasciando entrare un giovanotto che
avanzò con aria baldanzosa e con
atteggiamento da padrone. Era un giovane aitante pressappoco della
stessa età e statura di McMurdo. Sotto il suo
cappello di feltro nero a larghe falde; ch'egli non si era neppur dato
la pena di togliersi, un viso bellissimo dagli occhi
feroci e dominatori e dal naso ricurvo, aquilino, fissò selvaggiamente
la coppia seduta presso la stufa.
Ettie era balzata in piedi, piena di confusione e di spavento. - Felice
di vederla, signor Baldwin - dis se. - È
arrivato prima del solito. Venga a sedersi.
Baldwin si era fermato con le mani sui fianchi e squadrava McMurdo.
- Chi è quello? - domandò brusco.
- É un mio amico... un nuovo pensionante. Signor McMurdo, mi permetto di
presentarle il signor Baldwin!
I due uomini si salutarono con un cenno del capo, ma col viso torvo.
- Spero che la signorina Ettie le avrà detto come stanno le cose tra
noi! - disse Baldwin.
- Non sapevo che tra voi due ci fosse del tenero.
- Ah, davvero? Bene, adesso lo sa. L'avverto fin da questo momento che
questa ragazza è mia e che la serata è
particolarmente adatta per andare a spasso.
- Grazie, ma non ho nessuna voglia di passeggiare.
- Ah sí? - gli occhi feroci del giovane fiammeggiavano ora di collera. -
Ha forse voglia di fare a cazzotti, signor
Pensionante?
- É proprio cosí - esclamò McMurdo balzando in piedi. -Questa è la prima
parola intelligente che lei ha
pronunciato finora.
- Per l'amor di Dio, Jack! - gridò Ettie fuori di sé. - Oh, Jack, Jack !
Ti farà male!
- Oh, siamo già al "Jack"? - esclamò Baldwin con una bestemmia. - Siete
arrivati a questo punto?
- Oh, Ted, sii ragionevole, per favore! Per amor mio, Ted, se mi vuoi
bene, mostrati generoso e dimentica.
- Io penso, Ettie, che se tu ci lasciassi soli potremmo sistemare meglio
questa faccenda - intervenne McMurdo
con voce tranquilla. - O forse sarà meglio che venga a fare un giretto
in istrada con me, signor Baldwin. È una bella
serata, come lei ha detto, e oltre il prossimo blocco di case c'è un
magnifico spiazzo.
- Ti sistemerò senza bisogno di sporcarmi le mani - grugní il suo
avversario - ti augurerai di non aver mai messo
piede in questa casa prima ancora che io ti abbia sistemato.
- Nessun momento è piú opportuno di questo - gridò McMurdo con voce
roca.
- Il momento opportuno me lo scelgo io, amico. Lascia fare a me. Guarda
qui! - Con un gesto brusco si rimboccò
la manica e mostrò sul suo avambraccio un segno caratteristico che
sembrava esservi impresso a fuoco. Era un cerchio
entro il quale era racchiuso un triangolo. - Lo sai che cosa significa
questo?
- Non lo so e non voglio saperlo!
- Ma lo saprai. Te lo prometto e non avrai molto da aspettare per
impararlo a tue spese. Forse la signorina Ettie
potrà dirti qualcosa in proposito. E in quanto a te, Ettie, ritornerai
da me in ginocchio. Mi senti, ragazza? In ginocchio!
E poi ti dirò quale sarà la tua punizione. Hai seminato... e per Dio,
provvederò io al tuo raccolto! - Li squadrò entrambi
furibondo, quindi girò sui tacchi e un attimo dopo la porta si richiuse
alle sue spalle con un colpo secco.
McMurdo e la ragazza rimasero qualche attimo in silenzio, poi questa gli
gettò le braccia al collo.
- Oh, Jack, sei stato coraggioso ma non serve, devi scappare!
Stanotte... Jack... stanotte! È la tua sola speranza. Ti
ucciderà. Gliel'ho letto in quei suoi occhi spaventosi. Che probabilità
puoi avere contro una dozzina di persone come
quella, con mastro McGinty e tutte le forze della Loggia addosso a te?
McMurdo si sciolse dal suo abbraccio, la baciò e la mise dolcemente a
sedere.
- Senti, tesoro, ascoltami ! Non agitarti e non temere per me. Sono
anch'io un Uomo Libero. Lo sono dal
momento in cui ho parlato di questo con tuo padre. Può darsi che io non
sia migliore degli altri! Perciò non fare di me
un santo. Forse odierai anche me, adesso, dopo quello che ti ho detto.
- Odiarti, Jack! Finché avrò vita non ti odierò mai. So che non vi è
nulla di male a essere un Uomo Libero altrove
fuorché qui; perciò, perché dovrei pensare male di te per questo? Ma se
sei veramente un Uomo Libero, Tack, perché
non vai da patron McGinty e non ti fai amico con lui? Oh, fa' presto,
Jack, fa' presto, altrimenti quei cani ti si
sguinzaglieranno contro.
- Stavo pensando anch'io la stessa cosa - disse McMurdo. - Ci vado
subito. Puoi dire a tuo padre che dormirò qui
e che domattina mi cercherò un altro alloggio.
I1 bar dello spaccio di McGinty era affollato come al solito, era il
ritrovo favorito di tutti i peggiori elementi
della città. L'uomo era popolare, perché mostrava un carattere
rozzamente gioviale che costituiva la maschera con la
quale copriva tutte le sue pecche segrete. Ma, indipendentemente da
questa popolarità che lo circondava, la paura con la
quale era considerato in tutta la città, o per meglio dire in tutte le
trenta miglia della valle e sin nelle montagne, era piú
che sufficiente per far riempire il suo bar, poiché nessuno poteva
concedersi il lusso di fare a meno della sua
benevolenza.
Oltre a quei poteri segreti che tutti universalmente credevano che egli
esercitasse in maniera tanto spietata, era
anche un alto funzionario pubblico, in quanto ricopriva la carica di
consigliere municipale nonché quella di
commissario stradale, essendo stato innalzato a tali uffici grazie ai
voti dei farabutti che a loro volta speravano di
ricevere favori da lui. Le tasse e i tributi erano enormi, le opere
pubbliche notoriamente trascurate, i bilanci falsificati da
revisori comprati, e l'onesto cittadino era costretto dal terrore a
pagare il pubblico ricatto, e a star zitto per paura che
potesse accadergli il peggio. Per questo di anno in anno le spille di
diamanti di patron McGinty diventavano sempre piú
appariscenti, catene d'oro sempre piú massicce ornavano il suo petto su
panciotti sempre piú sgargianti, e lo spaccio
s'ingrandiva sempre piú sino a minacciare di assorbire tutto il lato
della piazza del Mercato.
McMurdo aprí con uno spintone la porta girevole dello spaccio e si fece
largo tra la folla degli uomini che lo
gremivano, in mezzo a un'atmosfera satura di tabacco e impregnata
dell'odore di liquori. Il luogo era brillantemente
illuminato, e gli enormi specchi pesantemente dorati appesi su ciascuna
parete riflettevano e moltiplicavano la chiassosa
illuminazione. Parecchi baristi in maniche di camicia lavoravano a
servire da bere agli sfaccendati che si assiepavano
dinanzi al vasto banco ricoperto di metallo. Al lato estremo, il corpo
appoggiato contro il bar, il sigaro ficcato tra le
labbra, stava un uomo alto, forte, massiccio, che altri non poteva
essere se non il celebre McGinty in persona. Era una
specie di gigante dalla chioma nera, barbuto sino agli zigomi, con una
massa di capelli corvini che gli ricadeva sul collo.
Aveva una carnagione scura da italiano, e i suoi occhi, per il loro
strano colore nero smorto unito ad un impercettibile
strabismo, avevano uno sguardo particolarmente sinistro. Per il resto le
nobili proporzioni, i tratti delicati, il portamento
franco corrispondevano al tono gioviale e bonaccione che egli affettava.
Chi non lo conosceva bene avrebbe potuto
giurare di trovarsi di fronte a un tipo onesto, alla buona, dal cuore
sincero, per quanto rudi potessero sembrare le sue
parole pronunciate senza ritegno. Soltanto quando gli scuri occhi
smorti, profondi, spietati, si volgevano su qualcuno,
costui si sentiva costretto a rabbrividire suo malgrado, intuendo di
trovarsi a faccia a faccia con una potenzialità infinita
di perfidia latente, con una forza, un coraggio e un'astuzia
accuratamente celate che lo rendevano mille volte piú
pericoloso.
Dopo aver soppesato accuratamente il suo uomo, McMurdo si fece strada a
gomitate con la solita sfacciata
audacia, e si spinse sin nel piccolo gruppo di cortigiani che pendevano
dalle labbra del potente Maestro ridendo a
crepapelle anche delle piú insignificanti battute. Gli audaci occhi
grigi del giovane straniero risposero indomiti
attraverso le lenti allo sguardo mortalmente cupo che gli occhi
dell'altro volsero bruscamente su di lui.
- Giovanotto, non riesco a ricordarrni la tua faccia.
- Sono nuovo di qui, signor McGinty.
- Non dovresti essere però tanto nuovo da non poter dare a un gentiluomo
il titolo che gli si conviene.
- Questo è il Consigliere McGinty, giovanotto - disse una voce dal
gruppo.
- Mi scusi, Consigliere, io non conosco le abitudini della piazza, ma mi
è stato suggerito di venirla a trovare.
- Be', eccomi qui. Ci sono tutto intero. Che ne pensi di me?
- Mah, è difficile esprimersi cosí al primo impatto. Ma se il cuore è
grande come il corpo, e l'anima bella come la
faccia, allora non posso chiedere di meglio - ribatté McMurdo.
- Perbacco, hai proprio una lingua irlandese - esclamò il proprietario
del bar, indeciso se dar corda a quell'audace
visitatore o tenersi sulle sue. - Dunque hai la bontà di approvare il
mio aspetto?
- Certo - disse McMurdo.
- E ti hanno detto di venirmi a trovare?
- Precisamente.
- E chi te l'ha detto?
- Fratello Scanlan della Loggia 341, Vermissa. Bevo alla sua salute,
Consigliere, e a una nostra migliore
conoscenza. - Cosi dicendo alzò alle labbra il bicchiere che gli avevano
riempito e mentre beveva sollevò il dito
mignolo.
McGinty, che era rimasto a scrutarlo attentamente, inarcò le folte
sopracciglia nere.
- Ah, è così dunque? - disse. - Bisognerà che studi meglio questa
faccenda, signor...
- McMurdo.
- Che la studi meglio, signor McMurdo, perché noi non ci fidiamo della
gente, da queste parti, né crediamo a
tutto quello che ci dicono. Venga qui un momento dietro il bar.
Entrarono in una stanzetta letteralmente tappezzata di botti. McGinty
chiuse accuratamente l'uscio, e si sedette su
un barile masticando pensierosamente il sigaro e squadrando il suo
compagno con quei suoi occhi inquietanti. Per un
paio di minuti stette in assoluto silenzio.
McMurdo sopportò di buon animo questo esame, con una mano nella tasca
della giacca, mentre con l'altra si
arricciava i baffi bruni. A un tratto McGinty si chinò e mostrò una
pistola dalI'aspetto poco rassicurante.
- Senti un po' amico - disse - se io pensassi che tu hai intenzione di
giocarci un tiro, non avresti neppure il tempo
di tirare il fiato due volte.
- E uno strano benvenuto, da parte del Gran Maestro di una Loggia di
Uomini Liberi verso un fratello
sconosciuto - replicò McMurdo con una certa dignità.
- Già, ma è proprio quello che tu mi devi dimostrare; se sei, cioè, un
vero fratello - replicò McGinty - e che Dio ti
aiuti se non ci riesci. Dove ti hanno iniziato?
- Alla Loggia 29, a Chicago.
- Quando?
- I1 24 giugno 1872.
- Chi è il Gran Maestro là?
- James H. Scott.
- Chi è il tuo comandante di zona?
- Bartolomeo Wilson.
- Uhm! Mi sembra che tu abbia la lingua abbastanza sciolta nelle
risposte! Che cosa sei venuto a fare qui?
- A lavorare, come lei, ma in un impiego meno remunerativo.
- Hai proprio la risposta pronta!...
- Si, sono stato sempre svelto di parola.
- E sei anche svelto nell'azione?
- Mi ero fatto questa fama tra quelli che mi conoscevano bene.
- Be', può darsi che ti mettiamo alla prova prima di quanto tu non
creda. Hai saputo nulla delle regole che
governano la Loggia di queste parti?
- Ho inteso dire che accoglie un uomo che dimostri di essere un
fratello.
- Questo è vero per lei, signor McMurdo. Perché ha lasciato Chicago?
- Preferirei lasciarrni impiccare piuttosto che dirlo.
McGinty sgranò tanto d'occhi. Non era abituato a sentirsi rispondere a
quel modo; e ciò lo divertí.
- Perché non me lo vuol dire?
- Perché nessun fratello può dire una bugia a un altro fratello
- Allora è una verità cosí brutta che non la si può dire?
- La pensi cosí se le fa piacere.
- Senti un po', amico, non potrai mica pretendere che io nella mia
qualità di Gran Maestro dell'Ordine ammetta
alla Loggia un uomo del cui passato non posso rispondere!
McMurdo si mostrò perplesso. Infine tolse da una tasca interna un
ritaglio di giornale tutto gualcito.
- Lei non tradirebbe un confratello, vero? - chiese.
- Ti schiaccio la faccia con queste mani se osi dirmi ancora una cosa
simile! - esclamò McGinty furibondo.
- Ha ragione, Consigliere - disse McMurdo mortificato. - Mi scusi. Ho
parlato senza riflettere. Sí, lo so che in
mano sua posso essere sicuro. Dia un'occhiata a questo ritaglio.
McGinty vi lesse il resoconto dell'uccisione di un certo Jonas Pinto
avvenuta al Lake Saloon Market Street, a
Chicago, durante la prima settimana dell'anno.
- È opera tua? - domandò restituendogli il foglietto.
McMurdo annuí.
- Perché lo hai accoppato?
- Aiutavo lo zio Sam a far dollari. Può darsi che i miei non fossero di
oro sonante come i suoi, ma si
assomigliavano come due gocce d'acqua ed erano piú a buon mercato da
fabbricare. Questo Pinto mi aiutava a darli in
giro.
- A far che cosa?
- Sí, significa in gergo mettere i dollari in circolazione. Poi mi disse
che mi avrebbe denunciato. Può anche darsi
che lo abbia fatto, certo non son stato ad aspettare i risultati. L'ho
tolto di mezzo e ho tagliato la corda verso la zona
carbonifera.
- Perché proprio la zona carbonifera?
- Perché avevo letto nei giornali che non erano troppo schizzinosi da
queste parti.
McGinty rise.
- Prima hai fatto il falsario, e poi sei diventato assassino e infine
sei venuto da queste parti perché pensavi che qui
saresti stato accolto bene: non è cosí?
- Pressappoco - risDose McMurdo.
- Beh', credo che andrai lontano. Dimmi un po', sai ancora fabbricar
dollari?
McMurdo trasse di tasca una mezza dozzina di monete. - Queste non sono
mai passate dalla zecca di Washington
- rispose.
- No, non dirmelo! - McGinty le prese nella sua mano enorme, villosa
come quella di un gorilla, e le espose alla
luce. - Ma non ci vedo nessuna differenza! Perbacco, credo che sarai un
fratello utilissimo. Abbiamo bisogno di un paio
di persone attive tra noi, amico McMurdo, perché ci sono momenti in cui
anche noi dobbiamo difenderci. Ci
metterebbero ben presto al muro se non ci vendicassimo di quelli che ci
attaccano.
- Le dico che saprò fare la mia parte di vendetta assieme agli altri
ragazzi.
- Ho l'impressione che tu abbia i nervi molto solidi. Non hai nemmeno
battuto ciglio quando ti ho puntato
addosso la pistola.
- Non ero io in pericolo.
- E chi, dunque?
- Lei, Consigliere. - McMurdo cacciò una pistola col cane alzato dalla
tasca laterale della sua giacca di panno
ruvido. -Ho seguito tutte le sue mosse, e credo che la mia pallottola
sarebbe stata rapida quanto la sua.
McGinty a tutta prima arrossí di collera, ma quasi subito scoppiò in una
fragorosa risata.
- Corpo di una bomba! - esclamò. - Ehi, è un pezzo che non si vede da
queste parti un diavolaccio del tuo
stampo! Credo che la Loggia imparerà ad andare orgogliosa di te. Beh,
che cavolo vuoi? E non posso stare a parlare da
solo con un gentiluomo per cinque minuti che tu debba venire a ficcare
il naso nei fatti nostri?
Il barista, che era entrato allora, si fermò confuso.
- Mi scusi, Consigliere, ma c'è il signor Ted Baldwin. Dice che ha
bisogno di vederla subito.
Questo messaggio era superfluo, perché subito la faccia dura e crudele
di Baldwin in persona spuntò sopra le
spalle del cameriere. Egli spinse via il baris ta e chiuse l'uscio
dietro di sé.
- Ah. cosí! - disse lanciando a McMurdo un'occhiata furibonda - dunque
sei arrivato prima tu? Devo dirle una
parola su quest'uomo, Consigliere.
- E dilla dunque subito, in faccia mia - gridò McMurdo.
- La dirò quando mi conviene, e come mi pare e piace.
- Calma, calma! - disse McGinty scendendo dal barile. - Cosí non va.
Abbiamo tra noi un nuovo confratello,
Baldwin, e non è cortese da parte nostra accoglierlo in questa maniera.
Qua la zampa, Baldwin, e fate subito la pace.
- Mai! - gridò Baldwin fuori di sé.
- Gli ho offerto di combattere con lui se ritiene che io lo abbia offeso
- disse McMurdo. – Tirerò di boxe con lui,
o se questo non gli basta, combatteremo come lui vuole. E adesso lascio
a lei, Consigliere, di giudicare tra noi come
deve fare un gran maestro.
- Di che cosa si tratta, dunque?
- Di una donna. Credo sia libera di scegliere da sola.
- Davvero? - fece Baldwin.
- Come si conviene tra due fratelli di Loggia, io direi di sí -disse il
Maestro.
- Oh, questa è dunque la sua regola?
- Sí, è la mia regola, Ted Baldwin - ribatté McGinty con uno sguardo
cattivo. - E tu la vuoi discutere?
- E lei butterebbe a mare uno che è stato con lei per cinque anni per
favorire un uomo che non ha mai veduto in
vita sua? Lei non è Gran Maestro a vita, Jack McGinty, e per Dio la
prima volta che si voterà...
Il Consigliere gli balzò addosso come una tigre. La sua mano si chiuse
sul collo dell'altro e scagliò il disgraziato
contro una botte. Era talmente inferocito che lo avrebbe accoppato se
McMurdo non fosse intervenuto.
- Piano, Consigliere! Faccia piano! - gridò traendolo indietro.
McGinty mollò la presa, e Baldwin spaventato e scosso, ansimante e
tremante in ogni membro, come chi è stato
sulla soglia stessa della morte, sedette sulla botte contro la quale era
stato scagliato.
- E un pezzo che l'andavi cercando, Ted Baldwin. E adesso ti sei preso
il fatto tuo - gridò McGinty mentre il suo
petto poderoso si alzava e abbassava tumultuosamente. - Forse tu credevi
che se mi avessero tolta la carica di Gran
Maestro tu ti saresti infilato nelle mie scarpe. Ma tocca alla Loggia
decidere in proposito, e fino a quando sarò io il
capo, non permetterò che nessuno alzi la voce contro di me o contro i
miei ordini.
- Io non ho nulla contro di lei - borbottò Baldwin massaggiandosi la
gola.
- Dunque - esclamò l'altro riprendendo immediatamente il suo tono di
rozza giovialità - torniamo buoni amici, e
mettiamo punto alla faccenda.
Tolse dallo scaffale una bottiglia di champagne e la stappò con fragore.
- Beviamo un brindisi contro i litigi della Loggia. Dopotutto, come ben
sapete, non può scorrere sangue tra noi. E
adesso con la mano sinistra sul mio pomo d'Adamo, ti chiedo, Ted
Baldwin, qual è l'offesa, signore?
- Le nubi sono pesanti - rispose Baldwin.
- Ma si diraderanno per sempre.
- E questo io giuro.
I tre uomini bevvero e la stessa cerimonia si ripeté tra Baldwin e
McMurdo.
- E cosí - sbottò McGinty fregandosi le mani - abbiamo evitato uno
spargimento di sangue. Se la cosa si ripeterà
sarai messo sotto inchiesta dalla Loggia, e la Loggia ha la mano pesante
dalle nostre parti, come sa Fratello Baldwin, e
come tu apprenderai ben presto, Fratello McMurdo, se andrai in cerca di
guai.
- Perbacco, non sarò certo io ad attaccar briga - disse McMurdo, e tese
la mano a Baldwin. – Mi accendo con
facilità ma mi spengo anche in un soffio. É tutta colpa del mio caldo
sangue irlandese, mi dicono. Ma per me è finita, e
io non serbo rancore.
Baldwin dovette accettare la mano che gli veniva tesa, poiché l'occhio
del terribile Maestro era fisso su di lui. Ma
la sua faccia imbronciata faceva capire quanto poco le parole dell'altro
lo avessero toccato.
McGinty batté entrambi sulle spalle.
- Ah, queste donne, queste donne! - esclamò. - Pensare che proprio le
stesse sottane dovevano venirsi a mettere
tra due dei miei ragazzi. Il diavolo deve averci infilata la sua coda.
Beh, è la ragazza che ci sta dentro che deve
arrangiare la faccenda, poiché queste cose non sono di competenza di un
Gran Maestro e il Signore ne sia lodato.
Abbiamo già abbastanza da fare, senza accollarci anche le donne. Tu
dovrai affiliarti alla Loggia 341, Fratello
McMurdo. Noi usiamo mezzi e sistemi nostri, diversi da quelli di
Chicago. La nostra prossima riunione avrà luogo
sabato sera e se verrai noi ti proclameremo per sempre Libero nella
Valle Vermissa.
Loggia 341, Vermissa
La sera del giorno successivo a quello in cui si erano svolti tutti
questi avvenimenti, McMurdo traslocò dalla
pensione del vecchio Jacob Shafter e prese alloggio in quella della
vedova MacNamara, all'estrema periferia della città.
Scanlan, il suo primo conoscente del treno, ebbe occasione poco dopo di
sistemarsi a Vermissa, e i due presero ad
abitare insieme. Non vi erano altri pensionanti, e la padrona era una
vecchia irlandese che non andava troppo per il
sottile e li lasciava a se stessi, di modo che essi avevano la libertà
di parola e di azione tanto gradita agli uomini che
possiedono segreti comuni. Shafter si era ammansito sino a permettere
che McMurdo venisse a mangiare da lui quando
gli faceva comodo, di modo che i suoi rapporti con Ettie non subirono
interruzione; anzi si fecero piú affettuosi e piú
intimi a mano a mano che le settimane passavano. Nella stanza da letto
della sua nuova abitazione, McMurdo sentí che
poteva essere sicuro di servirsi della sua zecca, e dopo ripetute e
solenni promesse di segretezza un certo numero di
fratelli della Loggia ebbe il permesso di venire a vederla, e ciascuno
si portava con sé in tasca qualche esemplare di
moneta falsa cosí sapientemente coniata, che nessuno di loro ebbe mai la
minima difficoltà o pericolo nello spacciarla.
Perché, con un'arte cosí meravigliosa a sua disposizione, McMurdo si
sacrificasse a lavorare, rimase per i suoi
compagni un assoluto mistero, per quanto egli spiegasse a tutti coloro
che glielo chiedevano che se fosse vissuto senza
apparenti mezzi di sostentamento, ben presto la polizia avrebbe fiutato
qualcosa di losco.
In realtà un poliziotto l’aveva già preso di mira, ma la cosa si era
rivelata un vantaggio piuttosto che un danno.
Dopo la prima presentazione, poche erano le sere in cui egli non facesse
una capatina nello spaccio di McGinty, per
stringervi piú intima conoscenza con "i ragazzi", col qual titolo
gioviale gli affiliati alla pericolosa banda che infestava
il paese si chiamavano reciprocamente. I suoi modi audaci e la sua
libertà di parola lo resero ben presto un favorito di
quella gente, mentre la maniera rapida e scientifica con cui si
spolverava d'addosso un avversario in una rissa da osteria,
gli guadagnarono il rispetto di quella rude comunità. Un altro
incidente, serio quanto imprevisto, lo elevò ancor piú
nella stima generale.
Proprio nell'ora di punta, una sera, la porta si aprì lasciando entrare
un uomo che indossava la discreta uniforme
turchina e il berretto a visiera della polizia mineraria. Era uno
speciale corpo di vigilanza sovvenzionato dai proprietari
delle ferrovie e delle miniere di carbone per coadiuvare gli sforzi
della polizia ordinaria, che era del tutto impotente di
fronte al banditismo organizzato che terrorizzava il paese. Al suo
ingresso si fece il silenzio, e piú di un'occhiata curiosa
si posò su di lui, ma negli Stati Uniti i rapporti tra poliziotti e
criminali sono caratteristici, e lo stesso McGinty, in piedi
dietro il banco, non mostrò alcuna sorpresa quando l'ispettore si uní ai
suoi clienti.
- Un buon whisky perché la notte è freddissima - disse il funzionario di
polizia. - Non credo che ci siamo già
incontrati, vero, Consigliere?
- É lei il nuovo capitano? - domandò McGinty.
- Precisamente. Contiamo su di lei, Consigliere e sugli altri cittadini
piú influenti perché ci aiutiate a mantenere
l'ordine e la legge in questa città. Mi chiamo Marvin... della polizia.
- Noi lavoreremmo meglio senza di lei, capitano Marvin -replicò
freddamente McGinty. - Infatti abbiamo la
nostra polizia privata, qui in città, e la merce d'importazione non ci
serve. Cosa è lei se non lo strumento pagato dai
capitalisti, assoldato per bastonare o accoppare i cittadini piú poveri?
- Be', lasciamo queste discussioni - replicò in tono conciliante il
funzionario di polizia. - Io credo che tutti quanti
facciamo il nostro dovere a seconda del nostro particolare punto di
vista: peccato che tutti i punti di vista non siano gli
stessi. - Aveva già tracannato il suo bicchiere e si preparava ad
andarsene quando i suoi occhi caddero sulla faccia di
Jack McMurdo il quale era venuto a trovarsi proprio a gomito a gomito
con lui. - Oh! - esclamò squadrandolo - ma
questa è una vecchia conoscenza.
McMurdo si ritrasse.
- Non sono mai stato amico tuo né amico di nessun gendarme in vita mia!
- ribatté.
- Non è detto che un conoscente sia sempre un amico - osservò il
poliziotto ridacchiando. - Tu sei Jack McMurdo
di Chicago, ne sono sicuro, ed è inutile che tu lo neghi.
McMurdo si strinse nelle spalle.
- Non lo nego affatto - ribattè. - Credi forse che mi vergogni del mio
nome?
- Eppure ne avresti motivo!
- Che diavolo intendi dire? - ruggí McMurdo stringendo i pugni.
- No, no, Jack; non ti serve fare il gradasso con me. Sono stato in
servizio a Chicago prima di venire in questa
carbonaia puzzo lente, e so riconoscere un delinquente di Chicago se me
lo trovo davanti.
Le arie di McMurdo caddero.
- Non mi dirà che lei è Marvin della Centrale di polizia di Chicago ! -
esclamò.
- Proprio il vecchio Teddy Marvin in persona: a tua disposizione. Non ci
siamo dimenticati laggiú dell'assassinio
di Jonas Pinto.
- Non sono stato io a sparargli.
- Ne sei proprio sicuro? Certo, la tua è una deposizione proprio
imparziale, vero? Be', comunque la sua morte è
arrivata per te proprio a fagiolo, altrimenti ti avrebbero pescato per
spaccio di monete false. Mah, lasciamo perdere il
passato perché, rimanga tra te e me, e forse io vado oltre a quanto il
mio dovere mi imporrebbe, non hanno potuto
ottenere prove sicure a tuo carico, e a Chicago puoi tornarci anche
domani, se vuoi.
- Sto benissimo dove sono.
- Ma io ti ho offerto un'informazione preziosa, e sei un cane rabbioso
se non mi ringrazi.
- Be', credo che le tue intenzioni siano buone, e ti ringrazio -disse
McMurdo in tono tutt'altro che gentile.
- Per me va benissimo fintantoché ti vedrò rigar diritto - disse il
capitano. - Ma, per Giove, se non fili come dico
io dopo quanto ti ho detto, allora la musica cambia. Beh, buona notte...
e buona notte anche a lei, Consigliere.
Cosi dicendo uscí dallo spaccio non senza però aver creato nell'ambiente
un eroe. Delle imprese di McMurdo
nella lontana Chicago, già si era sussurrato in precedenza. Egli aveva
risposto a tutte le domande che gli erano state
rivolte in proposito con un sorriso che faceva capire come non
desiderasse di apparire un grand'uomo a tutti i costi. Ma
ecco che la cosa era adesso ufficialmente confermata. Gli oziosi del bar
gli si affollarono attorno e gli strinsero
cordialmente la mano. Da quel momento egli poté fare nella comunità ciò
che meglio gli pareva e piaceva. McMurdo
sapeva bere forte senza quasi recar traccia di ubriachezza, ma quella
sera se il suo amico Scanlan non gli fosse stato
vicino per riportarlo a casa, l'eroe del giorno avrebbe certamente
trascorso la notte sotto il bancone del bar.
La sera del sabato venne ammesso alla Loggia. Egli aveva creduto di
poter entrare senza cerimoniale essendo già
stato iniziato a Chicago; ma a Vermissa esistevano riti particolari, di
cui quegli adepti andavano orgogliosi, e a questi
riti bisognava che ogni aspirante si sottomettesse. L'assemblea si riuní
in una vasta sala riservata per questi scopi nella
Casa dell'Unione. Circa sessanta membri si trovavano a Vermissa, ma
questo numero non rappresentava affatto la piena
forza dell'organizzazione, poiché, disseminate per la valle, vi erano
diverse altre Logge, e altre ancora erano sparse sulle
montagne: queste si scambiavano i loro adepti quando si preparava
qualcosa di grosso, cosicché un delitto poteva essere
commesso da individui completamente estranei alla località. Nel
complesso, disseminati lungo tutta la zona carbonifera,
c’erano più di cinquecento affiliati.
Nella nuda stanza di ritrovo gli uomini erano raccolti intorno alla
lunga tavola. A fianco di questa ne era disposta
una seconda coperta di bottiglie e di bicchieri, verso cui già alcuni
membri della compagnia volgevano gli occhi.
McGinty sedeva a capotavola con un berretto di velluto nero morbido
sulla massa scompigliata dei neri capelli, mentre
una stola purpurea gli cingeva il collo, dandogli cosí l'aspetto di un
sacerdote officiante a chi sa quale diabolico rito.
Alla sua destra e alla sua sinistra sedevano gli adepti piú elevati in
grado della Loggia, e tra quei volti spiccava il volto
bello e spietato di Ted Baldwin. Ognuno di costoro portava come emblema
del proprio ufficio una sciarpa e un
medaglione. Erano per la maggior parte uomini di età matura, ma il resto
della compagnia era formato di giovanotti tra i
diciotto e i venticinque anni, ed erano essi gli emissari pronti e
capaci che eseguivano i comandi degli anziani. Tra
costoro ve n'erano molti i cui tratti rivelavano l'animo spietato con
disprezzo della legge; ma guardando tra i gregari era
difficile poter pensare che quei giovani dai volti aperti e coraggiosi
costituissero in realtà una pericolosa banda di
assassini, nelle cui menti si era insinuata una cosí totale perversione
morale da farli inorgoglire disgustosamente della
loro competenza nel male, e da farli considerare con il piú profondo
rispetto l'uomo che godeva la riputazione di saper
fare ciò ch'essi chiamavano "piazza pulita". Secondo loro era un gesto
cavalleresco e audace offrirsi volontariamente
per togliere di mezzo persone che mai li avevano offesi e che in molti
casi non avevano mai vedute in vita loro. Una
volta commesso il crimine, disputavano vantando ciascuno di essere stato
il primo a vibrare il colpo fatale e si
divertivano a vicenda e tenevano allegra tutta la compagnia descrivendo
le grida e l’agonia dell'assassinato. Da
principio avevano usato una certa segretezza nei loro colpi, ma al tempo
di cui si parla in questo racconto operavano
ormai con una sfacciataggine incredibile, perché i ripetuti insuccessi
della legge avevano dimostrato non soltanto che
nessuno avrebbe mai osato testimoniare contro di loro, ma altresí che
potevano disporre di un numero illimitato di
"testimoni" fidati ai quali avrebbero potuto rivolgersi, nonché di una
cassa assai ben fornita alla quale potevano sempre
attingere i fondi necessari per pagare in loro difesa il miglior
avvocato dello Stato. In dieci ininterrotti anni di violenze
non vi era mai stato un solo arresto, e l'unico pericolo che potesse
minacciare i Vendicatori consisteva proprio nelle
vittime stesse le quali, benché inferiori di numero e colte di sorpresa,
potevano, cosa che infatti accadeva ogni tanto,
lasciare il loro segno sugli assalitori.
McMurdo era stato avvertito che una prova lo aspettava, ma nessuno aveva
voluto dirgli in che cosa questa prova
consistesse. Egli venne ora condotto in una stanza esterna da due
fratelli dall'aspetto solenne. Attraverso la tramezza di
legno gli giungeva il mormorio delle molte voci dell'assemblea. Un paio
di volte intese pronunciare il suo nome e
comprese che stavano discutendo la sua candidatura. Entrò poi una
guardia interna, che aveva attraverso il petto una
sciarpa verde e oro.
- Il Gran Maestro ordina che sia legato, bendato, e fatto entrare -
disse. I tre quindi gli tolsero la giacca, gli
rimboccarono la manica sul braccio destro e gli passarono infine una
corda al di sopra dei gomiti, annodandovela
stretta. Gli posero quindi in testa un cappuccio nero che gli coprí
anche la parte superiore della faccia in modo che non
potesse vedere nulla. Venne quindi condotto nella sala dell'assemblea.
Tutto attorno a lui era buio pesto ed egli sotto il cappuccio si sentiva
soffocare. Udí un trambusto e un brusio di
gente accanto a sé, quindi la voce di McGinty risonò alle sue orecchie,
cosí coperte, attutita e lontana.
- Jack McMurdo - disse la voce - fai già parte dell'Antico Ordine degli
Uomini Liberi?
Il giovane s'inchinò in segno d'assenso.
- La tua Loggia è la numero 29 di Chicago?
Egli s'inchinò nuovamente.
- Le notti buie sono sgradevoli - disse la voce.
- Sí, per gli stranieri in viaggio - rispose.
- Le nubi sono pesanti.
- Sí, una tempesta si avvicina.
- I confratelli sono soddisfatti? - chiese il Gran Maestro.
Si levò un mormorio generale di assenso.
- Comprendiamo, fratello, dalle tue risposte esatte alle nostre parole
d'ordine, che tu sei veramente uno dei nostri
- disse McGinty. - Vorremmo però che tu sapessi come in questa
provincia, e in altre province vicine, noi abbiamo certi
riti, nonché certe incombenze particolari che richiedono uomini
valorosi. Sei tu pronto alla prova?
- Sí.
- Sei di cuore saldo?
- Lo sono.
- Muovi un passo in avanti per dimostrarcelo.
Mentre queste parole venivano pronunciate, sentí sui suoi occhi due
punte agozze che premevano cosí forte da
dargli l'impressione che non avrebbe potuto muovere un solo passo
innanzi senza correre il pericolo di perdere la vista.
Nondimeno egli si sforzò ad avanzare e in quello stesso momento la
pressione cedette e scomparve. Vi fu un sommesso
mormorio di applauso.
- É di cuore saldo - disse la voce. - Sai reggere al dolore? Non seppe
mai come riuscí a trattenersi dall'urlare
forte, poiché un dolore lacerante lo penetrò tutto attraverso
l'avambraccio scoperto. Per poco non svenne a quel colpo
improvviso, ma si morsicò le labbra e strinse i pugni per nascondere il
proprio tormento.
- So sopportare ben altro che questo - disse.
Questa volta gli applausi scoppiarono irrefrenabili. Nessuno sinora si
era mai comportato alla Loggia con tanto
stoico coraggio. Molte mani gli batterono la schiena, e il cappuccio gli
fu tolto dal capo. Egli si trovò circondato da una
turba di fratelli che si congratulavano con lui, e ai quali rispose
ammiccando con gli occhi tuttora velati dalle tenebre di
poco prima e sorridendo.
- Ancora un'ultima parola, Fratello McMurdo - disse McGinty. - Tu hai
già pronunciato il giuramento di
segretezza e di lealtà, e sai pertanto che la punizione per una
infrazione qualsiasi consiste in una morte istantanea ed
inevitabile!
- Lo so - rispose McMurdo.
- E tu accetti la regola del Gran Maestro per qualsiasi circostanza e
qualsiasi momento?
- L'accetto.
- Allora, in nome della Loggia 341, Vermissa, io ti ammetto ai suoi
privilegi e ai suoi dibattiti. Puoi portare il
liquore sulla tavola, Fratello Scanlan, e tutti berremo al nostro degno
fratello.
Frattanto gli avevano ridata la giacca, ma prima di indossarla
nuovamente McMurdo si osservò il braccio destro
che gli bruciava ancora acutamente. Proprio sulla carne viva
dell'avambraccio era impresso un nitido cerchio contenente
un triangolo, un marchio rosso e profondo lasciatovi dal ferro
incandescente. Qualcuno degli adepti piú vicini a lui si
rimboccò la manica e gli mostrò il proprio contrassegno di Loggia.
- Tutti lo abbiamo ricevuto - disse un affiliato - ma nessuno di noi si
è comportato col coraggio che hai
dimostrato tu.
- E stata una sciocchezza - rispose McMurdo, ma il segno gli bruciava
dando forte dolore.
Quando il brindisi che seguiva ogni cerimonia d'iniziazione ebbe fine,
la Loggia procedette a discutere
dell’ordine del giorno. McMurdo, abituato alle prosaiche riunioni di
Chicago, ascoltava tutt'orecchi, e assai piú sorpreso
di quanto si arrischiasse a dimostrare, da quel che si andava svolgendo.
- La prima questione all'ordine del giorno - cominciò McGinty -
consisterà nella lettura di questa lettera da parte
del Maestro di Divisione Windle, di Merton County, Loggia 249. Eccone il
testo:
Egregio signore, c'è un lavoro da fare per conto di Andrea Rae, della
Rae &
Sturmash, proprietari di miniere di questa zona. Lei ricorderà che la
sua Loggia ci è
debitrice, avendo usufruito dei servizi di due confratelli nella
faccenda del poliziotto di
pattuglia, l'autunno scorso. Se lei vorrà mandarci due uomini in gamba
saranno presi in
cura dal Tesoriere Higgins di questa Loggia, il cui indirizzo le è noto.
Egli indicherà loro
quando e dove agire. Suo nella libertà.
J. W. WINDLE M.D.A.O.U.L.
Windle non ci ha mai detto di no quando ci è capitato di chiedergli in
prestito un paio d'uomini, e non tocca ora a
noi tirarci indietro. - McGinty fece una pausa e girò attorno alla
stanza i suoi maligni occhi opachi. - Chi si offre
volontario per questo lavoro?
Diversi giovanotti alzarono le mani. Il gran maestro li squadrò con un
sorriso di approvazione.
- Tu vai benissimo, Tigre Cormac. Se te la caverai bene come l'ultima
volta, tutto andrà a puntino. E anche tu,
Wilson.
- Io non ho pistola - disse il volontario, un ragazzino non ancora
ventenne.
- É la tua prima impresa, vero? Bravo, bisogna pure che anche tu abbia
il tuo battesimo di sangue. Sarà un gran
passo avanti. In quanto alla pistola, ne troverai certamente una che ti
aspetta, ne sono sicuro. Se sarete pronti per lunedí
sarà piú che sufficiente. Troverete solenni accoglienze quando
rientrerete.
- Niente ricompensa stavolta? - volle sapere Cormac, un giovanotto
corpacciuto dal viso scuro e dallo sguardo
brutale, la cui ferocia gli aveva guadagnato il soprannome di "Tigre".
- Non pensare alla ricompensa. Voi agite per l'onore dell'impresa. Ma
chi sa che quando vi sarete sbrigati non
troviate qualche dollaro in fondo alla scatola.
- Che cosa ha fatto quell'uomo? - domandò il giovanottino Wilson.
- Non tocca certo ai tipi come te domandare che cosa abbia fatto. É
stato giudicato da quelli di laggiú e non sono
affari nostri. A noi non resta che portare a termine l'impresa per conto
loro, allo stesso modo che loro farebbero per noi.
Anzi, visto che siamo in argomento, due confratelli della Loggia di
Merton verranno da noi la settimana prossima a
sbrigare una certa faccenda in questa zona. Francamente è molto meglio
che nessuno faccia domande. Se non saprete
nulla non potrete testimoniare nulla, e cosí nessuno correrà pericolo.
Ma sono tipi che sanno fare piazza pulita quando
ve ne sia bisogno.
- E sarebbe ora! - esclamò Ted Baldwin. - La gente ci sta scappando di
mano, da queste parti. Non piú tardi della
settimana scorsa, tre dei nostri sono stati buttati fuori dal
caposquadra Blaker. Gli spetta da molto tempo e l'avrà,
proprio come si deve.
- Gli spetta che cosa? - bisbigliò McMurdo nell'orecchio del suo vicino.
- Una pallottola ben piazzata! - esclamò l'uorno ridendo. - Che ne pensi
dei nostri sistemi, fratello?
L'anima criminale di McMurdo sembrava aver già assorbito lo spirito
della sciagurata associazione di cui era
ormai membro.
- Mi piacciono - replicò. - È il posto che ci vuole per uno che sappia
far andare le mani.
Alcuni di coloro che sedevano attorno intesero le sue parole e le
applaudirono.
- Che c'è? - gridò l’oscuro Gran Maestro dall'altro capo della tavola.
- É il nostro nuovo fratello, signore, che trova i nostri sistemi di suo
gusto.
In un attimo McMurdo si levò in piedi.
- Vorrei dire, Venerabile Maestro, che se ci fosse bisogno di un uomo
considererei un onore essere scelto per
aiutare la Loggia.
A questa dichiarazione seguí un applauso fragoroso. Tutti avevano la
sensazione che un nuovo sole stesse
spuntando all'orizzonte. Qualcuno fra gli anziani ebbe anzi
l'impressione che il progresso fosse un po' troppo rapido.
- Io vorrei suggerire - disse il segretario, un certo Harraway, un
vecchio dalla barba grigia e dalla faccia di
avvoltoio, che sedeva vicino al presidente - che Fratello McMurdo
rimanesse in attesa sino a quando piaccia alla Loggia
di servirsi di lui.
- Ma certo, è quello che io intendevo dire: sono nelle vostre mani -
rispose McMurdo.
- Verrà anche il tuo momento, fratello - dichiarò il presidente. - Noi
già abbiamo capito che sei un uomo di
volontà e siamo certi che sbrigherai del buon lavoro da queste parti. Ma
c'è una cosuccia da fare stanotte in cui potrai
dare una mano, se ti fa piacere.
- Preferisco aspettare per quando ci sarà qualche impresa piú
importante.
- Ma puoi venire lo stesso, stanotte. E questo ti aiuterà a conoscere
qual è la nostra imp ortanza in questa
comunità. Farò la dichiarazione in proposito piú tardi. Frattanto... -
diede un'occhiata al suo promemoria... - ho ancora
un paio di problemi da sottoporre all'assemblea. Devo chiedere prima di
tutto informazioni al tesoriere sulla nostra
situazione bancaria. Bisogna pensare alla pensione della vedova di Jim
Carnaway. É stato abbattuto mentre operava al
servizio della Loggia; e noi dobbiamo provvedere a che sua moglie non
rimanga nei guai.
- Jim è stato ammazzato il mese scorso mentre cercava di far la pelle a
Chester Wilcox, di Marley Creek - spiegò
a McMurdo un vicino.
- I fondi sono buoni in questo momento - disse il tesoriere consultando
un libretto di banca che aveva davanti a
sé. - Le ditte sono state generose in questi ultimi tempi. La Max Linder
& Soci ha pagato cinquecento dollari per esser
lasciata in pace. La Walker Brothers ne ha mandati cento, ma io mi sono
impegnato a restituirli e a chiederne
cinquecento. Se non ricevo niente per mercoledí i loro impianti avranno
strani incidenti: siamo stati costretti a bruciare
il loro frangitore meccanico, l'anno scorso, prima di ridurli alla
ragione. Inoltre la West Section Coaling Company ha
pagato il suo contributo annuale. Abbiamo abbastanza in mano da poter
far fronte a qualsiasi impegno.
- Che fine ha fatto Archie Swindon? - domandò un fratello.
- Ha svenduto tutto e abbandonato la zona. Il farabutto ha poi lasciato
un messaggio per noi in cui diceva che
preferiva fare lo spazzino libero a New York piuttosto che essere
proprietario di una grossa miniera sotto la minaccia di
una banda di ricattatori. Perdiana, è stata una fortuna per lui
potersela squagliare prima che quel biglietto ci fosse
recapitato! Non credo che avrà piú il coraggio di mostrar la sua faccia
in questa valle.
Un uomo anziano, accuratamente sbarbato, dall'aspetto benevolo e
cordiale, si alzò dall'altro capo del tavolo,
dirimpetto al seggio del presidente.
- Signor tesoriere - fece - posso chiedere chi ha acquistata la
proprietà di quest'uomo che noi abbiamo scacciato
dalla zona?
- Sí, Fratello Morris. È stata acquistata dalla State & Merton County
Railroad Company.
- E chi ha rilevato le miniere di Todman e di Lee che sono state messe
sul mercato l'anno scorso nella medesima
maniera?
- La medesima società, Fratello Morris.
- E chi ha comprato le ferriere di Manson e di Shuman e di Van Deher e
di Atwood, che sono state tutte cedute di
recente?
- Sono state tutte acquistate dalla West Gilmerton General Mining
Company.
- Io non vedo, Fratello Morris - obiettò il presidente - quanto a noi
possa importare chi le compera o no dal
momento che nessuno può trasportarle fuori di questa zona.
- Con tutto il rispetto del caso, Venerabile Maestro, io credo invece
che la cosa ci può importare moltissimo.
Questo sistema si sta protraendo da ormai dieci anni. Noi stiamo
gradatamente scalzando dal loro commercio tutti i
piccoli proprietari, e qual è il risultato? Che ritroviamo al loro posto
grosse compagnie come la Railroad o la General
Iron, le quali hanno i loro direttori a New York o a Filadelfia, ed è
gente che non fa nessun caso delle nostre minacce.
Possiamo forse aver ragione dei loro capi locali, ma ciò significa
soltanto che altri saranno mandati al loro posto. E la
situazione si sta facendo pericolosa per noi. I piccoli non potevano
darci fastidio: non avevano né il denaro né la
potenza per farlo. Fino a quando non li prosciugavamo troppo, tiravano
avanti sotto il nostro potere. Ma se queste
grosse compagnie si accorgono che noi ci frapponiamo tra loro e i loro
profitti non risparmieranno né fatiche né spese
per scoprirci e portarci in tribunale.
A queste parole tutt'altro che rassicuranti seguí uno zittio, e tutti i
volti si oscurarono mentre venivano scambiate
occhiate di traverso. Erano stati cosí onnipotenti e cosí impuniti sino
a quel momento che il solo pensiero che una
possibile vendetta potesse attenderli non riusciva neppure a penetrare
le loro menti. E tuttavia quel quadro di un
avvenire carico di minacce mise un brivido di paura anche nel piú
intrepido di loro.
- Io son del parere - proseguí l'oratore - che si usi una mano meno
pesante sui piccoli proprietari. Il giorno che
costoro saranno tutti cacciati di qui, il potere della nostra
associazione sarà annullato.
Le verità spiacevoli non sono mai popolari. Mentre l'oratore si
rimetteva a sedere si levarono dovunque grida
colleriche di protesta. McGinty si alzò torvo in viso.
- Fratello Morris - ribatté - tu sei sempre stato un gufo maledetto.
Sino a quando gli affiliati di questa Loggia
resteranno uniti non vi sarà forza in questo paese che potrà toccarli.
Non abbiamo forse dimostrato questo anche troppe
volte nei riguardi dei tribunali? Io ritengo che le grosse compagnie si
accorgeranno che è piú facile pagare che lottare,
proprio come fanno le piccole. E ora, fratelli... - E cosí dicendo
McGinty si tolse il berretto di velluto nero e la stola... -
la Loggia ha terminato i suoi lavori per questa sera, eccezion fatta per
una piccola questione di cui parleremo al
momento di separarci. Intanto prendiamo qualcosa da bere e facciamo un
po' di musica in fraterna amicizia.
La natura umana è strana davvero. Ecco degli uomini per cui il delitto
era familiare, che tante volte avevano
ucciso dei capi famiglia, altri uomini contro i quali non nutrivano
alcun rancore personale, senza la piú lontana ombra di
rimorso o di compassione verso le mogli e i figli in lutto... e la
dolcezza e la pateticità della musica poteva commuoverli
fino a farli piangere. McMurdo aveva un bella voce di tenore, e se già
non si fosse guadagnato altrimenti la benevolenza
della Loggia, nessuno avrebbe piú saputo resistergli dopo averlo inteso
modulare le arie di "Io son seduto sulla
staccionata, Mary" e "Sulle rive del fiume Allan". Sin da quella prima
sera la nuova recluta si era resa popolarissima tra
i confratelli, e già si era segnalata per una prossima promozione.
Occorrevano però altre qualità, oltre a quelle di
compagnone, per proclamare degno un Uomo Libero, e di queste gli fu dato
un esempio prima che la serata terminasse.
La bottiglia del whisky aveva già fatto molti giri, e gli uomini erano
paonazzi e maturi per un'azione delinquente,
quando il loro Gran Maestro si levò di nuovo e cosí li imbonì:
- Ragazzi - disse - c'è un uomo in questa città che ha bisogno di una
buona lezione e tocca a voi provvedere che
riceva il dovuto. Voglio alludere a James Stanger dell'Herald. Avete
visto come si è messo a berciare di nuovo contro di
noi? - Un mormorio di assenso percorse la sala, e s'intese piú di una
bestemmia soffocata. McGinty tolse dalla tasca del
panciotto un ritaglio di giornale.
"GIUSTIZIA E ORDINE".
Ecco come incomincia i suoi articoli.
"IL REGNO DEL TERRORE NEL DISTRETTO DEL CARBONE E FERRO.
Dodici anni sono ormai trascorsi dai primi assassinii i quali
testimoniavano
dell'esistenza di un'associazione a delinquere. Da quel giorno le
violenze non hanno avuto
piú tregua, sino a che hanno ormai raggiunto un tal punto da fare di noi
l'obbrobrio del
mondo civile. É per ottenere risultati come questo che la nostra grande
nazione accoglie
fra le sue braccia gli stranieri che fuggono dai dispotismi europei? È
affinché divengano
essi stessi tiranni di quei medesimi uomini che hanno dato loro rifugio
e perché si instauri
una condizione di terrore e di illegalità all'ombra stessa delle sacre
pieghe della bandiera
stellata della libertà, condizione che farebbe inorridire i nostri animi
se leggessimo che
simili malefatte sono compiute sotto la piú marcia monarchia dell'Est?
Gli uomini sono ben
conosciuti. L'organizzazione è pubblica. Sino a quando sopporteremo ciò?
Dovremo
dunque vivere costantemente..."
- Ma basta con queste scemenze ! - gridò il presidente scaraventando il
ritaglio di giornale sul tavolo. - Questo è
quanto dice di noi. Ora io chiedo: in che modo dobbiamo reagire?
- Uccidiamolo! - gridarono molte voci furibonde.
- Protesto contro questa decisione - si alzò a dire il Fratello Morris,
l'uomo dai lineamenti miti e dal volto
sbarbato. - Io vi dico, fratelli, che la nostra mano si sta facendo
troppo pesante in questa valle e che verrà il momento in
cui tutti si uniranno per schiacciarci pur di salvare se stessi. James
Stanger è un vecchio, è rispettato in città e in tutta la
zona. Il suo giornale è considerato con molta attenzione nella valle. Se
quest'uomo sarà messo a morte, ci sarà un tale
fermento, in questo Stato, che la cosa potrà concludersi soltanto con la
nostra distruzione.
- E come potrebbero provocare la nostra distruzione, signor disfattista?
- gridò McGinty. - Con l'aiuto della
polizia, forse? Ma se la metà dei poliziotti è sul nostro libro paga, e
l'altra metà ha paura di noi! O ci riusciranno, forse,
con l'aiuto dei tribunali e dei giudici? Abbiamo già esperimentato
questo, e che pericolo ce n'è venuto?
- Potrebbe esserci un giudice Lynch a giudicare il caso - obiettò
Fratello Morris.
A quest'osservazione fece eco un coro generale di proteste indignate.
- Non ho che da alzare un dito - gridò McGinty - e duecento uomini
spazzerebbero da cima a fondo questa città. -
Poi, alzando improvvisamente la voce e inarcando le enormi sopracciglia
nere in un cipiglio terribile, soggiunse: - Senti
un po', Fratello Morris, è parecchio che ti tengo d'occhio. Siccome non
hai coraggio tu stesso, cerchi di toglierlo agli
altri. Sarà un gran brutto giorno per te, Fratello Morris, quando il tuo
nome verrà sul nostro foglio d'ordini, e io credo
che avrei già dovuto mettercelo da un pezzo.
Morris si era fatto mortalmente pallido e le ginocchia parvero cedergli
sotto mentre egli si accasciava sulla
seggiola. Alzò il bicchiere con la mano che gli tremava e bevve prima di
essere in grado di rispondere.
- Mi scuso con lei, Venerabile Maestro, e con tutti gli altri fratelli
di questa Loggia, se ho detto piú di quanto
avrei dovuto dire. Io sono un socio leale, tutti voi lo sapete, ed è
soltanto il timore che male possa incogliere alla Loggia
che mi fa parlare con parole ansiose. Ma ripongo assai piú fiducia nel
suo giudizio che non nel mio, Venerabile
Maestro, e prometto solennemente di non offendere mai piú i sentimenti
dei miei fratelli.
Il cipiglio del gran maestro si spianò a quelle umili parole.
- Bene, bene, Fratello Morris. Mi dispiacerebbe molto se si rendessero
necessari gravi provvedimenti a tuo
carico. Ma fin quando io sederò in questa scranno, saremo una Loggia
unita nelle parole e nell'azione. E adesso, ragazzi
- proseguí volgendo gli occhi su tutti gli intervenuti - io dirò
soltanto questo, che se Stanger ricevesse sino in fondo
quello che si merita ci sarebbero piú guai di quanto ne abbiamo bisogno.
Questi giornalisti si difendono a denti stretti gli
uni con gli altri, e tutti i giornali degli Stati Uniti si metterebbero
a invocare il soccorso della polizia e della truppa; ma
io credo che possiamo dargli una lezioncina come si deve. Ci pensi tu,
fratello Baldwin?
- Certo! - rispose pronto il giovane.
- Di quanta gente hai bisogno?
- Di una mezza dozzina di persone, e di due per far da guardia alla
porta. Verrai tu, Gower, e tu, Mansel, e tu,
Scanlan, e i due Willaby.
- Ho promesso al nuovo fratello che sarebbe venuto anche lui - disse il
presidente.
Ted Baldwin guardò McMurdo con due occhi che dimostravano chiaramente
come egli non avesse né
dimenticato né perdonato.
- Be', può venire se vuole - borbottò di mala grazia. - Ma ora basta.
Prima cominciamo, meglio è.
La compagnia si sciolse tra grida e urla e squarci di canzoni da
ubriaconi. Il bar era ancora affollato di nottambuli
e molti confratelli vi sostarono. La piccola banda che era stata scelta
per l'impresa si avviò per la strada, procedendo a
gruppetti di due o tre lungo il marciapiede per non richiamare
l'attenzione. Era una notte gelida, e la falce della luna
scintillava luminosa in un cielo di ghiaccio spruzzato di stelle. Gli
uomini si fermarono e si raccolsero in un cortile
dirimpetto a un alto edificio. Frammezzo alle finestre brillantemente
illuminate erano stampate a caratteri d'oro le parole
VERMISSA HERALD. Dall'interno veniva il fragore delle macchine da
stampa.
- Ehi, tu - disse Baldwin a McMurdo - tu puoi fermarti giú all'ingresso
e badare che la strada sia tenuta sgombra
per noi. Arthur Willaby rimarrà con te. Gli altri mi seguano. Non
abbiate paura, ragazzi, poiché abbiamo dodici
testimoni che noi in questo momento preciso ci troviamo al bar
dell'Unione.
Era quasi mezzanotte, e la strada era deserta tranne che per un paio di
ritardatari che si dirigevano verso casa. Il
gruppo attraversò la strada, e, spalancando l'uscio dell'ufficio di
redazione, Baldwin e i suoi uomini irruppero
nell'interno e salirono la scala. McMurdo e l'altro rimasero al basso.
Dalla stanza sovrastante giunse un urlo,
un'invocazione di aiuto, e poi un rumore di piedi strascicati e di
seggiole cadute. Un attimo dopo un uomo grigio di
capelli corse fuori sul pianerottolo; ma fu afferrato prima che potesse
andare lontano e i suoi occhiali caddero
tintinnando ai piedi di McMurdo. Vi fu un colpo e un gemito. L'uomo si
abbatté sulla faccia e una mezza dozzina di
bastoni gli piombarono contemporaneamente sulla schiena. L'uomo si
contorse, e le sue membra lunghe e magre
fremettero sotto i colpi. Gli altri finalmente cessarono, ma Baldwin,
con un sorriso infernale sulla faccia crudele,
continuò a infierire sulla testa del disgraziato, che questi tentava
invano di difendere con le braccia. I suoi bianchi
capelli erano intrisi di grumi di sangue. Baldwin era ancora chino sulla
sua vittima, e intento a colpire ogni qualvolta
scorgeva una parte indifesa, quando McMurdo con un balzo fu sulla scala
e lo spinse indietro con uno strattone. -
Finirai per ucciderlo - disse. - Smettila!
Baldwin lo fissò esterrefatto.
- Maledetto! - esclamò. - Chi sei tu per intrometterti... tu che sei
nuovo della Loggia? Sta’ indietro! - Fece per
alzare il suo bastone, ma con una mossa fulminea McMurdo aveva già tolto
la pistola di tasca.
- Fatti indietro tu! - gridò. - Ti faccio saltar la faccia se osi
toccarmi. In quanto alla Loggia, non era ordine del
Gran Maestro uccidere quest'uomo, mentre tu cerchi di ucciderlo?
- Dice la verità - osservò uno degli uomini.
- Ragazzi, sbrigatevi! - gridò dal basso quello che faceva da palo. - Le
finestre si stanno illuminando e in meno di
cinque minuti avrete tutta la città addosso.
Nella strada risonava infatti un rumore di grida, e un gruppetto di
compositori si stava radunando nel vestibolo
sottostante preparandosi all'azione. Lasciato il corpo immobile del
redattore in cima alle scale, i criminali discesero
precipitosamente e corsero nella strada. All’altezza della Casa
dell'Unione, alcuni si mescolarono con la folla nello
spaccio di McGinty, bisbigliando nelle orecchie del capo che l'impresa
era stata condotta a termine con successo. Altri,
e tra questi McMurdo, si sparpagliarono in stradette laterali,
raggiungendo cosí per vie traverse i propri alloggi.
La Valle della Paura
Nello svegliarsi il mattino seguente McMurdo ebbe buon motivo per
rammentare la propria iniziazione alla
Loggia. La testa gli doleva per l'effetto delle eccessive bevute e il
braccio marchiato a fuoco era gonfio e scottava.
Grazie ai suoi speciali introiti privati poteva permettersi di recarsi
al lavoro irregolarmente; perciò quella mattina fece
colazione tardi e rimase in casa, occupando il tempo a scrivere una
lunga lettera a un amico. In seguito si mise a
scorrere il Daily Herald. In una colonna speciale, aggiunta all'ultimo
momento, lesse:
"Violenze nell'ufficio delI'Herald. Il redattore capo gravemente
ferito".
Era un breve resoconto dei fatti di cui egli era assai meglio al
corrente che non il compilatore dell'articolo.
Questo terminava con la seguente chiusura:
La cosa è adesso nelle mani della polizia, ma non vi è molto da sperare
che i suoi
sforzi siano coronati da successi migliori che in passato. Qualcuno
degli assalitori è stato
riconosciuto, e si spera di poter giungere a prove concrete. Promotrice
dell'attacco è stata,
non occorre neppure dirlo, l'odiosa associazione che tiene ormai da
tempo in suo potere
questa comunità, e contro la quale l'Herald si era eretto
coraggiosamente ad accusatore
implacabile. I molti amici del signor Stanger si rallegreranno
nelI'apprendere che, per
quanto selvaggiamente percosso e ripetutamente colpito alla testa, egli
non corre pericolo
immediato di vita.
In una postilla era poi detto che a difesa dell'ufficio era stato messo
un manipolo di agenti del corpo di polizia del
ferro e carbone, armati di fucili Winchester.
McMurdo aveva appena posato il giornale e si preparava ad accendere la
pipa con una mano ancora tremante per
le libagioni della sera innanzi, quando qualcuno bussò alla pora della
sua camera e subito dopo entrò la padrona di casa
con un biglietto che le era stato consegnato in quel momento da un
ragazzo. Il messaggio non era firmato e diceva:
Vorrei parlarti, ma preferirei non in casa tua. Mi troverai accanto
all'asta della
bandiera, sulla Collina del Mugnaio. Se mi raggiungerai subito ho
qualcosa che importerà
a te di ascoltare e a me di dire.
McMurdo rilesse un paio di volte quel messaggio, in preda alla massima
sorpresa, poiché non aveva la piú
pallida idea di chi potesse esserne l'autore. Se il biglietto fosse
stato vergato da scrittura femminile, avrebbe potuto
pensare che si trattasse di una delle tante avventure galanti di cui era
stato spesso protagonista in passato; ma quella era
una scrittura d'uomo, e di uomo istruito per giunta. Dopo aver esitato
alquanto si decise infine a veder chiaro nella cosa.
La Collina del Mugnaio è un parco pubblico mal tenuto che si stende
proprio nel centro della città. D'estate è
parecchio frequentato, ma d'inverno è del tutto deserto. Dalla cima di
esso è possibile abbracciare il panorama non
soltanto della città con le sue case fuligginose, sparse e irregolari,
ma anche di tutta quanta la sinuosa valle sottostante,
con le miniere e le fabbriche sparpagliate che anneriscono la neve che
ne ricopre i lati, nonché delle montagne boscose e
ammantate di bianco che la fiancheggiano. McMurdo percorse a lunghi
passi il sentiero chiuso tra due siepi di
sempreverdi sinché giunse al ristorante deserto che d'estate costituisce
il centro di ogni allegro convegno. Accanto ad
esso s'innalzava un'asta nuda di bandiera, sotto cui stava un uomo, il
cappello calato sugli occhi e il bavero del cappotto
rialzato sin oltre il mento. Quando si volse, McMurdo si trovò dinanzi
Fratello Morris, colui cioè che la notte
precedente era incorso nelle ire del Gran Maestro. Nel salutarsi si
scambiarono il segno della Loggia.
- Volevo dirti qualcosa, McMurdo - cominciò l'uomo piú anziano, parlando
con esitazione che rivelava come egli
stesse tastando un terreno delicato. - Ti sono grato per essere venuto.
- Perché non hai firmato il biglietto?
- Perché la prudenza non è mai troppa, amico! Non si sa mai, in tempi
come questi, di chi ci si può fidare e di chi
no.
- Ma credo che tra fratelli di una Loggia la fiducia reciproca debba
essere illimitata!
- No, no: non sempre! - esclamò Morris con veomenza. - A quanto pare
tutto ciò che diciamo, anzi, tutto ciò che
pensiamo viene riferito a McGinty.
- Senti un po' - fece brusco McMurdo - proprio ieri sera, come sai
benissimo, io ho giurato solenne fedeltà al
Gran Maestro. Vorresti ora chiedermi di infrangere il mio giuramento?
- Se la prendi su questo tono - fece tristemente Morris - non mi resta
che farti le mie scuse per averti disturbato
inutilmente. Le cose stanno davvero molto male se due liberi cittadini
non possono piú scambiarsi apertamente i loro
rispettivi punti di vista.
McMurdo, che aveva scrutato nel frattempo con grande attenzione il suo
interlocutore, si ammansí un poco.
- Certo, io parlavo unicamente per me - disse. - Sono arrivato da poco
tempo, come ben sai, e per me è tutto
nuovo. Non sarò certo io ad aprir bocca, Morris, e se ritieni opportuno
comunicarmi qualcosa sono qui per ascoltarti.
- Per riferire subito tutto quanto a McGinty - osservò con amarezza
Morris.
- In questo mi fai davvero torto - protestò McMurdo. - Personalmente
sono fedele alla Loggia, e questo te lo dico
chiaro e tondo; ma sarei proprio un uomo da poco se andassi a ripetere a
chicchessia quello che tu vuoi dirmi in
confidenza. Il tuo segreto resterà con me, benché, ti avverto, con tutta
probabilità non otterrai da me né comprensione
né aiuto.
- Ho rinunciato da temp o ad essere aiutato e compreso - replicò Morris.
- E quasi certo che con quello che ti dirò
io affiderò la mia vita nelle tue mani, ma per malvagio che tu possa
essere, e mi è parso ieri sera che tu già ti stia
impegnando a diventare il peggiore dei peggiori, sei ancora nuovo ai
metodi di qui, e forse la tua coscienza non è ancora
del tutto incallita come quella degli altri. Per questo appunto ho
pensato di parlarti.
- Beh, che hai da dirmi?
- Se mi tradirai che tu sia maledetto!
- Ma se ti ho dato la mia parola che non aprirò bocca!
- Vorrei dunque chiederti se, quando ti sei affiliato alla Società degli
Uomini Liberi di Chicago, e hai prestato
giuramento di fedeltà e carità, ti è mai passato per la mente che questo
un giorno ti avrebbe potuto condurre al delitto?
- Se lo chiami delitto!... - fu la risposta di McMurdo.
- Se lo chiami delitto?... - Ora la voce di Morris vibrava di passione.
- Hai visto ancora ben poco per poter parlare
a questo modo! Era o non era un delitto quello che è stato commesso ieri
sera, quando un uomo abbastanza vecchio per
poter essere tuo padre è stato picchiato sino a che il sangue ha intriso
i suoi capelli bianchi? Come lo definisci tu,
questo?
- Alcuni direbbero che è guerra - rispose McMurdo: - la lotta di due
classi sino agli estremi, senza esclusione di
colpi.
- E tu pensavi che queste cose fossero possibili quando ti sei iscritto
alla Associazione degli Uomini Liberi di
Chicago?
- No, francamente devo dire che le ignoravo totalmente.
- Anche io le ignoravo quando mi affiliai a Filadelfia. Laggiú non era
che un circolo, un luogo di raduno. Poi
intesi parlare di questo posto... sia maledetto il momento in cui il suo
nome mi giunse agli orecchi... e venni qui per
migliorare la mia posizione. Dio mio, altro che migliorare... Ero
accompagnato da mia moglie e da tre figlioli. Avviai
sulla Piazza del Mercato un negozio di granaglie e feci affari. Intanto
era corsa intorno la voce che io ero un Uomo
Libero, e fui costretto ad aggregarmi alla Loggia locale, allo stesso
modo che è toccato a te ieri sera. Anch'io porto sul
braccio il marchio d'infamia, e qualcosa di peggio è impresso nel mio
cuore. Mi accorsi di essere caduto sotto la sferza
di un mascalzone brutale, e mi trovai impigliato in una rete fitta di
delitti. Che potevo fare? Ogni parola che tentavo di
pronunciare per cercar di mitigare le loro crudeltà era considerata un
tradimento, esattamente come è avvenuto ieri sera.
Non posso andarmene di qui perché tutto quello che posseggo al mondo è
investito nel mio magazzino. Se mi dimetto
dall'associazione, so perfettamente che questo significa morte per me, e
Dio solo sa che cosa per mia moglie e i miei
figli. Ah, ragazzo mio, è semplicemente spaventoso...
McMurdo si strinse nelle spalle.
- Non eri tagliato per un lavoro come questo - disse. - Sei troppo
tenero.
- Avevo una coscienza e una fede, ma mi hanno reso un criminale. Fui
scelto per un'impresa. Se mi fossi rifiutato
sapevo benissimo che cosa mi aspettava. Probabilmente sono un vigliacco;
forse è stato soltanto il pensiero delle mie
creature. Comunque sia, andai. Ma credo che l'incubo di quella volta mi
ossessionerà per tutto il resto della mia vita.
Era una casa isolata, a venti miglia di qui, dalla parte opposta della
montagna. A me fu dato l'incarico di far da palo
all'uscio, proprio come ordinarono a te ieri sera. Non si fidavano di me
per sbrigare l'impresa sino in fondo. Gli altri
entrarono. Quando uscirono erano tutti sporchi di sangue. Mentre ci
allontanavamo un bambino si mise a urlare
dall'interno della casa. Era una creatura di cinque anni che aveva
assistito all'assassinio del proprio padre. Quasi svenni
per l'orrore, eppure dovevo fingere, sorridere e assumere una faccia da
duro, perché sapevo benissimo che se non avessi
simulato, alla prossima occasione sarebbero usciti dalla mia casa con le
mani lorde di sangue, e sarebbe stato il mio
piccolo Fred a invocare il proprio papà. Ma intanto ero diventato un
criminale anch'io, mi ero fatto complice di un
omicidio, ero perduto per sempre in questo mondo e certamente anche
nell'altro. Sono un buon cattolico, ma il
sacerdote non volle saperne di me quando seppe che ero un Vendicatore, e
sono stato scomunicato. Ecco come sono
andato a finire, io. E adesso vedo te avviarti per la stessa strada, e
mi domando: che destino lo attende? Sei pronto a
diventare anche tu un assassino a sangue freddo, o non possiamo fare
davvero niente per fermare questa vergogna?
- E che cosa vorresti fare? - chiese brusco McMurdo. - Tradire, fare la
spia?
- Per l'amor del cielo! - protestò Morris. - Soltanto il pensiero di
tradire ci costerebbe la vita!
- Meno male! - ribatté McMurdo. - Sai che cosa penso? Che sei un debole,
e che ingigantisci i problemi.
- Ingigantisco? Aspetta di aver vissuto qui un po' piú a lungo e te ne
accorgerai. Guardá giú nella valle. Vedi il
fumo di centinaia di ciminiere che l'offusca? Ebbene, io ti dico che il
fumo del delitto l'ottenebra in modo più lugubre e
fosco di quello delle fabbriche. Questa è la Valle della Paura... la
Valle della Morte. I1 terrore regna nel cuore di questa
gente dal tramonto all'alba. Aspetta giovanotto, e te ne accorgerai a
tue spese.
- Senti, ti farò sapere quel che ne penso quando ne saprò di più -
rispose McMurdo in tono scanzonato. - Quel che
è chiaro è che tu non sei adatto per questo posto, e che quanto prima
svenderai, se riuscirai a raccogliere dieci cents per
un dollaro della tua roba, tanto meglio sarà per te. Per quel che mi
riguarda fa’ conto di non esserci mai incontrati. Ma
se per caso tu fossi una spia...
- No, no - gridò Morris in tono lamentoso.
- Va bene, chiudiamola qui. Mi ricorderò comunque delle tue parole, e
chi sa che un giorno non ci ripensi. Io
credo che tu fossi animato di buone intenzioni quando hai deciso di
parlarmi così. Ma adesso è ora che me ne torni a
casa.
- Ancora una parola prima di salutarci - disse Morris. - Può darsi che
ci abbiano visti insieme, e in questo caso
vorranno sapere di che cosa abbiamo parlato.
- Già, hai ragione.
- Io ti ho offerto un impiego nel mio negozio.
- E io l'ho rifiutato: d'accordo. Beh, arrivederci, Fratello Morris, e
speriamo che per l'avvenire le cose vadano
meglio per te.
Quello stesso pomeriggio, mentre McMurdo sedeva fumando, immerso nei
propri pensieri, accanto alla stufa del
suo salottino, la porta si spalancò e entrò l'enorme sagoma di patron
McGinty. Dopo aver scambiato il segno
convenzionale della Loggia con McMurdo, si sedette di fronte al giovane,
squadrandolo attentamente per un certo
tempo, con uno sguardo che gli fu ricambiato da pari a pari, senza
batter ciglio, da parte di McMurdo.
- Io non faccio molte visite, Fratello McMurdo - disse infine il Gran
Maestro. - Credo di essere troppo occupato
con la gente che viene a trovare me, ma ho creduto opportuno di fare
un'eccezione e di venire a fare un giro a casa tua.
- Lieto di vederla, Consigliere - rispose cordialmente McMurdo andando a
prendere dalla credenza una bottiglia
di whisky; - è un onore che non mi sarei mai aspettato.
- Come va il braccio? - domandò il capo.
McMurdo fece una faccia lunga.
- Mah, non me lo sono ancora dimenticato - disse. - Però ne valeva la
pena.
- Sí, ne vale la pena - rispose l'altro - per coloro che sono leali e
tengono fede alla loro parola, e aiutano la
Loggia. Di che cosa stavi parlando stamane con Fratello Morris, sulla
Collina del Mugnaio? La domanda giunse così a
bruciapelo che McMurdo fu lieto di avere la risposta pronta. Scoppiò in
una sonora risata.
- Morris non sapeva che io ero in grado di guadagnarmi da vivere
standomene a casa mia. Ed è meglio che non lo
sappia perché ha troppa coscienza, per un tipo come me. Però è un buon
diavolo. Credeva che io mi trovassi in
difficoltà, e pensava di rendermi un servigio offrendomi un impiego nel
suo negozio di granaglie.
- E cosí?
- Sí, è cosí.
- E tu hai rifiutato?
- Certo. Non guadagno forse dieci volte tanto con sole quattro ore di
lavoro e standomene in camera mia?
- E giusto, ma io non mi farei vedere troppo in giro con Morris.
- Perché no?
- Credo sia meglio che non te lo dica. Per la gente di queste parti quel
che dico io è sufficiente.
- Sarà sufficiente per gli altri, ma non per me, Consigliere - disse
audacemente McMurdo. - Se lei è un buon
giudice degli uomini lo capirà da sé.
Il gigante dai capelli scuri gli lanciò un'occhiataccia minacciosa, e la
sua zampa irta di peli si chiuse per un
istante attorno al bicchiere quasi volesse scagliarlo contro
l’interlocutore; ma quasi subito ruppe in una di quelle sue
false risate fragorose.
- Lo sai che sei un bel tipo? - fece. - Beh, se vuoi una spiegazione te
la darò. Morris non ti ha detto nulla contro la
Loggia?
- No.
- Neppure contro di me?
- No.
- Mah, sarà perché non osa fidarsi di te, ma in fondo al cuore non è un
fratello leale. Noi lo sappiamo bene, e per
questo lo sorvegliamo, e aspettiamo il momento opportuno per dargli una
buona lezione. Ora credo che questo tempo
sia ormai vicino. Non c'è posto nel nostro ovile per le pecore rognose;
ma se tu te la fai con un uomo sleale, potremmo
credere che sia sleale anche tu, non ti sembra?
- Non c'è probabilità che io me la faccia con lui, perché quelI'uomo non
mi piace - rispose McMurdo. - E in
quanto a slealtà, se avesse parlato male di lei non avrebbe aperto bocca
una seconda volta.
- Bene, basta cosí - concluse McGinty prosciugando il bicchiere. - Sono
venuto per darti un consiglio in tempo, e
adesso te l'ho dato.
- Sarei curioso di sapere come le sia venuto all'orecchio del mio
incontro con Morris - disse McMurdo.
McGinty rise.
- É mio compito sapere tutto quello che succede in questa cittadina -
rispose. - Ti consiglio di riferirmi sempre
ogni cosa. Ma è ora che me ne vada, e voglio dire solamente...
Ma il suo commiato fu bruscamente interrotto in modo del tutto inatteso.
Con uno schianto improvviso la porta si
spalancò e tre facce corrucciate e severe li squadrarono da sotto a tre
berretti a visiera della polizia. McMurdo balzò in
piedi e fece per estrarre il proprio revolver, ma il suo braccio si
fermò a mezzo quando egli vide due Winchester
spianati al livello della sua fronte. Un uomo in uniforme avanzò nel
mezzo della stanza con una pistola a sei colpi in
mano. Era il capitano Marvin, addetto una volta all'ufficio di Chicago,
e distaccato attualmente al Commissariato del
Ferro e Carbone. Costui scosse il capo lanciando a McMurdo un mezzo
sorriso.
- Lo sapevo che ti saresti cacciato nei guai, signor Imbroglione di
Chicago - disse. - Non sei riuscito a startene
alla larga, vero? Prendi il cappello e vieni con noi.
- Credo che questa la pagherà cara, capitano Marvin - disse McGinty. -
Chi è lei, vorrei sapere, per irrompere in
una casa a questa maniera, e molestare uomini onesti e osservanti della
Legge?
- Lei si impicci dei fatti suoi, Consigliere McGinty - rispose il
capitano di polizia; - non vogliamo lei, ma
quest'uomo. A lei tocca esser d’aiuto, non intralciare l'opera della
giustizia.
- Ma McMurdo è amico mio, e io rispondo della sua condotta - obiettò il
capo.
- In ogni modo, signor McGinty, può darsi che a lei tocchi, un giorno di
questi, rispondere della propria condotta
personale! - ribatté il capitano. - Questo McMurdo faceva il falsario
ancora prima di venire qui e continua a farlo. Sta'
attento, sergente, mentre io lo disarmo.
- Ecco la mia pistola - disse freddamente McMurdo. - Credo però,
capitano Marvin, che se io e lei ci trovassimo a
tu per tu da soli lei non mi prenderebbe con tanta facilità.
- Ma dov'è il vostro mandato di cattura? - chiese McGinty. - Diavolo!
Sembra di essere in Papuasia, non a
Vermissa, se gente come voi può avere in mano il servizio di polizia.
Questo è un sopruso, e non passerà liscio, glielo
garantisco.
- Lei faccia il suo dovere come crede meglio, Consigliere: noi badiamo a
fare il nostro.
- Di che cosa sono accusato? - domandò McMurdo.
- Di complicità nell'aggressione al redattore-capo Stanger negli uffici
dell'Herald. Non è merito tuo se non è stato
assassinato.
- Ma se è per questo che lo volete metter dentro - gridò McGinty con una
risata - potete risparmiarvi un sacco di
noie lasciandolo libero subito. Quest'uomo è rimasto a giocare a poker
fino a mezzanotte nel mio spaccio, e ho una
dozzina di testimoni che possono dimostrarlo.
- Questo è affar suo, e credo che potrà servirsene domani in tribunale.
Frattanto, tu, McMurdo, vieni con noi, e
senza tante storie, se non vuoi una botta di fucile in testa. E lei se
ne stia da parte, signor McGinty, perché l'avverto che
non mi piacciono gli intralci, quando sono in servizio.
L'atteggiamento del capitano era cosí deciso che sia McMurdo che il suo
capo furono costretti ad accettare la
situazione. McGinty fece però in modo di scambiare qualche parola
sottovoce col prigioniero prima di separarsi da lui.
- A proposito... - e fece col pollice un gesto in alto a indicare la
piccola zecca clandestina.
- Tutto a posto - bisbigliò McMurdo che aveva già provveduto a un
nascondiglio sicuro sotto il pavimento.
- Arrivederci dunque - disse il capo stringendogli la mano. - Andrò a
trovare l'avvocato Relly, e mi assumerò io
le spese della difesa. Sta' pur certo che ti lasceranno andare subito.
- Io non scommetterei su questo punto. Sorvegliate il prigioniero, voi
due, e sparategli addosso se tenta di
scappare. Io intanto perquisirò la casa.
Marvin fece come aveva detto, ma senza trovar traccia della zecca
clandestina. Poi, egli e i suoi uomini
scortarono McMurdo alla Centrale di polizia. Intanto erano scese le
tenebre e infuriava un nevischio violento, cosicché
le strade erano quasi deserte; ma alcuni perditempo presero a seguire il
gruppo, e imbaldanziti dall'oscurità si misero a
lanciare imprecazioni contro il prigioniero.
- Linciatelo, quel maledetto Vendicatore! - gridavano. - Linciatelo! - e
risero e lo schernirono mentre egli veniva
sospinto entro l'ufficio di polizia.
Dopo una veloce inspezione da parte dell'ispettore in servizio, venne
chiuso nella cella comune. Qui trovò
Baldwin e tre altri criminali della notte precedente, tutti arrestati
nello stesso pomeriggio, in attesa di essere processati il
mattino seguente.
Ma la lunga mano degli Uomini Liberi sapeva stendersi sin dentro la
roccaforte stessa della legge. A notte alta
venne un carceriere con un fascio di paglia che doveva servire
apparentemente perché vi riposassero sopra, ma dal quale
estrasse due bottiglie di whisky, alcun bicchieri e un mazzo di carte. I
prigionieri trascorsero una notte allegra senza il
minimo patema per il giudizio dell'indomani.
E avevano ragione di non preoccuparsi, come i fatti avrebbero
dimostrato. Il magistrato non fu in grado, sulla
semplice prova testimoniale, di emettere una sentenza che avrebbe
portato la cosa davanti a un tribunale di secondo
grado. D'altro canto, i compositori e i tipografi del giornale furono
costretti ad ammettere che la luce era incerta, che
personalmente erano tutti molto turbati, e che era difficile per loro
giurare con assoluta certezza sull'identità degli
assalitori, anche se potevano individuare i responsabili tra gli
imputati. Interrogati dall'abile avvocato assunto da
McGinty, caddero in contraddizioni e incertezze sempre piú marcate. In
quanto al ferito, già aveva deposto che era stato
colto talmente di sorpresa che non era in grado di dichiarare nulla
oltre il fatto che il primo uomo che lo aveva colpito
aveva i baffi. Aveva inoltre aggiunto che egli sapeva che si trattava
dei Vendicatori, dal momento che nessun altro nella
comunità poteva nutrire motivi di inimicizia contro di lui, e che da
tempo era minacciato a causa dei suoi articoli
coraggiosi. Del resto fu chiaramente dimostrato dalla testimonianza
concorde e incrollabile di sei cittadini, tra i quali era
compreso l'alto funzionario municipale McGinty, che gli accusati erano
rimasti a giocare a carte nella Casa dell'Unione
fino a un tempo successivo al crimine. È inutile dire che furono assolti
con parole che quasi quasi suonavano scusa da
parte della giuria per il torto cui erano stati sottoposti, unitamente a
un'implicita censura all'azione del capitano Marvin
e della polizia, per eccesso di potere.
Il verdetto fu salutato con scroscianti applausi da un pubblico in cui
McMurdo riconobbe molte facce familiari.
Molti confratelli della Loggia sorridevano e agitavano le mani, ma vi
erano altri che sedevano a labbra strette e occhi
chini mentre gli scarcerati uscivano dalla gabbia. Uno tra costoro, un
ometto risoluto, dalla barba scura, espresse in
parole il pensiero suo e dei compagni mentre gli ex prigionieri gli
passavano davanti.
- Maledetti assassini! - borbottò. Finiremo bene col farvi la pelle.
L'ora piú buia
Se Jack McMurdo avesse avuto bisogno di una spinta per acquistare
popolarità tra i suoi compagni, sarebbero
bastati ad assicurarla l'arresto prima, poi il proscioglimento. Era
veramente un primato nuovo negli annali
dell'associazione che un uomo la stessa sera della sua affiliazione alla
Loggia, avesse fatto qualcosa che doveva portarlo
davanti al magistrato. Già egli si era guadagnato la reputazione di
compagone, sempre pronto a far bisboccia, e per di
piú di uomo di grande carattere, che non avrebbe accettato un insulto
neppure dall'onnipotente capo. Ma oltre a questo
egli aveva fatto impressione sui suoi compagni, i quali si erano fatta
l'idea che fra tutti loro nessuno avesse piú di lui un
cervello abile e capace di architettare piani sanguinari, né mano piú
rapida ed esperta per metterli in esecuzione. “É il
tipo che ci vuole per un lavoro ben fatto” dicevano tra loro gli
anziani, e aspettavano il momento opportuno per metterlo
alla prova. McGinty aveva già molti strumenti a sua disposizione, ma
dovette ammettere che quello era il piú efficace.
Gli pareva di essere come un uomo che tiene al guinzaglio un mastino
feroce. I botoli potevano essere incaricati delle
imprese minori, ma sarebbe venuto un giorno in cui avrebbe lanciato
quella bestia sulla sua preda. Alcuni affiliati della
Loggia, e Ted Baldwin tra questi, erano indispettiti del rapido sorgere
di quest'astro forestiero, e l'odiavano appunto per
questo; ma gli stavano alla larga, poiché McMurdo, com'era pronto a
ridere, era pronto anche a far andar le mani.
Ma se si era guadagnato il favore dei compagni vi era un altro ambiente,
per lui ben piú importante, in cui aveva
invece perso punti. Il padre di Ettie Shafter non volle aver piú nulla a
che fare con lui, e gli proibí persino l'accesso in
casa. Ma Ettie era troppo innamorata per lasciarlo, e tuttavia il suo
buonsenso l'avvertiva che un matrimonio con un
presunto assassino non era per lei positivo. Un mattino, dopo una notte
insonne, decise di vederlo, forse per l'ultima
volta, e di fare un supremo tentativo per strapparlo alle cattive
compagnie. Si recò a casa di lui, come tante volte egli
l'aveva supplicata di fare, e si diresse nella stanza che gli serviva da
salottino. McMurdo era seduto con la schiena
rivolta a lei, e una lettera davanti a sé. Un improvviso capriccio
infantile la colse... dopotutto non aveva che diciannove
anni. Egli non l'aveva intesa entrare, quando aveva aperto l'uscio. Ora
Ettie avanzò in punta di piedi, e posò lievemente
una mano sulle sue spalle chine.
Se aveva pensato di sorprenderlo, certamente vi era riuscita, ma per
essere a sua volta stupefatta. Con un balzo
felino McMurdo si vols e e già con la mano destra l'aveva afferrata per
la gola. Nel medesimo istante con l'altra mano
gualcí il foglio che aveva davanti a sé. Per un attimo la guardò
biecamente, ma subito stupore e gioia si sostituirono alla
ferocia che gli aveva sconvolto i tratti, una ferocia che l'aveva fatta
rabbrividire d'orrore e ritrarre, quasi avesse veduto
qualcosa di spaventoso che non si era mai neppure affacciato come
immaginabile al suo mite e giovane spirito.
- Oh, sei tu... - disse McMurdo asciugandosi la fronte madida. - E
pensare che sei venuta da me, rischiando che ti
strangolassi. Ma su, cara - aggiunse tendendole le braccia. - Lascia che
mi scusi con te.
Ma Ettie non si era ancora rimessa dal balenìo di colpevole paura letta
sul volto amato. L'istinto femminile
l'avvertì che non si trattava soltanto del semplice timore di un uomo
colto di sorpresa. Era un senso di colpevolezza,
colpevolezza e paura.
- Ma che cosa ti ha preso, Jack? - esclamò. - Perché hai avuto tanta
paura di me? Oh, Jack, se tu avessi la
coscienza tranquilla non mi avresti guardata così!
- Ma certo, stavo pensando ad altre cose, e quando sei venuta cosi
leggera, volando su quei tuoi piedini di fata...
- No, no; non era soltanto questo, Jack. - Poi un improvviso sospetto si
impadroní di lei. - Fammi vedere la lettera
che stavi scrivendo.
- No, Ettie, non posso!
I suoi sospetti divennero certezza.
- Tu stavi scrivendo a un'altra donna! - esclamò. - Lo so. Altrimenti
perché non me la mostreresti? Stavi
scrivendo a tua moglie! Come posso sapere che tu non sei sposato; tu, un
forestiero, uno che nessuno conosce?
- Io non sono sposato, Ettie. Te lo giuro. Tu sei la sola donna sulla
terra per me. Te lo giuro sulla croce di Cristo!
La sua passione aveva un accento cosí sincero che la fanciulla non poté
non credergli.
- E allora - insisté - perché non vuoi mostrarmi quella lettera?
- Te lo dirò, tesoro. Ho promesso sotto giuramento di non mostrarla, e
cosí, come non oserei infrangere la mia
parola con te, allo stesso modo mi vedo costretto a mantenere il segreto
nei confronti di coloro cui ho dato la mia
promessa. Sono affari che riguardano la Loggia, e debbono rimanere
ignorati anche da te. E se mi sono spaventato
quando ho sentito una mano posarsi sulle mie spalle, capisci bene che ha
avuto paura fosse la mano di un poliziotto!
La fanciulla comprese che egli diceva la verità. McMurdo la strinse tra
le braccia cancellando a furia di baci i
suoi timori e i suoi dubbi.
- Siediti dunque accanto a me. É misero trono per la regina che sei, ma
è quanto di meglio il tuo povero
innamorato possa offrirti. Credo però che saprò fare di piú per te, uno
dei prossimi giorni... Ma adesso sei tranquilla,
vero?
- Come posso essere tranquilla, Jack, quando so che tu sei un criminale
tra i criminali, quando da un momento
all'altro può venire il giorno in cui saprò che sei chiuso nella gabbia
degli assassini? McMurdo il Vendicatore, ecco
come ti ha chiamato ieri uno dei nostri pensionanti. Mi sono sentita
colpire al cuore come da una coltellata.
- Sí, ma le parole dure non rompono le ossa.
- Erano però parole vere.
- Ma cara, il diavolo non è poi cosí brutto come lo si dipinge. Noi
siamo povera gente che cerca con sistemi
propri di ottenere il riconoscimento dei propri diritti.
Ettie gettò le braccia al collo del suo innamorato.
- Líberati, Jack, per amor mio... per amor di Dio, líberati da questa
catena! É per chiederti questo che sono venuta
oggi. Oh, Jack, guarda, io te ne prego in ginocchio. M i inginocchio
davanti a te, e ti imploro di andartene.
Egli la rialzò e la consolò stringendosi al petto il capo di lei.
- Ma tu non sai quello che mi chiedi. Come potrei andarmene, quando
questo significherebbe infrangere il mio
giuramento e abbandonare i miei compagni? Se tu sapessi in che posizione
mi trovo non mi chiederesti una cosa simile.
D'altronde, anche se lo volessi, come potrei farlo? Non crederai mica
che la Loggia lasci libero un uomo di andarsene
portandosi con sé tutti i suoi segreti?
- Io ho pensato a questo, Jack. Ho predisposto tutto. Papà ha un po' di
soldi da parte ed è stanco di questo luogo
in cui la paura di questa gente intristisce le nostre vite. E pronto a
partire. Potremmo fuggire insieme a Filadelfia o a
New York, dove non avremmo piú nulla da temere.
McMurdo rise.
- La Loggia ha la mano lunga. Credi che non saprebbe stenderla fino a
Filadelfia o New York?
- Andiamo nell'Ovest, allora, oppure in Inghilterra, o in Svezia, da
dove viene mio padre. Andiamocene in
qualsiasi posto, pur di abbandonare questa Valle della Paura.
McMurdo pensò al vecchio Fratello Morris.
- Perbacco, è la seconda volta che sento chiamare cosí questa valle -
osservò. - Deve essere un'ombra pesante
quella che si stende su di voi!
- Quest'ombra oscura le nostre esistenze ogni minuto. Credi forse che
Ted Baldwin ci abbia perdonati? Se non
fosse perché ha paura di te, chi sa che fine avremmo già fatto! Se tu
vedessi con che occhi cupi e rabbiosi mi guarda
quando gli capita d'incontrarmi!
- Perdinci! Se lo sorprendo gli insegnerò io a comportarsi come si deve.
Ma ascolta, bambina mia. Non posso
andarmene di qui. Non posso. Sappilo una volta per sempre. Ma se tu mi
lascerai fare a modo mio, cercherò di trovare
una scusa onorevole per trarmi da quest'impaccio.
- Non si può parlare di onore in certe cose!
- Sí, ma tutto dipende da come le si guarda. Se mi darai sei mesi farò
in modo di andarmene senza essere
costretto a vergognarmi guardando gli altri in faccia.
La ragazza rise di gioia.
- Sei mesi! - gridò. – Posso esser sicura della tua promessa?
- Mah, potranno anche essere sette o otto, ma in capo anno al massimo ce
n'andremo di qui.
Fu quanto Ettie poté ottenere, ma era già qualcosa. Essa aveva ora
almeno un esile filo di luce a illuminare le
tenebre delI'immediato futuro. Rientrò nella casa paterna con cuore piú
leggero, e lieta come non era mai stata dal
momento in cui Jack McMurdo era entrato nella sua vita.
Egli pensava che come afffiliato gli sarebbero stati noti tutti i
movimenti dell'associazione, ma doveva ben presto
scoprire che l'organizzazione era assai piú vasta e piú complessa della
semplice Loggia. Persino patron McGinty era
all'oscuro di molte cose, poiché esisteva un funzionario - chiamato il
delegato della contea, e che viveva a Hobson's
Patch, molto piú giú, lungo la linea ferroviaria - che esercitava il
proprio potere su parecchie Logge, e di cui si serviva
in modo personale e arbitrario. McMurdo non lo vide che una sola volta;
era un ometto dai capelli grigi e dall'aspetto di
topo, con un'andatura viscida e uno sguardo in tralice carico di
cattiveria. Si chiamava Evans Pott e persino il grande
Capo di Vermissa provava verso di lui qualcosa della repulsione o del
timore che l'enorme Danton doveva aver provato
nei confronti del debole ma pericoloso Robespierre.
Un giorno Scanlan, il compagno di pensione di McMurdo, ricevette un
messaggio di McGinty cui era unito un
biglietto di Evans Pott, con cui lo informava che questi avrebbe mandato
due tipetti, Lawler e Andrews, che avevano
istruzioni di agire nella zona, anche se in gran segreto. Si pregava il
Gran Maestro di procurare loro alloggio e ogni
agevolazione sino a che giungesse il momento dell'azione. McGinty
aggiungeva di suo pugno che era impossibile tenere
qualcuno nascosto nella Casa dell'Unione, e che pertanto pregava McMurdo
e Scanlan di alloggiare i due forestieri per
pochi giorni nella loro pensione.
I due uomini arrivarono la sera stessa, ciascuno portando il proprio
zaino. Lawler era un uomo anziano, astuto,
silenzioso, riservato, vestito di una vecchia giacca nera a coda di
rondine che insieme al cappello di feltro floscio e a
una barba brizzolata gli dava nel complesso l'aspetto di un predicatore
ambulante. Il suo compagno, Andrews, era poco
piú di un ragazzo: aveva una faccia allegra e franca, e i modi giocondi
di chi si trovi fuori di casa in vacanza, e abbia i
mezzi per spassarsela in lungo e in largo. Entrambi erano totalmente
astemi, e si comportavano per tutto il resto come
membri esemplari della società: erano assassini, in piú di un'occasione
strumenti efficacissimi di quell'associazione a
delinquere. Lawler aveva già portato a compimento ben quattordici
commissioni del genere, e Andrews, tre.
McMurdo si accorse quasi subito che erano prontissimi a discorrere delle
loro gesta passate, e le narravano con
quell'orgoglio misto a ritrosia proprio di chi abbia compiuto per la
comunità servizi disinteressati e generosi. Erano
invece estremamente reticenti per quel che riguardava l’incarico del
momento.
- Ci hanno scelti perché né io né il ragazzo beviamo - spiegò Lawler. -
Sanno benissimo di poter contare su noi
per il nostro silenzio. Non dovete averne a male, ma noi obbediamo agli
ordini del delegato della contea.
- Certo, ma siamo tutti nella stessa barca - osservò Scanlan, l'amico di
McMurdo, mentre i quattro erano seduti
insieme a cena.
- É vero, e potremmo raccontarvi fino alla noia di come abbiamo
accoppato Charlie Williams, oppure Simone
Bird, o di qualsiasi altra nostra impresa del passato. Ma finché il
nostro lavoro non è sbrigato teniamo la bocca chiusa.
- C'è n'è una mezza dozzina qui dalle nostre parti cui vorrei dire io
una parola - disse McMurdo con una
bestemmia. - Non sarà per caso Jack Knox, della Collina del Ferro, che
state cercando? Perché in questo caso farei un
bel pezzo di strada per vederlo ricevere quello che si merita.
- No, non è lui.
- Nemmeno Herman Strauss?
- No, nemmeno.
- Beh, se non volete dircelo non possiamo obbligarvi, però mi piacerebbe
saperlo.
Nonostante la reticenza degli ospiti, Scanlan e McMurdo erano ben decisi
a essere presenti a ciò che essi
chiamavano la "festa". Quando perciò un mattino per tempo McMurdo li
intese scendere piano le scale, svegliò Scanlan,
e i due si infilarono in fretta i loro vestiti. Quando furono pronti si
accorsero che gli altri erano già sgattaiolati fuori,
lasciando dietro di sé la porta aperta. Non albeggiava ancora e alla
luce dei fanali poterono scorgere i due a qualche
distanza da loro, lungo la strada. Presero a seguirli cautamente,
affondando senza rumore nella neve.
La pensione era quasi al limite della cittadina, e ben presto si
trovarono a un incrocio, oltre i confini di questa.
Qui erano in attesa due uomini con i quali Lawler e Andrews scambiarono
una breve, ma animata conversazione. Si
mossero quindi insieme. Si trattava evidentemente di qualche impresa
rilevante in cui il numero dei partecipanti aveva
una grande importanza. In quel punto si dipartono varie piste che
conducono a diverse miniere. I forestieri presero
quella che portava alla Collina del Corvo, un complesso enorme che era
diretto da mani forti, le quali erano state capaci,
grazie all'energico e noto amministratore della Nuova Inghilterra,
Josiah H. Dunn, di mantenere un certo ordine e una
certa disciplina durante quel lungo regno del terrore.
I1 giorno stava ormai spuntando, e una fila di lavoratori si avviava già
lentamente, isolatamente o a gruppi lungo
il sentiero annerito.
McMurdo e Scanlan si unirono agli altri, senza perdere di vista gli
uomini che stavano seguendo. Una nebbia fitta
li avvolgeva, e dal cuore di questa giunse all'improvviso l'urlo
lacerante di un fischio a vapore. Era il segnale, della
durata di dieci minuti, prima che le gabbie scendessero e si iniziasse
il lavoro della giornata.
Quando .giunsero allo spiazzo aperto attorno al pozzo della miniera, vi
trovarono un centinaio di minatori in
attesa, che battevano i piedi e si soffiavano sulle dita, poiché faceva
un freddo intenso. I forestieri si raccolsero in
gruppetto all'ombra della casa delle macchine. Scanlan e McMurdo si
arramp icarono su un mucchio di detriti da cui si
poteva dominare tutta quanta la scena. Videro l'ingegnere minerario, un
grande scozzese barbuto di nome Menzies,
uscire dalla casa delle macchine e suonare il fischietto per dare il via
alla discesa delle gabbie. Nel medesimo istante un
giovanotto alto, dinoccolato, dal viso intelligente e accuratamente
sbarbato, avanzò prontamente verso l'imboccatura del
pozzo. Mentre avanzava i suoi occhi si posarono sul gruppo, silenzioso e
immobile, raccolto presso la casa delle
macchine. Gli uomini avevano abbassato il cappello sugli occhi e
rialzato il bavero delle giacche per nascondersi il
volto. Per un attimo un presentimento di morte posò la sua mano di
ghiaccio sul cuore del direttore, ma immediatamente
egli si riprese e non vide altro che il proprio dovere nel confronto di
estranei invadenti.
- Chi siete? - domandò movendo un passo avanti. - Che cosa fate lí?
Non vi fu risposta, ma il giovane Andrews avanzò fulmineo e gli sparò
allo stomaco. I cento minatori in attesa
rimasero immobili e smarriti come se fossero stati paralizzati. I1
direttore si portò le mani alla ferita e si curvò su se
stesso. Tentò quindi di allontanarsi barcollando, ma un altro assassino
gli sparò addosso, ed egli si abbatté di lato
scalciando ed annaspando con le mani contro un mucchio di detriti. A
quella vista Menzies, lo scozzese, lanciò un
ruggito di collera, e si lanciò contro gli assalitori con una sbarra di
ferro, ma fu accolto da due pallottole in fronte che lo
stesero morto stecchito. Tra i minatori fu come se un'onda li avesse
travolti e trasportati sulla sua cresta, e dalla loro
massa uscí un grido inarticolato, di pietà e di collera; ma due degli
assassini scaricarono le loro pistole a sei colpi sopra
la folla, che si divise e si disperse e molti presero a correre
all'impazzata verso le proprie case di Vermissa. Quando
alcuni fra i piú coraggiosi si furono ripresi, e incominciarono a
ritornare alla miniera, la banda omicida era ormai
svanita nelle nebbie del mattino, senza che un solo testimone potesse
giurare con sicurezza sull'identità di quegli uomini
che dinanzi a piú di cento spettatori avevano perpetrato quel duplice
assassinio.
Scanlan e McMurdo ripresero la via del ritorno. Scanlan piuttosto
abbacchiato perché era il primo crimine cui
assisteva coi propri occhi, e gli sembrava una cosa molto meno
divertente di quanto si era immaginato. Le grida
disperate della moglie del direttore ucciso li perseguitarono mentre
rientravano frettolosamente in città. McMurdo era
assorto e silenzioso, ma non mostrò alcuna comprensione per la debolezza
del compagno.
- Caro mio, è come alla guerra - seguitava a ripetere. - Che cos'è se
non una guerra tra noi e loro? E noi ci
vendichiamo come meglio possiamo!
Quella sera nella sala della Loggia, alla Casa dell'Unione, vi fu una
grande baldoria non solo per l'assassinio del
direttore e dell'ingegnere della miniera della Collina del Corvo, un
assassinio che avrebbe ridotto quell'organizzazione
alla stessa stregua delle altre società ricattate e terrorizzate della
zona, ma anche per un lontano trionfo procacciato a
opera della Loggia stessa. A quanto sembrava, allorché il delegato della
contea aveva inviato cinque uomini in gamba a
vibrare un colpo in Vermissa, aveva chiesto che in cambio tre uomini di
Vermissa venissero scelti segretamente e
spediti ad ammazzare William Hales di Stake Royal, uno dei migliori e
piú popolari proprietari di miniere della zona di
Gilmerton, un uomo che era ritenuto da tutti senza un solo nemico al
mondo, poiché era sotto ogni punto di vista un
datore di lavoro modello. Egli esigeva piena attitudine al lavoro, e
aveva pertanto liquidato alcuni impiegati oziosi e
sempre ubriachi che facevano parte dell'onnipotente associazione.
Affissi mortuari appesi fuori della sua porta non
l’avevano fatto tornare sui suoi passi, di modo che in un libero e
civile paese egli si trovava condannato a morte.
L'esecuzione era stata condotta egregiamente a termine. Ted Baldwin, che
ora se ne stava allungato con sussiego
al posto d'onore di fianco al Gran Maestro, era stato il capo della
spedizione. La sua faccia arrossata e i suoi occhi vitrei,
iniettati di sangue, rivelavano lunghe ore di insonnia e di sbornia. Lui
e i suoi due compagni avevano trascorsa la notte
precedente in mezzo alle montagne. Avevano gli abiti in disordine e
fradici di pioggia. Ma un eroe che ritornasse da
un'impresa disperata non avrebbe potuto avere un'accoglienza piú calda
dai propri commilitoni. La descrizione del
misfatto fu ripetutamente narrata tra grida di giubilo e risate altis
onanti. Avevano aspettato che il loro uomo ritornasse a
casa al cader della notte, e si erano appostati in cima ad una ripida
collina, dove il suo cavallo sarebbe stato costretto ad
andare al passo. Era talmente imbacuccato per proteggersi dal freddo che
non aveva potuto nemmeno mettere la mano
alla pistola. Lo avevano disarcionato e colpito ripetutamente.
Nessuno di loro conosceva quell'uomo, ma nell'uccidere vi è un'emozione
eterna, e poi avevano fatto vedere ai
Vendicatori di Gilmerton che quelli di Vermissa non erano da meno di
loro. C'era stato però un contrattempo, poiché un
uomo e una donna erano passati di lí in carrozza mentre ancora stavano
scaricando le loro rivoltelle sul corpo immoto.
Qualcuno aveva consigliato di far fuori anche quei due, ma si trattava
di gente innocua che non aveva nulla a che fare
con le miniere, perciò fu loro raccomandato severamente di tirare
innanzi e di tenere la bocca chiusa, se non volevano
che gli toccasse qualcosa di peggio. E cosí il corpo esanime coperto di
sangue era stato lasciato insepolto nel punto
stesso in cui lo avevano colpito, come monito a tutti i datori di lavoro
senza pietà, e i tre nobili Vendicatori si erano
affrettati a ritornare tra le montagne, dove l'impassibile Natura giunge
sino al limite stesso delle fornaci e dei mucchi di
detriti.
Era stato un gran giorno per i Vendicatori. L'ombra si era allungata
ancora piú cupa sulla valle. Ma come
l'accorto generale sceglie il momento della vittoria per raddoppiare i
propri sforzi, in modo che i nemici non abbiano il
tempo di riprendersi dopo la sconfitta, cosí mastro McGinty, osservando
il teatro delle proprie operazioni con quei suoi
occhi maligni sempre socchiusi, aveva escogitato un nuovo attacco contro
i propri oppositori. Quella notte stessa,
mentre la compagnia semiubriaca si scioglieva, prese McMurdo per un
braccio e lo condusse in quella stanza interna in
cui si era svolto il loro primo colloquio. - Senti un po', ragazzo mio -
gli disse - ho un lavoro che finalmente è degno di
te. Ti sarà affidato in modo esclusivo.
- Onoratissimo - replicò McMurdo.
- Puoi prendere con te due uomini, Banders e Reilly. Sono già stati
avvertiti di tenersi a disposizione. Non
saremo mai tranquilli in questa zona finché non avremo messo a posto
Chester Wilcox, e avrai i ringraziamenti di tutte
le Logge dei distretti carboniferi, se riuscirai ad abbatterlo.
- Farò del mio meglio. Chi è costui, e dove lo trovo?
McGinty si tolse dall'angolo della bocca il suo eterno sigaro mezzo
masticato, mezzo fumato, e prese a tracciare
un diagramma approssimativo su una pagina strappata dal suo taccuino.
- E il primo caposquadra della Iron Dyke Company. È un cittadino
intemerato, un vecchio sergente portabandiera
della guerra, tutto cicatrici e capelli grigi. Abbiamo tentato di farlo
fuori due volte, ma senza fortuna, e Jim Carnaway ci
ha rimesso la pelle. Adesso tocca a te sistemarlo. Questa è la casa,
isolata al crocicchio della Iron Dyke, proprio come la
vedi qui nel disegno, senza nessun'altra abitazione a tiro d'orecchio.
Non fidarti di giorno. E armato, e spara subito e
sicuro, senza far domande. Ma di notte... beh, di notte è solo, con
moglie, tre bambini e una donna di servizio. Non farti
venire dubbi. Devi far fuori tutti o nessuno. Se tu potessi mettere un
sacchetto di esplosivo davanti all'uscio di ingresso,
con una miccia lenta...
- Che cosa ha fatto quest'uomo?
- Non ti ho detto che ha ammazzato Jim Carnaway?
- E perché lo ha ammazzato?
- E a te che diavolo interessa? Carnaway girava attorno a casa sua di
notte, e lui gli ha sparato. Questo deve
bastare per te e per me. Noi dobbiamo rendergli pan per focaccia.
- Ma ci sono di mezzo due donne e dei bambini. Bisogna far fuori anche
loro?
- Certamente, altrimenti come facciamo a prendere lui?
- Non mi sembra giusto, perché quelli sono innocenti e non hanno fatto
nulla di male.
- Che discorsi sono questi? Ti vuoi tirare indietro?
- Calma, Consigliere, calma. Che cosa ho mai detto o fatto per farle
pensare che io voglia sottrarmi a un ordine
del Gran Maestro della mia Loggia? Se sia poi giusto o sbagliato tocca a
lei a decidere.
- Allora accetti, dunque?
- Certo che accetto.
- E quando?
- Mah, dovrebbe lasciarmi un paio di sere perché io possa vedere la casa
e avere un po' di tempo per preparare i
miei piani. Poi...
- Benissimo - disse McGinty stringendogli la mano. - Lascio fare a te.
Sarà un gran giorno quello in cui ci
porterai la notizia. Sarà il colpo finale che li metterà in ginocchio.
McMurdo rifletté a lungo e approfonitamente sull'impresa che gli era
stata affidata. La casa isolata in cui Chester
Wilcox viveva si trovava a circa cinque miglia, in una valle
collaterale. Quella sera stessa partí tutto solo per
predisporre l’incursione. Quando ritornò dal suo viaggio di ricognizione
ebbe un colloquio con i suoi scagnozzi,
Banders e Reilly, due teppistelli, che si dimostrarono soddisfatti
dell'impresa come se si trattasse di andare alla caccia al
cervo. Due sere piú tardi s'incontrarono fuori della città, tutti e tre
armati, e uno di loro con un sacco riempito
dell'esplosivo da cava.
Quando giunsero alla casa solitaria erano le due del mattino. La notte
era ventosa, e nubi irregolari passavano
velocemente sulla faccia della luna al suo terzo quarto. Erano stati
avvertiti di stare in guardia da eventuali mastini,
perciò si mossero cautamente in avanti, le pistole puntate in mano, ma
non si udiva alcun rumore all'infuori dell'ululato
del vento, e nulla si moveva se non i rami ondeggianti sul loro capo.
McMurdo stette in ascolto presso la porta
d’ingresso della casa solitaria, ma dentro sembrava che regnasse il
silenzio. Allora egli vi appoggiò contro il sacco
pieno di polvere, vi fece un buco nel mezzo col suo coltello, e vi
attaccò la miccia. Quando questa fu bene accesa, egli e
i suoi due compagni se la dettero a gambe, e già erano parecchio
lontani, comodi e al sicuro in un fosso protettore,
quando intesero il boato assordante delI'esplosione, seguito dal fragore
prolungato e cupo dall'edificio a pezzi, che li
avvertiva della riuscita dell’attentato. Negli annali intrisi di sangue
della società mai fu condotta a termine impresa piú
brillante.
Quel lavoro tanto organizzato e cosí audacemente concepito era però
destinato al nulla. Avvertito dalla sorte di
numerose altre vittime, e sapendo di essere egli stesso designato al
massacro, Chester Wilcox si era trasferito con la sua
famiglia proprio il giorno prima in un'abitazione piú sicura e meno
nota, dove un drappello di poliziotti era stato messo
di guardia. Era una casa vuota che la polvere da sparo aveva dilaniato,
e il severo sergente portabandiera continuava
ancora a insegnare la disciplina ai minatori dell'Iron Dyke.
- Lasciatelo a me - dichiarò McMurdo. - È mio, e lo beccherò di sicuro,
anche se dovessi dargli la caccia per un
anno intero.
Una mozione di ringraziamento e di fiducia fu approvata alI'unanimità
dalla Loggia e cosí per il momento la cosa
finí lí. Quando, qualche settimana dopo, fu annunciato nei giornali che
Wilcox era stato ucciso in un'imboscata, non fu
un segreto per nessuno che McMurdo si era rimesso all'opera per condurre
a termine la sua impresa.
Questi erano i metodi della Società degli Uomini Liberi e queste erano
le gesta dei Vendicatori, con cui essi
imposero il proprio governo di terrore sulla grande e ricca zona che
doveva per tanto tempo essere ossessionata dalla
loro spaventosa presenza. Ma perché macchiare queste pagine con altri
delitti? Non ho già detto abbastanza per
descrivere questi uomini e i loro sistemi? I loro misfatti sono scritti
nella storia, e in piú di un libro essi sono
minutamente ricordati. Vi si può apprendere come furono uccisi i
poliziotti Hunt e Evans perché si erano avventurati ad
arrestare due membri della società; fu un doppio omicidio ideato nella
Loggia di Vermissa, e perpetrato a sangue freddo
nella persona di due uomini inermi. Vi si può anche leggere
dell'uccisione della signora Larbey mentre curava il proprio
marito che era stato percosso quasi a morte per ordine di mastro
McGinty. L'assassinio del vecchio Jenkins, seguito a
breve distanza da quello di suo fratello, la mutilazione di James
Murdoch, la distruzione degli Staphouse, fatti saltare in
aria in casa propria, e lo sterrninio degli Stendhal, uccisi tutti a
brevissima distanza gli uni dagli altri nello stesso
spaventoso inverno. Un’ombra cupa velava funerea la Valle della Paura.
La primavera era venuta con cantar di ruscelli
e stormir di fronde. Tutta la natura, cosí a lungo chiusa in una morsa
di ferro, parlava di speranza. Ma non vi era
speranza alcuna per gli uomini e le donne che vivevano laggiú sotto il
peso del terrore. Mai la nube su di loro era stata
cosí minacciosa e cosí disperata come in quell'inizio d'estate.
Pericolo
Il regno del terrore era al su apogeo. McMurdo, che era stato già
nominato diacono interno, con ogni probabilità
di succedere un giorno a McGinty nella carica di Gran Maestro, era
diventato ormai cosí importante nelle riunioni dei
suoi confratelli che nulla veniva fatto senza il suo aiuto o il suo
consiglio. Ma quanto piú la sua popolarità cresceva nei
confronti degli Uomini Liberi, tanto piú torve erano le occhiate che lo
squadravano quando passava per le strade di
Vermissa. Nonostante il serio pericolo i cittadini stavano prendendo
coraggio e pensavano di associarsi contro i loro
oppressori. Già la Loggia era stata informata di riunioni segrete negli
uffici dell'Herald e di distribuzioni di armi da
fuoco tra le persone per bene. McGinty e i suoi uomini non si lasciavano
turbare da queste notizie. Erano numerosi,
risoluti e bene armati. I loro avversari invece erano sparpagliati e
senza forze. Tutto si sarebbe risolto, come già era
accaduto in passato, con chiacchiere inutili e, tutt'al piú, con qualche
arresto. Cosí dicevano McGinty, McMurdo e tutti
gli affiliati piú audaci.
Era una sera di sabato, durante il mese di maggio. I1 sabato era sempre
serata di riunione per la Loggia, e
McMurdo stava uscendo di casa per presenziarvi, quando venne a trovarlo
Morris, il codardo dell'Ordine. La sua fronte
era solcata dalle preoccupazioni e il suo volto gentile era teso e
smarrito.
- Posso parlarti liberamente, McMurdo?
- Certo.
- Non posso dimenticare che io ti dissi un giorno quello che pensavo, e
che tu te lo sei tenuto per te, anche
quando il capo in persona è venuto a chiederti informazioni sul nostro
colloquio.
- E come potevo comportarmi diversamente dal momento che tu avevi
riposto fiducia in me? Questo non ha
voluto dire che io andassi d'accordo col tuo modo di pensare.
- Lo so benissimo. Ma con te posso parlare e sentirmi sicuro. Ho un
segreto qui dentro... - e cosí dicendo si portò
la mano al petto - ed è un segreto che mi divora. Vorrei che chiunque
altro lo avesse saputo all'infuori di me. Se lo
rivelo, questo significherà certamente morte, ma se me lo tengo per me
potrà essere la fine di tutti noi. Che Dio mi aiuti,
ma ho i nervi sconvolti a furia di pensare a questa cosa !
McMurdo, interessato, fissò l'uomo. Morris tremava come una verga. Gli
versò un po' di whisky nel bicchiere e
glielo diede.
- Questa è la medicina che ci vuole per i tipi come te - disse. - E
adesso sentiamo un po'.
Morris bevve e un'ombra di colore soffuse la sua faccia esangue.
- Te lo dirò con una sola frase - si spiegò. – Si è infiltrato fra noi
un poliziotto.
McMurdo lo guardò stupefatto.
- Ma sei impazzito! - esclamò. - Forse il paese non è pieno di
poliziotti e di agenti? e che danno ci hanno fatto
finora?
- No, no; non si tratta di un poliziotto della zona. Come dici tu, noi
li conosciamo e possono farci ben poco. Ma
hai mai inteso parlare degli uomini di Pinkerton?
- Mah, ho letto qualcosa del genere.
- Bene, ti posso assicurare che non te ne accorgi quando ti stanno alle
calcagna. Non è un corpo governativo, ma
un corpo speciale per i problemi più gravi, che arriva ai propri fini
non badando ai mezzi. Se un uomo di Pinkerton si
mette a fare sul serio siamo rovinati.
- Dobbiamo farlo fuori.
- Ah, è il primo pensiero che ti viene in mente! Cosí la Loggia lo
saprà. Non te lo avevo detto che sarebbe finita
con un delitto?
- E allora, che cos'è un delitto? Non ce ne sono anche troppi da queste
parti?
- É vero, ma non sarò certo io a indicare l'uomo che deve essere
assassinato. Non potrei mai piú avere pace.
Eppure la nostra testa è in gioco. Che debbo fare?
Era talmente amareggiato dall'indecis ione che ondeggiava letteralmente
come una pianta sbattuta dal vento. Ma
le sue parole avevano profondamente scosso McMurdo. Era facile
comprendere come egli condividesse l'opinione
dell'altro per quel che riguardava il pericolo e come capisse la
necessità di affrontarlo. Afferrò Morris per una spalla e lo
scosse energicamente.
- Senti un po' - disse quasi sibilando le parole - non ci guadagnerai
nulla a startene qui a mugolare come una
vecchia comare a una veglia funebre: sentiamo i fatti. Chi è questo
tizio? Dove si trova? Come hai saputo di lui? Perché
sei venuto da me?
- Sono venuto da te perché sei l'unico che possa consigliarmi. Ti ho
detto che avevo un negozio nell'Est, prima di
venire qui? Laggiú ho lasciato buoni amici e uno di costoro si trova nel
servizio telegrafico. Ecco una lettera che ho
ricevuto da lui ieri. Leggi questo periodo, qui in cima alla pagina.
Ecco quel che lesse McMurdo:
Come stanno i Vendicatori dalle tue parti? Non si fa che leggere di loro
nei giornali.
Sia detto tra me e te, prevedo che tra breve avrò tue notizie. Cinque
grosse società e le due
compagnie ferroviarie hanno preso misure molto serie. É loro intenzione
di andare fino in
fondo, e puoi scommettere che ci riusciranno. Hanno assoldato Pinkerton,
e il suo uomo
migliore, Birdy Edwars, è già in campo. La cosa deve essere discussa
immediatamente.
- E adesso leggi il poscritto.
Naturalmente quanto ti dico l'ho saputo tra la gente di affari, perciò
ti do la notizia
cosí come l'ho avuta.
McMurdo rimase in silenzio, stringendo la lettera tra le mani inquiete.
La nebbia si era diradata, ed egli vedeva
finalmente il baratro sotto di sé.
- Ci sono altri al corrente di questo? - chiese.
- Io non ne ho parlato con nessuno.
- Ma quest'uomo, questo tuo amico, non ha qualcun altro al quale
potrebbe essere disposto a scrivere?
- Mah, può darsi che conosca ancora qualcun altro.
- Della Loggia?
- É probabile.
- Te lo domandavo perché forse qualcuno può aver descritto questo tizio,
questo Birdy Edwards, e in questo caso
ci sarebbe facile identificarlo.
- Mah, è possibile. Però non credo che lo conosca. Lui si è limitato a
riferirmi notizie raccolte da qualche uomo
d'affari. Come potrebbe conoscere questo agente di Pinkerton?
McMurdo ebbe un violento sobbalzo.
- Perdio ! - gridò. – Ho capito chi è!. Che imbecille sono stato a non
capirlo. Ma siamo fortunati, diavolo! Lo
sistemeremo prima che possa danneggiarci. Senti un po', Morris; vuoi
lasciare questa faccenda in mano mia?
- Certo, purché tu mi liberi da ogni responsabilità.
- A questo penso io. Tu tirati pure in disparte e lascia fare a me. Non
avrò neppure bisogno di menzionare il tuo
nome. Agirò come se la lettera fosse stata indirizzata a me. D'accordo?
- È proprio quello che ti volevo chiedere.
- Allora fídati di me e tieni la bocca chiusa. Adesso mi recherò subito
alla Loggia e vedrai che quell'agente di
Pinkerton si pentirà presto di esser venuto a ficcare il naso.
- Lo ucciderai?
- Meno saprai, amico Morris, e meglio sarà per la tua coscienza e
tranquillità. Non far domande e lascia che le
cose si aggiustino da sole. Ora va.
Nell'andarsene Morris scosse il capo triste.
- Ho l'impressione che questo sangue ricadrà su di me - gemette.
- La legittima difesa non è delitto! - disse McMurdo sorridendo
biecamente. - O lui o noi. Sono sicuro che
quest'uomo ci annienterebbe tutti se lo lasciassimo scorrazzare ancora
per un po' in questa valle. Perbacco, Fratello
Morris, dovremo finire col nominarti Gran Maestro, visto che si potrà
dire che hai salvato la Loggia.
E tuttavia appariva chiaro dal suo modo di agire che la preoccupazione
di questo nuovo pericolo lo assillava assai
piú seriamente di quanto dimostrassero le sue parole. Era forse la sua
coscienza sporca, forse la fama
dell'organizzazione Pinke rton, forse anche il fatto di sapere che
organizzazioni forti e ricche si erano assunte il compito
di spazzar via i Vendicatori; qualunque fosse la ragione che lo
spingeva, i suoi atti divennero quelli di un uomo che si
prepara al peggio. Prima di lasciare la casa distrusse ogni carta che
potesse comprometterlo. Dopo di che emise un
lungo sospiro di soddisfazione, sperando di essere al sicuro; e tuttavia
il pericolo doveva incalzarlo, poiché mentre era
per strada verso la Loggia si fermò dal vecchio Shafter. Non poteva più
entrare in casa, ma quando bussò alla finestra
Ettie scese subito a incontrarlo. La spensierata gaiezza irlandese era
scomparsa totalmente dagli occhi del suo
innamorato. La fanciulla lesse il pericolo nella sua faccia severa.
- É successo qualcosa? Oh, Jack, tu sei in pericolo!
- Non ti preoccupare, tesoro. Sarà però opportuno che ce ne andiamo
prima della tempesta.
- Che intendi dire?
- Ti promisi una volta che un giorno me ne sarei andato di qua. Credo
che quel momento sia arrivato. Ho ricevuto
una notizia questa sera, una brutta notizia, e sento odor di guai.
- La polizia?
- Sì! Un agente di Pinkerton. Ma tu non sai neppure che cosa questo
significhi, tesoro, né che portata possa avere
una sua azione contro persone come me. Io sono ormai troppo incastrato
in questa faccenda, e può darsi che debba
uscirne in fretta. Tu mi hai detto che mi avresti seguito se me ne fossi
andato.
- Oh, Jack, ma questo significherebbe la tua salvezza.
- In certe cose io sono un uomo onesto, Ettie. Non torcerei un capello
della tua deliziosa testolina per tutto l'oro
del mondo, né ti abbasserei di un solo pollice dal trono dorato sopra le
nubi dove io ti vedo sempre. Vuoi avere fiducia
in me?
Senza dire parola la giovane donna mise la mano nella sua.
- Bene; ascolta dunque quello che ti dico e segui i miei ordini, poiché
questa è la nostra sola via di salvezza. Qui
in questa valle sta per succedere qualcosa di grosso: me lo sento nel
sangue. Saremo in molti a doveci preoccupare. Io
comunque sono tra questi. Se me ne vado, sia di notte che di giorno, tu
devi venire con me.
- Ti seguirò immediatamente, Jack.
- No, no; tu devi venire con me. Se non potrò tornare più nella valle,
come ti potrò lasciare qui, costretto come
sarò, magari, a nascondermi dalla polizia senza la possibilità di
inviarti messaggi? Devi venire con me. Conosco una
brava donna, nel posto da cui provengo, ed è con lei che tu resterai
finché potremo sposarci. Verrai?
- Sí, Jack, verrò.
- Che Iddio ti benedica per la fiducia che hai in me. Sarei l'ultimo dei
mascalzoni se ne abusassi. E adesso
ascoltami bene, Ettie. Può darsi che ti mandi a dire una parola sola, ma
quando essa ti giungerà abbandona ogni cosa e
vai subito nella sala d'aspetto della stazione e restaci finché verrò io
a cercarti.
- Di giorno o di notte, verrò a un tuo cenno, Jack.
Alquanto tranquillizzato, ora che aveva predisposto i preparativi di
fuga, McMurdo si recò alla Loggia. Questa si
era già riunita, e gli fu possibile superare la guardia esterna e
interna che la proteggeva, armata sino ai denti, solo grazie
a complicatissimi segni e contrassegni convenzionali. Il suo ingresso fu
salutato da un brusio cordiale di benvenuto. La
lunga stanza era affollata e attraverso la nebbia di fumo di tabacco
poté scorgere l'arruffata criniera del Gran Maestro, i
tratti crudeli e scostanti di Baldwin, la faccia d'avvoltoio di
Harraway, il segretario, e di una dozzina d'altri, tutti i capi
della Loggia. Si rallegrò che fossero tutti presenti a ricevere e a
discutere la notizia che egli stava per dar loro.
- Siamo veramente lieti di vederti, fratello! - esclamò il presidente. -
Dobbiamo sbrigare una faccenda per cui
occorre un giudizio da Salomone.
- Si tratta di Lander ed Egan, - gli spiegò il suo vicino mentre egli si
sedeva. - Reclamano entrambi la ricompensa
stanziata dalla Loggia per l'uccisione del vecchio Crabbe di Stylestown,
e chi può dire quale dei due ha sparato per
primo?
McMurdo si levò dal proprio posto e alzò la mano. L'espressione del suo
volto raggelò l'uditorio. Un sommesso
mormorio di attesa pervase la sala.
- Venerabile Maestro - disse con voce solenne - invoco urgenza.
- Il Fratello McMurdo invoca urgenza - disse McGinty. – È una richiesta
che, secondo le regole di questa Loggia,
ha la precedenza su tutte le altre. Ora, fratello, a te la parola.
McMurdo trasse di tasca la lettera.
- Venerabile Maestro e cari fratelli - incominciò - oggi sono latore di
cattive notizie, ma è meglio che siano note e
discusse subito prima che si abbatta su di noi un colpo senza preavviso
che ci distruggerebbe tutti. Sono stato informato
che le piú potenti e piú ricche organizzazioni di questo Stato si sono
riunite per annientarci, e che in questo preciso
momento c'è un poliziotto di Pinkerton, un certo Birdy Edwards, che sta
operando in questa valle per raccogliere le
prove che potrebbero mettere una corda al collo a molti di noi, e
spedire in galera tutti i presenti. Ecco la situazione che
desidero discutere e per cui ho invocato una petizione di urgenza.
Un profondo silenzio si fece nella stanza. Fu rotto dalla voce del
presidente.
- Che prove hai di ciò, Fratello McMurdo? - domandò McGinty.
- Sono in questa lettera che mi è pervenuta - rispose McMurdo, e lesse
il brano a voce alta. - È per me una
questione di onore non potervi fornire ulteriori particolari circa
questa lettera, né mi è consentito rimetterla in mani
vostre, ma vi assicuro che essa non contiene nulla che possa nuocere
agli interessi della Loggia. Vi sottopongo il caso
cosí come mi è stato riferito.
- Mi permetto di dire, signor presidente - interloquí uno dei
confratelli piú anziani - ch'io ho già inteso parlare di
Birdy Edwards, e che ha fama di essere l'uomo migliore
dell'organizzazione Pinkerton.
- C'è qualcuno di voi che lo conosce di vista? - domandò McGinty.
- Sí - rispose McMurdo - io.
Un mormorio di stupore echeggiò nella sala.
- Credo che lo teniamo nelle nostre mani - proseguí, mentre un sorriso
di esultanza gli illuminava il volto. - Se
agiremo con prontezza e prudenza riusciremo a tagliare il male alla
radice. Se avrò la vostra fiducia e il vostro aiuto non
dovremo temere di nulla.
- E perché dovremmo temere? Che cosa ne sa quell'uomo dei fatti nostri?
- Avrebbe ragione di dire cosí se tutti fossero solidi come lei,
Consigliere. Ma quest'individuo ha dietro di sé i
milioni dei capitalisti. Non crede che vi potrebbe essere qualche
fratello di carattere non troppo fermo tra tutte le nostre
Logge che si lascerebbe comprare? Egli può giungere al fondo dei nostri
segreti. Forse sono già in suo possesso. Non vi
è che un unico rimedio sicuro.
- Che non esca mai da questa valle - interruppe Baldwin.
McMurdo annuí.
- Hai perfettamente ragione, Fratello Baldwin - disse. - Tu ed io siamo
stati a volte di parere diverso, ma questa
sera hai proprio detto la parola giusta.
- Dov'è dunque? Come potremo fare per riconoscerlo?
- Venerabile Maestro - disse McMurdo con voce seria, - vorrei mi fosse
consentito di farle osservare che questa è
una questione troppo vitale per tutti noi per discuterne in Loggia
aperta. Non voglio alimentare neppure l’ombra del
dubbio su chiunque dei presenti, ma se anche una sola parola giungesse
alle orecchie di quest'uomo perderemmo
qualsiasi speranza di raggiungerlo. Vorrei che la Loggia scegliesse un
comitato di sua fiducia, lei, presidente, se mi è
consentito un consiglio, il Fratello Baldwin, e cinque altri.
Discorrerei quindi liberamente di quello che so e di quello
che vorrei consigliare fosse fatto.
La proposta venne accolta immediatamente e il comitato fu eletto. Oltre
al presidente e a Baldwin esso era
costituito da Harraway, il segretario dalla faccia di avvoltoio; da
Tiger Cormac, il giovane assassino brutale; da Carter,
il tesoriere, e dai fratelli Willaby, due disperati senza paura che
nulla avrebbe potuto fermare.
Il solito trattenimento della Loggia fu breve e in tono minore, poiché
una nube incombeva sugli animi di tutti. Gli
orrori imposti agli altri avevano fatto talmente parte delle loro comode
esistenze che il pensiero di una possibile
punizione era divenuto per essi assurdo, e tanto piú li colpiva ora che
il pericolo era divenuto imp rovvisa me nte tanto
vi ci no . Si separarono per tempo lasciando i capi alle loro decisioni.
- E adesso, McMurdo - disse McGinty quando furono soli - a te. - I sette
uomini sedevano ciascuno ai propri
posti come impalati.
- Ho detto poco fa di conoscere Birdy Edwards - spiegò McMurdo. - Ma non
occorre vi dica che non si trova qui
sotto questo nome. È un uomo coraggioso, ne sono certo, ma non un
imbecille. Si fa passare come Steve Wilson e abita
a Hobson's Patch.
- Come lo sai?
- Perché mi è capitato di attaccar discorso con lui. Sul momento non ho
dato importanza alla cosa, né vi avrei
fatto piú caso se non fosse stato per questa lettera, ma adesso sono
sicuro che è lui. L'ho incontrato in treno quando sono
andato giú mercoledí: una vera combinazione. Mi ha detto che era
giornalista. Lí per lí gli ho creduto. Voleva sapere
ogni sorta di notizie sui Vendicatori e quello che egli chiamava "le
loro violenze" per farne un articolo per il New York
Press. Mi ha rivolto un mucchio di domande, ma come facilmente capirete
mi son guardato bene dallo sbottonarmi.
"Pagherei e pagherei bene" mi disse "se riuscissi a pescare qualche
notizia che mi farebbe fare bella figura col mio
direttore." Io gli dissi quel che pensavo potesse fargli piacere, e in
cambio delle mie informazioni mi tese un biglietto da
venti dollari. "Ci saranno altri dieci biglietti come questi per lei"
soggiunse poi "se riuscirà a scovarmi tutto quello che
ho bisogno di sapere."
- E tu che cosa gli hai detto?
- Un sacco di balle.
- Come sai che non era giornalista?
- Ve lo dirò: è sceso a Hobson's Patch, e lí sono sceso anch'io. Sono
entrato all'ufficio del telegrafo proprio
quando usciva lui.
""Ma guarda un po' " mi disse l'impiegato quando quello fu uscito "io
dico che bisognerebbe far pagar doppio per
telegrammi come questo." "Credo proprio che abbia ragione" dissi io.
Aveva riempito il modulo con un gergo che
avrebbe benissimo potuto essere cinese per quello che noi ne capivamo.
"Spara via un modulo come questo tutti i
giorni" continuò il telegrafista. "Già" dissi io. "Sono notizie speciali
per il suo giornale, e ha paura che gli altri gliele
intercettino." Questo è quel che pensava il telegrafista allora e quel
che ho creduto anch'io sul momento, ma adesso la
penso ben diversamente. "
- Perbacco, credo tu abbia ragione! - disse McGinty. - Ma come ritieni
che noi si debba agire?
- Piú presto lo facciamo fuori tanto meglio sarà.
- Perché non andiamo subito a Hobson's Patch a farlo fuori? - suggerì
qualcuno.
- Partirei in questo preciso istante se sapessi dove trovarlo - disse
McMurdo. - So che sta al Patch, ma non
conosco la casa. Ho però in mente un piano, e se volete che ve lo
dica...
- Su, dunque, di che cosa si tratta?
- Mi recherò al Patch domattina. Lo ritroverò per mezzo del
telegrafista: io spero che lui sappia individuarlo. Poi
gli dirò che sono un "Uomo Libero". Gli proporrò di vendergli a buon
prezzo i segreti della Loggia. Sono sicuro che
abboccherà. Gli dirò che i documenti sono a casa mia, e che certamente
ne andrebbe di mezzo la mia pelle se lo
lasciassi venire durante il giorno. Capirà che gli parlo con buon senso:
facciamolo dunque venire alle dieci di sera, cosí
potrà vedere tutto quello che vuole. Sono sicuro che verrà.
- E poi?
- Il resto potete immaginarvelo da voi. La casa della vedova McNamara è
in una località molto isolata. In quanto
alla donna è fidata come l'acciaio e sorda come una campana. In casa non
ci siamo che io e Scanlan. Se riuscirò a
ottenere che venga, e vedrete che ci riuscirò, vi farò venire tutti e
sette da me per le nove. Lo lasceremo entrare e se
uscirà vivo... beh, potrà parlare della fortuna di Birdy Edwards per il
resto dei suoi giorni.
- Sbaglierò, ma presto tra le file di Pinkerton ci sarà un posto vuoto -
disse McGinty. - Per questa sera basta cosí,
McMurdo. Domani alle nove saremo tutti da te. Basta che tu gli chiuda
l'uscio alle spalle: per il resto lascia fare a noi.
Birdy Edwards in trappola
Come McMurdo aveva detto, la casa in cui abitava era molto isolata e
particolarmente adatta al delitto. Sorgeva
al limite estremo della città, e si trovava di parecchio spostata dalla
strada. In un caso diverso, i cospiratori si sarebbero
limitati a isolare il loro uomo, come tante altre volte avevano fatto, e
a scaricargli addosso le pistole; ma adesso era di
capitale importanza sapere fino a che punto egli era informato, e quali
erano i suoi rapporti con coloro che lo avevano
assunto alle proprie dipendenze. Poteva anche darsi che fossero giunti
troppo tardi e che l'opera di Pinkerton fosse
compiuta, nel qual caso si sarebbero per lo meno vendicati sull'uomo che
li aveva scoperti. Ma gli assassini speravano
che il poliziotto non avesse ancora potuto apprendere gran che,
altrimenti, cosí pensavano, non si sarebbe dato la pena
di annotare e spedire le innocue informazioni che McMurdo affermava
avergli fornite. Comunque avrebbero ben presto
saputo tutto direttamente dalle sue labbra. Una volta che lo avessero
avuto in loro potere avrebbero ben saputo come
farlo cantare. Non era certo la prima volta che si trovavano a tu per tu
con uno scomodo testimone.
McMurdo si recò a Hobson's Patch come da accordi. Pareva che quel
mattino la polizia avesse per lui un
interesse particolare, e il capitano Marvin, che aveva vantato una sua
vecchia conoscenza con lui a Chicago, gli rivolse
addirittura la parola mentre aspettava in stazione. McMurdo però gli
voltò le spalle e si rifiutò di rispondergli. Fu di
ritorno dalla sua missione nel pomeriggio e andò subito a trovare
McGinty alla Casa delI'Unione.
- Viene - disse.
- Bene! - rispose McGinty. Il gigante era in maniche di camicia: catene
e ciondoli scintillavano sul suo ampio
petto e un brillante luccicava tra le frange della sua barba irsuta.
L'alcool e la politica avevano fatto del capo un uomo
ricchissimo, oltre che onnipotente. Tanto piú terribile gli appariva
pertanto quella visione di galera e forse di morte che
per la prima volta gli era apparsa la notte innanzi.
- Credi sappia molte cose? - domandò ansiosamente.
McMurdo scosse il capo con aria preoccupata.
- É qui da un certo tempo... da almeno sei settimane. Non credo sia
venuto da queste parti per ammirare il
paesaggio. Se ha lavorato in mezzo a noi tutto questo tempo, finanziato
coi fondi di quelli delle ferrovie, temo abbia
raccolto informazioni vitali, e che li abbia passati a chi di
competenza.
- Non c'è nessun traditore nella nostra Loggia - protestò McGinty -
tutti i nostri uomini sono sicuri. Però c'è quel
vigliacco di Morris. Lui sí che avrebbe potuto tradirci. Ho intenzione
di mandare un paio di ragazzi da lui prima di sera
per dargli una buona lezione e per vedere se riescono a cavargli
qualcosa di bocca.
- Beh, io non ci vedrei niente di male - rispose McMurdo. - Non nego di
avere una certa simpatia per Morris e mi
dispiacerebbe sapere che deve passare dei guai. Ho discusso un paio di
volte con lui su questioni di Loggia, e per quanto
non sia un tipo come lei o come me, non credo sia uno che canti. Certo
però che non sta a me decidere.
- Sistemerò io quel vecchio imbecille - mugolò McGinty con una
bestemmia. - È un anno che gli tengo gli occhi
addosso.
- Lei la sa piú lunga di me su queste cose - rispose McMurdo. -
Qualsiasi azione però deve essere rimandata a
domani, poiché dobbiamo starcene tranquilli sino a quando non avremo
sistemata la faccenda Pinkerton. Non possiamo
mettere in subbuglio la polizia proprio quest'oggi.
- Hai ragione - convenne McGinty. - E poi sapremo direttamente da Birdy
Edwards dove ha scovato tutte le sue
informazioni, a costo di dovergli strappare il cuore prima di
accopparlo. Credi che abbia fiutato un trabocchetto?
McMurdo scoppiò in una risata.
- Penso di aver sfondato una porta aperta - rispose. – Sbava per aver
notizie sui Vendicatori e farebbe qualsiasi
cosa pur di seguire una buona pista che glieli faccia scoprire. Ho preso
i suoi soldi - e cosí dicendo McMurdo rise e
mostrò il portafogli gonfio di dollari - e me ne ha promessi altrettanti
quando avrà visto tutti i miei documenti.
- Quali documenti?
- Si capisce che non ce ne sono di documenti! Ma io gli ho riempito la
testa di costituzioni e di libri, di regole e di
schede di associazione. È sicuro di giungere in fondo a tutta quanta la
faccenda, prima di andarsene.
- In fondo ci arriverà proprio - osservò McGinty fosco in volto. - Non
ti ha chiesto come mai non hai portato tu le
carte?
- Già, e io dovrei portarmi indosso documenti di quella fatta, sospetto
come sono, e proprio oggi che il capitano
Marvin mi ha rivolto la parola in stazione!
- Infatti, me l'avevano detto - disse McGinty. - Ho paura che il brutto
di questa faccenda ricadrà su di te. Potremo
metterlo in un vecchio pozzo quando lo avremo fatto fuori, ma comunque
vadano le cose, come faremo ad aggiustare il
fatto che lui abitava a Hobson's Patch e tu sei stato lí proprio
quest'oggi?
McMurdo ebbe un'alzata di spalle.
- Se sapremo far le cose per bene non riusciranno mai a provare chi lo
ha ammazzato - rispose. - Nessuno potrà
vederlo entrare in casa mia di notte, e posso giurare che nessuno lo
vedrà uscire. Adesso senta, Consigliere, le mostrerò
il mio piano, e la pregherò di metterne al corrente gli altri. Sono
sicuro che verrete tutti puntuali. Benissimo. Lui
arriverà alle dieci. Siamo d'accordo che deve bussare tre volte, e che
io andrò ad aprire la porta. Dopo di che mi metterò
dietro di lui e chiuderò l'uscio. Da quel momento sarà in nostro potere.
- Mi sembra un piano molto liscio.
- Sí, ma ogni nostra successiva mossa deve essere studiata con la
massima attenzione. È un tipo deciso ed è
armato sino ai denti. Io l'ho imbrogliato come meglio mi è riuscito, ma
può darsi che sia diffidente. Ammesso che lo
facessi entrare in una stanza occupata da sette uomini quando invece lui
si aspetta di trovarne uno solo, potrebbe
cominciare a sparare e qualcuno potrebbe lasciarci la pelle.
- Questo è vero.
- E il frastuono potrebbe attirare su di noi l'attenzione di tutti i
poliziotti della città.
- Credo che tu abbia ragione.
- Io agirei cosí. Voi vi raccogliete tutti nella stanza grande, quella
che lei ha veduto quando venne quella volta a
parlarmi. Io andrò ad aprirgli la porta, lo farò entrare nel salottino
accanto all'uscio, e lo lascerò lí con la scusa di andare
a prendere i documenti. Questo mi darà l'occasione di spiegarvi come
vanno le cose. Poi tornerò da lui con delle carte
qualsiasi. Mentre starà per leggerle io gli salterò addosso e lo
immobilizzerò. Poi mi metterò a gridare e voi accorrerete.
Cercate di far presto perché è un uomo forte quanto me, e forse mi sarà
difficile tenerlo fermo, ma credo che ci riuscirò
sino a quando sopraggiungerete.
- L'idea è buona - disse McGinty. - La Loggia ti sarà debitrice per
questo. Credo che quando lascerò la mia carica
saprò dare un nome all'uomo che verrà dopo di me!
- La ringrazio, Consigliere, ma io sono poco piú che una recluta - disse
McMurdo, tuttavia l'espressione del suo
volto rivelava chiaramente quanto la lode del grand'uomo lo avesse
lusingato.
Di ritorno a casa iniziò i preparativi per la lugubre sera che lo
attendeva. Prima di tutto ripulí, oliò e caricò il suo
revolver Smith & Wesson. Quindi ispezionò la camera nella quale il
poliziotto doveva essere intrappolato. Era un vasto
locale, con una lunga tavola di legno grezzo al centro e una grande
stufa in un angolo. Su ciascuno degli altri lati si
aprivano delle finestre. Queste non avevano persiane, ma erano coperte
soltanto da leggere tendine. McMurdo le
esaminò attentamente. Senza dubbio dovette colpirlo il fatto che la
stanza era molto esposta per una faccenda cosí
segreta: non di meno la sua lontananza dalla strada rendeva questo
particolare d'importanza secondaria. Discusse infine
la cosa con il suo compagno di pensione. Per quanto affiliato ai
Vendicatori, Scanlan era un ometto inoffensivo e troppo
debole per ergersi contro l'opinione dei suoi compagni; ma nelI'intimo
del suo cuore era inorridito dai fatti di sangue ai
quali era stato costretto talvolta ad assistere. McMurdo gli espose in
breve quel che si stava preparando.
- Visto come sei fatto, Mike Scanlan, io ti consiglierei di passar la
notte fuori e di startene alla larga. Scorrerà
parecchio sangue prima di domattina.
- Beh, francamente, Mac - rispose Scanlan - non è la volontà, ma il
coraggio che mi manca. Quando ho visto la
fine che ha fatto il direttore Dunn, laggiú, alla miniera, è stato
proprio un po' troppo per le mie forze. Io non sono fatto
per queste cose, non ho la tempra tua o di McGinty. Se la Loggia non
penserà male di me, seguirò il tuo consiglio e vi
lascerò soli per questa notte.
Gli uomini arrivarono puntualmente all'ora fissata. Esteriormente
apparivano dei cittadini rispettabili: erano ben
vestiti e in ordine, ma un esperto di fisionomie avrebbe letto ben poca
possibilità di salvezza per Birdy Edwards in
quelle bocche crudeli e in quegli occhi spietati. Non vi era un solo
uomo in quella stanza le cui mani non fossero state
arrossate di sangue almeno una dozzina di volte. Erano incalliti di
fronte all'assassinio di un uomo come può esserlo un
macellaio abituato ad ammazzar pecore. Superava gli altri, naturalmente,
sia nell'aspetto come nel crimine, il
formidabile capo. Harraway, il segretario, era un uomo magro, beffardo,
con un lungo collo rinsecchito e membra
nervose, scattanti, un uomo di un'onestà intemerata per quel che
riguardava le finanze dell'Ordine, ma il cui concetto di
giustizia o di lealtà non andava oltre a queste. Il tesoriere, Carter,
era un individuo di mezza età dalla faccia impassibile,
sempre un poco imbronciata, e una carnagione gialla come pergamena. Era
un organizzatore capace, e i particolari di
quasi tutti i delitti erano stati architettati dal suo fertile cervello.
I due Willaby erano uomini d'azione, due giovani alti,
snelli, dalle facce decise, mentre il loro compagno, Tiger Cormac,
bruno, massiccio, era temuto persino dai propri
camerati per la sua ferocia d’animo. Questi gli uomini riunitisi in casa
di McMurdo per effettuare l'assassinio del
poliziotto di Pin kerton.
Il loro ospite aveva posato sulla tavola una bottiglia di whisky, e
tutti si affrettarono a servirsene per temprarsi
all'impresa che li attendeva. Baldwin e Cormac furono ben presto mezzo
brilli, e l'alcool non fece che invelenire la loro
ferocia congenita. Cormac aveva sfiorato per un attimo con le mani la
stufa, che era accesa, poiché quelle notti di
primavera erano ancora fredde.
- Questa andrà benone - disse con una bestemmia.
- Oh, sí - fece Baldwin, afferrando a volo quanto l'altro aveva
sottinteso. - Se lo leghiamo là riusciremo senz'altro
a tirargli fuori la verità !
- Vedrete che lo faremo cantare, non abbiate paura, - osservò McMurdo.
Aveva nervi d'acciaio, quell'uomo,
poiché sebbene tutto il peso e la responsabilità della situazione
gravassero sulle sue spalle, i suoi modi tuttavia erano
calmi e disinvolti come al solito. Gli altri lo notarono e si
rallegrarono.
- Tu sei proprio quello che ci vuole per tenerlo a bada - disse il capo
in tono di approvazione. - Non si accorgerà
di nulla finché non avrà la tua mano alla gola. Peccato che le tue
finestre non abbiano imposte.
McMurdo si avvicinò alle vetrate e accostò meglio le tendine.
- Oh, ma non c'è pericolo che qualcuno ci osservi, a quest'ora. Ormai
deve essere qui a minuti.
- Magari non verrà: forse avrà odorato puzza di guai -obiettò il
segretario.
- Verrà, verrà, state tranquilli - replicò McMurdo. - É impaziente di
sapere quanto siete impazienti voi di vederlo.
Ma sentite!
Stettero tutti seduti immobili come figure di cera, alcuni con il
bicchiere fermo a mezz'aria. Tre colpi vigorosi
erano risonati all uscio.
- Zitti!
McMurdo alzò una mano come a imporre il silenzio. Uno sguardo di
indicibile soddisfazione si dipinse sui volti
di tutti gli astanti e le mani di ciascuno si posarono su armi nascoste.
- Non una parola se avete cara la vita! - sussurrò McMurdo, prima di
uscire dalla stanza, quindi si mosse, uscí, e
chiuse accuratamente la porta alle sue spalle.
Gli assassini attesero, aguzzando le orecchie. Contarono i passi del
loro compagno lungo il corridoio. Quindi lo
intesero aprire l'uscio di strada. Udirono uno scambio di parole, come
di saluto, poi colsero il rumore di un passo
estraneo e il tono di una voce sconosciuta. Un istante dopo intesero
sbattere il portone e il rumore di un chiavistello che
si chiudeva. La preda era caduta in trappola, finalmente! Tiger Cormac
scoppiò in una risata orrenda, ma patron
McGinty con un enorme manrovescio gli tappò la bocca.
- Zitto, imbocille! - sibilò. - Vuoi rovinarci tutti quanti?
Dalla stanza attigua giunse un mormorio di voci che conversavano. Parve
loro che quel colloquio non dovesse
avere piú fine, ma a un tratto la porta si aperse e apparve McMurdo che
fece loro cenno di tacere portandosi un dito alle
labbra.
Si mise all'estremità della tavola e li fissò tutti a uno a uno.
Un mutamento sottile era avvenuto in lui. Aveva assunto l'aspetto di chi
ha dinanzi a sé una grande impresa da
compiere. Il suo volto si era fatto granitico. Gli occhi, da dietro gli
occhiali, brillavano di una luce strana. Egli era
divenuto visibilmente un capo di uomini. I suoi compagni lo fissarono
con ansioso interesse, ma senza osare di proferir
parola. Sempre scrutandoli con quello sguardo singolare egli si volse
dall'uno all'altro.
- Be' - gridò infine patron McGinty - è arrivato? Dov'è questo Birdy
Edwards?
McMurdo replicò lentamente: - Birdy Edwards è qui: Birdy Edwards sono
io.
Passarono dieci secondi, dopo queste brevi parole, durante i quali la
stanza avrebbe potuto essere vuota, tanto
profondo fu il silenzio che la riempí. Il sibilo di una teiera poggiata
sulla stufa si levò acuto, stridente, lacerante agli
orecchi. Sette volti sbiancati, tutti rivolti verso l'uomo che li
dominava, erano irrigiditi in una smorfia d'incontenibile
terrore. Poi, con un improvviso rumore di vetri infranti, il luccichio
di numerose canne di fucile balenò attraverso
ciascuna finestra, mentre le tendine venivano strappate dai loro
sostegni. A quella vista patron McGinty cacciò un
muggito d'orso ferito e si lanciò verso la porta rimasta socchiusa, ma
vi fu fermato di botto da una rivoltella spianata,
dietro la quale apparvero in un azzurro bagliore i freddi occhi del
capitano Marvin del corpo di polizia delle Miniere del
ferro e carbone. Il capo si arrestò e si lasciò cadere nella propria
seggiola.
- Le conviene restare dove si trova, Consigliere - disse l'uomo ch'essi
avevano conosciuto come McMurdo. - E tu,
Baldwin, se non togli la mano dal calcio di quella pistola, deluderai
anche questa volta il boia. Mettila giú, o altrimenti,
per il Dio che mi ha fatto... Ecco, cosí va meglio. Ci sono quaranta
uomini armati, attorno a questa casa, e potete
calcolare da voi stessi quante probabilità avete di cavarvela. Li
disarmi, Marvin!
Non era possibile opporre resistenza, sotto la minaccia di tutti quei
fucili. Furono disarmati. Stupefatti,
disorientati, come inebetiti, erano ancora tutti seduti attorno al
tavolo.
- Vorrei dirvi una parola, prima che ci separiamo – dichiarò l'uomo che
li aveva cosí brillantemente smascherati.
- Credo che ci rivedremo soltanto quando io salirò sul banco dei
testimoni, in tribunale. Vi dirò qualcosa su cui potrete
riflettere in questo frattempo. Adesso mi conoscete per quello che sono.
Finalmente posso mettere le mie carte in tavola.
Sono io Birdy Edwards, dell'organizza zione Pinkerton. Io sono stato
scelto per distruggere la vostra banda. Dovevo
giocare un gioco difficile e pericoloso. Nessuno, non anima viva,
neppure le persone che mi erano piú care erano a
conoscenza del mio segreto, all'infuori del capitano Marvin, e dei miei
superiori. Ma finalmente questa sera è finita,
grazie al cielo, e ho vinto io!
Le sette facce pallide, ammutolite, lo fissavano. Un odio spaventoso
riluceva in tutti quegli occhi di assassini, ed
egli ne comprese l'implacabile minaccia.
- Forse voi pensate che il gioco non sia ancora finito. Beh, accetto il
rischio. Comunque, qualcuno tra voi sarà tra
poco in condizione di non nuocere mai piú, e ce ne sono altri sessanta,
oltre a voialtri, che questa notte finiranno in
galera. Io vi posso dire una cosa, cioè che quando accettai questo
incarico non avrei mai creduto che potesse esistere
un'associazione come la vostra. Io ero sicuro che fossero tutte
chiacchiere di giornali, ed ero certo di poterlo dimostrare.
Mi dissero che avrei avuto a che fare con gli Uomini Liberi, perciò mi
recai a Chicago e mi affiliai a quella Loggia.
Naturalmente divenni piú certo che mai che fossero tutte frottole di
giornalisti, perché vidi che in quella società non si
faceva nulla di male, ma anzi del gran bene. Dovevo però portare avanti
il mio lavoro, e per questo me ne venni qui, in
queste valli minerarie. Ma quando fui qui, compresi che avevo avuto
torto, e che non si trattava di un romanzo
d'appendice, dopotutto! Perciò rimasi per vedere come funzionasse in
realtà il vostro ingranaggio. Non ho mai
ammazzato nessuno, a Chicago. Non ho mai coniato un dollaro falso in
vita mia. Quelli che vi ho dato erano
buonissimi, ma non ho mai speso meglio il danaro. Sapevo come dovevo
comportarmi per guadagnarmi la vostra
fiducia, perciò vi diedi a intendere di avere i poliziotti alle mie
calcagna. Tutto andò come avevo previsto
“Mi affiliai dunque alla vostra infernale Loggia e presi parte alle
vostre maledette riunioni. Forse la gente dirà
che sono della vostra razza. Ma dicano quello che vogliono: per me
l'importante era incastrarvi. Ma qual è la verità? La
sera in cui mi sono unito a voi, voi avete percosso il povero vecchio
Stanger. Non feci in tempo ad avvertirlo, ma ti
trattenni la mano, Baldwin, mentre tu lo avresti senz'altro fatto fuori.
Ogni volta che vi suggerivo qualche spedizione
punitiva, per poter conservare il mio posto in mezzo a voi, facevo
sempre in modo di poter prevenire la vostra azione e
stornarla. Non mi fu possibile salvare Dunn e Menzies, perché sapevo
ancora poco, ma farò in modo che i loro assassini
siano impiccati. Sono stato io ad avvertire Chester Wilcox, cosicché
quando feci saltare in aria la sua casa, lui e i suoi si
erano già posti in salvo. Purtroppo vi furono molti delitti che non mi
riuscí d'impedire, ma se ci ripensate e riflettete
quante volte il vostro uomo è tornato a casa per un'altra strada, oppure
si trovava in città quando voi siete andati a
cercarlo, o se ne è stato tappato tra quattro mura mentre voi credevate
fosse uscito, vi accorgerete che ogni volta questo
fu opera mia.
- Maledetto traditore! - sibilò McGinty a denti stretti.
- Sí, Jack McGinty, chiamami pure come vuoi se questo può calmare la tua
rabbia. Tu e i tuoi siete diventati i
nemici di Dio e degli uomini in questi paraggi! Ci voleva un uomo che si
frapponesse fra te e quei poveri disgraziati di
uomini e di donne che tu tenevi tra le tue grinfie. Non c'era che una
sola maniera per riuscire, e io l'ho tentata. Tu mi
chiami "traditore", ma sono certo piú di un migliaio le persone che mi
chiameranno "liberatore" per essere disceso sino
all'inferno pur di salvarle. Ci ho messo tre mesi, ma non passerei altri
tre mesi come questi, nemmeno se mi mettessero
a disposizione tutto il tesoro di Washington. Son dovuto restare finché
non vi ho avuti in mano tutti quanti, voi e le
vostre trame oscure, e avrei atteso ancora qualche tempo se non fossi
venuto a scoprire che il mio segreto si stava
divulgando: era pervenuta in città una lettera che ben presto vi avrebbe
aperto gli occhi sulla mia vera identità. Perciò
dovevo agire, e agire in fretta. Non ho altro da dirvi, se non questo:
che quando giungerà la mia ora morirò piú
tranquillo, pensando a quello che ho fatto in questa vallata. E adesso,
Marvin, non voglio trattenerla oltre. Li raduni tutti
quanti e facciamola finita con questa feccia.
Non rimane gran che da aggiungere. A Scanlan era stata rimessa una busta
sigillata con l'incarico di consegnarla
all'indirizzo di Ettie Shafter, incarico che aveva accettato con una
strizzatina d'occhi e un risolino d'intesa. Durante le
prime ore del mattino una bellissima donna e un uomo tutto intabarrato
erano saliti a bordo di un treno speciale che era
stato messo a loro disposizione dalla compagrna ferroviaria, e con un
rapido viaggio erano usciti ben presto dalla zona
del pericolo. Era quella l'ultima volta che Ettie e il suo innamorato
dovevano metter piede nella Valle della Paura. Dieci
giorni piú tardi si sposavano a Chicago, e il vecchio Jacob Shafter fu
loro testimone di nozze.
Il processo ai Vendicatori fu tenuto lontano dal luogo in cui i loro
aderenti avrebbero potuto intimidire con
minacce e violenze i tutori della legge. Invano essi lottarono e si
dibatterono disperatamente. Invano il danaro della
Loggia - danaro spremuto a forza di ricatti attraverso tutta la contrada
- fu speso e sperperato come acqua nel tentativo
di salvarli. La fredda, chiara, impassibile testimonianza di chi
conosceva ogni particolare delle loro esistenze, la loro
organizzazione, i loro delitti non fu scossa neppure di una virgola,
nonostante tutte le astuzie e tutti gli stratagemmi dei
difensori. Finalmente, dopo tanti anni, erano sconfitti. Il velo di
terrore fu sollevato per sempre dalla valle. McGinty finí
sul patibolo, divincolandosi e invocando pietà quando giunse la sua
ultima ora. Otto tra i suoi principali seguaci fecero
la stessa fine. Altri cinquanta furono condannati a pene varie. L'opera
di Birdy Edwards era compiuta.
Eppure, come egli aveva temuto e previsto, il gioco non era del tutto
terminato. Gli sarebbe toccato di giocare
ancora una mano, e poi un'altra, e un'altra ancora. Ted Baldwin, per
esempio, era sfuggito al capestro; e cosí pure i
Willaby, e diversi altri fra i piú feroci affiliati alla banda. Per
dieci anni rimasero fuori del mondo, ma quando ritornò
per costoro il giorno della libertà, quel giorno segnò per Edwards, che
ben conosceva i suoi uomini, la fine della sua
pace. Si erano reciprocamente giurati di non aver riposo finché non
avessero vendicato col suo sangue la morte dei loro
compagni, e non lasciarono certo nulla di intentato pur di adempiere al
loro patto.
Fu costretto a scappare da Chicago, dopo due attentati alla sua vita
cosí precisi da dargli la certezza che il terzo
sarebbe andato a segno. Da Chicago passò sotto falso nome in California
e fu laggiú che per un certo tempo la luce della
vita si spense nel suo animo per la morte di Ettie. Ancora una volta fu
sul punto di essere ammazzato, e ancora una
volta, sotto il nome di Douglas, lavorò in un cañon abbandonato dove, in
società con un inglese di nome Barker,
ammassò una grossa fortuna. Infine gli giunse sentore che i mastini
erano di nuovo sulle sue tracce e riparò, per il rotto
della cuffia, in Inghilterra. E in questo Paese si trapiantò quel John
Douglas che per una seconda volta si uní a una
compagna e visse per cinque anni nel Sussex da gentiluomo terriero,
conducendovi una esistenza che si concluse con gli
strani avvenimenti intorno ai quali già abbiamo dato nota al Lettore.
Epilogo
Dopo gli accertamenti della polizia, il caso di John Douglas fu deferito
a una Corte superiore, e di qui alle Assise,
dove venne assolto per legittima difesa. "Lo porti a ogni costo via
dall'Inghilterra" scrisse però Holmes alla moglie.
"Perché in questo paese operano forze ancora piú pericolose di quelle
cui è sfuggito: non vi è sicurezza per suo marito
qui in Inghilterra."
Due mesi erano cosí trascorsi e ci eravamo quasi scordati dell'affaire
John Douglas. Ma un mattino trovammo
nella nostra cassetta delle lettere un enigmatico messaggio. "Dio mio,
signor Holmes! Dio mio!" diceva questo
singolare biglietto. Non vi era né intestazione né firma. Io risi, ma
Holmes mostrò invece una serietà insolita.
- E una macchinazione demoniaca, Watson! - osservò, rimanendo seduto per
lungo tempo, immerso in accigliata
meditazione.
Tardi in serata la signora Hudson, la nostra padrona di casa, venne ad
avvertirci che un signore desiderava vedere
Holmes, e che si trattava di una questione di importanza capitale.
Subito dopo comparve Cecil Barker, il nostro amico
del castello fortificato. I1 suo volto era smarrito e sconvolto.
- Ho avuto una notizia... una notizia terribile, signor Holmesdisse.
- É quello che temevo - mormorò il mio amico.
- Ha ricevuto un cablogramma, per caso?
- Ho ricevuto un biglietto da qualcuno che era stato avvertito per
cablogramma.
- Si tratta del povero Douglas. Mi dicono che il suo vero nome è
Edwards, ma per me sarà sempre Jack Douglas
di Benito Canyon. Le avevo detto che erano partiti insieme per l'Africa
del Sud sul Palmyra, tre settimane fa, vero?
- Infatti.
- La nave è arrivata a Città del Capo ieri sera. E stamane ho ricevuto
questo cablogramma dalla signora: "Jack
caduto in mare durante tempesta largo Sant'Elena. Nessuno sa come
disgrazia sia successa. Ivy Douglas".
- Ah, è accaduto cosí, dunque? - fece Holmes pensierosamente. - Ma,
certo è stato architettato con molta abilità.
- Perciò secondo lei non si tratterebbe di una disgrazia?
- Nemmeno per sogno.
- É stato dunque assassinato?
- Certamente!
- É quello che ho supposto subito anch'io. Quei maledetti Vendicatori...
quel covo di criminali sanguinari...
- No, no, egregio amico - lo interruppe Holmes. - Questo è il colpo di
una mano maestra. Non è il caso di parlare
qui di moschetti a canna corta o di pistole a sei colpi che fanno
chiasso. Si capisce un artista dalla sua pennellata. Io ho
immediatamente intuito che qui c'è sotto la mano di Moriarty. Questo
delitto è stato macchinato a Londra, non in
America!
- Ma per quale scopo?
- Perché esso è stato compiuto da un uomo che non può permettersi di
fallire... poiché quest'uomo deve la sua
posizione assolutamente unica al fatto che tutto ciò ch'egli intraprende
riesce. Un grande cervello e un'organizzazione
mostruosamente potente si sono rivolti alla distruzione di un individuo
solo. Naturalmente è come schiacciare una noce
col martello... uno sperpero assurdo di energie... ma intanto la povera
noce finisce con l'essere schiacciata !...
- Ma come ha potuto quest'uomo essere implicato in una simile infamia?
- Posso dirle soltanto che il primo avvertimento mi giunse da uno dei
suoi luogotenenti. Questi americani sono
stati molto astuti. Poiché dovevano sbrigare la loro vendetta in
Inghilterra, hanno pensato di mettere al corrente dei loro
loschi disegni, come farebbe qualsiasi criminale straniero, questo
massimo consulente nazionale del delitto. Da quel
momento il loro uomo era segnato. Dapprima si limitò a mettere in moto
la sua macchina per rintracciare la vittima,
quindi dovette certamente indicare agli altri come dovevano condurre la
cosa. Infine, quando lesse nei giornali
dell'insuccesso del sicario, assunse personalmente la direzione
dell'omicidio e lo eseguí con la sua mano di maestro.
Rammenta come io avvertii il suo amico che il prossimo pericolo sarebbe
stato assai piú grave del primo? Non ho avuto
ragione?
Barker, in un impeto di collera impotente, si percosse la fronte coi
pugni chiusi.
- E lei dice che noi dobbiamo restarcene qui tranquilli senza tentare
nulla? É mai possibile che non si riesca ad
averne ragione, di questo assurdo demonio?
- No, non dico ciò - concluse Holmes, e i suoi occhi parvero fissare un
avvenire lontano. - Non dico che non si
possa batterlo. Ma bisogna che lei mi dia del tempo... molto tempo!...
Restammo cosí in silenzio per minuti interminabili, mentre quegli occhi
carichi di destino sembravano lacerare il
velo col fuoco delle loro pupille.
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